Migliaia di profughi bloccati al gelo in Grecia e nei Balcani - Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia

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Nelle tende sotto la neve o all'addiaccio. Medici Senza Frontiere denuncia il "cinismo dell'Europa" e "la mancanza di preparazione per l'inverno". "Invece di garantire dignità e salute, le mettono a repentaglio"

 

 

 

Roma - 10 gennaio 2016 - Dopo essere stati bloccati dalle politiche europee sulla migrazione, migliaia di migranti e rifugiati si trovano costretti al gelo in Grecia e nei Balcani, in ripari per nulla adatti alle rigidi condizioni invernali. La cinica noncuranza delle politiche degli Stati europei, insieme alle temperature glaciali e alla mancanza di preparazione per l’inverno, hanno aggravato una situazione già insostenibile per migliaia di uomini, donne e bambini che cercano protezione in Europa. 

 

È la denuncia di Medici Senza Frontiere, mentre la situazione è ormai particolarmente preoccupante per le persone bloccate sulle isole greche, che vivono in tende in campi sovraffollati, e per quelle costrette a vivere in edifici abbandonati a Belgrado o che stanno ancora cercando di attraversare le frontiere lungo i Balcani. L'organizzazione ha ripetutamente chiesto alle autorità greche e dei paesi balcanici di migliorare le condizioni in tempo per l’inverno. 

 

“Con l’accordo UE-Turchia e la chiusura ufficiale della rotta balcanica, l’Unione Europea ha deciso di trasformare l’intera regione in una barriera d’accesso, nel tentativo di bloccare l’afflusso di persone in cerca di protezione, che provengono da alcune delle zone di guerra oggi più attive” dichiara Stefano Argenziano, coordinatore dei progetti MSF per la migrazione. “In questo momento, alle persone manca del tutto un’assistenza adeguata e questo sta mettendo le loro vite in pericolo. Siamo testimoni delle più crudeli e inumane conseguenze delle politiche europee, usate come strumento per dissuadere e perseguitare persone che stanno solo cercando sicurezza e protezione in Europa”.

 

Più di 7.500 persone sono attualmente bloccate in Serbia, dove vivono in campi sovraffollati e insediamenti informali. Il paese ha stretto un accordo con l’Unione Europea per ospitare fino a 6.000 persone, di cui solo 3.140 vivono in strutture adatte alle condizioni invernali. A Belgrado, circa 2.000 giovani, provenienti soprattutto da Afghanistan, Pakistan, Iraq e Siria, dormono in edifici abbandonati nel centro della città, mentre le temperature precipitano fino a meno 20. Negli ultimi mesi, le autorità serbe hanno drasticamente limitato la possibilità di fornire assistenza umanitaria a queste persone, accettando solo semplici distribuzioni di cibo e coperte da parte di volontari.

 

“Per mesi la strategia è stata quella di bloccare gli aiuti umanitari per spingere queste persone a trasferirsi nei campi ufficiali. Ma i campi sono pieni e già oltre le loro capacità, quindi i migranti non hanno alternative se non dormire in edifici abbandonati, esposti a temperature glaciali” dichiara Stephane Moissaing, capo missione di MSF in Serbia. 

 

MSF ha installato dei radiatori d’emergenza per riscaldare gli spazi come misura disperata per proteggere le persone dal freddo e stiamo negoziando con le autorità un aumento della capacità di offrire riparo. “Per mesi abbiamo chiesto all’Unione Europea, all’UNHCR e alle autorità serbe di attuare soluzioni a lungo termine per evitare questa situazione disastrosa. Il fallimento collettivo di queste istituzioni ha lasciato scoperti anche i bisogni più elementari, esponendo persone già vulnerabili ad ulteriori sofferenze. Diverse persone sono già morte di ipotermia ai confini della Serbia e della Bulgaria, non possiamo limitarci ad aggiornare il numero delle persone decedute nel pericoloso tentativo di attraversare le frontiere o rimaste vittime di violenza da quando la rotta balcanica è stata chiusa” continua Moissaing.

 

“Le sofferenze patite dai rifugiati in questo gelido inverno in Serbia non sono dovute al fenomeno atmosferico in sé, ma sono una conseguenza delle politiche europee, che invece di garantire la dignità e la salute delle persone, le mettono a repentaglio lasciando circa 2000 persone vulnerabili a dormire al gelo, senza un tetto che li protegga” aggiunge Andrea Contenta, esperto di affari umanitari MSF in Serbia.

 

La situazione non è migliore sulle isole greche, dove migliaia di persone sono ancora bloccate e vivono in campi sovraffollati, all’interno di tende inconsistenti a temperature sotto lo zero. “Queste famiglie, abbandonate sotto la neve e la pioggia ghiacciata, pagano il prezzo del cinismo dell’Europa e del riprovevole patto con la Turchia” dichiara il capo missione di MSF in Grecia, Clement Perrin. “È vergognoso vedere che nonostante tutte le promesse e i proclami dell’Europa, uomini, donne e bambini vivono nelle tende in queste condizioni. Chiediamo alle autorità greche e all’Unione Europea misure d’emergenza immediate per garantire che tutti i rifugiati e i migranti sulle isole siano ospitati in condizioni dignitose e adeguate.”

 

Il sovraffollamento e la mancanza di preparazione alle condizioni invernali sta creando gravi rischi per la salute e la sicurezza delle persone in Grecia. La maggior parte delle persone che gli psicologi di MSF hanno visitato negli ultimi mesi a Samo e Lesbo citano le precarie condizioni di vita come causa o fattore aggravante delle loro difficoltà psicologiche. 

 

“Le autorità greche devono smettere di celebrare i propri ‘successi umanitari’ mentre migliaia di persone sono lasciate a soffrire, in queste durissime condizioni invernali, nell’attesa che vengano esaminate le loro richieste d’asilo. Nessuna persona in cerca di protezione, in fuga dalla guerra, dalla tortura e dalla violenza estrema, dovrebbe essere lasciata al freddo in questo modo” conclude Perrin.