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Sab, Gennaio

Roma, 16 gennaio 2019 - Molti governi dell’Unione Europea si comportano da “fuorilegge” con i migranti, sottraendosi al dovere dell’accoglienza con l’intento di “sgomberare” il Mediterraneo dai presidi umanitari. È questa l’opinione emersa alla conferenza stampa “Non siamo pesci” tenuta da alcune ong e rappresentanti della Chiesa evangelica nella sede della Stampa Estera a Roma. Tra i relatori intervenuti, Riccardo Gatti capo missione di Proactiva Open Arms, a cui lunedì 14 gennaio la capitaneria di Barcellona ha impedito di prendere il largo per andare a soccorrere i migranti.“Il fatto di fermarci è come fermare un’ambulanza perché gli ospedali non vogliono ricevere persone da soccorrere. Allora cosa facciamo? Fermiamo pure le ambulanze? Perché è questo quello che si rappresenta”, ha affermato. “Quello che noi vediamo è la stessa dinamica che ha come obiettivo, da una parte cercare di non appoggiare quello che viene presentato come uno dei peggiori mali di questi anni, la migrazione qualcosa che viene presentata in maniera sempre molto tendenziosa ed evidentemente, ormai lo sappiamo, il fatto di far sparire evidenti testimoni scomodi”, ha aggiunto.

Mosca, 16 gennaio 2019 - “I flussi migratori si sono molto ridotti, i pochi migranti che arrivano devo essere accolti nei vari paesi europei” ed è necessario aiutare i Paesi in via di sviluppo, non solo per frenare i flussi migratori. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel corso di un punto stampa a Mosca. Il fenomeno dei flussi, ha affermato il ministro, “ha tante motivazioni”, ma in ogni caso “è necessario aiutare queste aree anche nell’interesse dell’Europa”. Secondo Tria “che si debbano finanziare con l’emissione di fondi europei o in altro modo è un’altra questione, ma nel complesso aggiunge non credo tutto ciò abbia a che vedere con i problemi congiunturali dell’economia europea”.

Roma, 15 gennaio 2019 - Se l’Unione europea continuerà a tergiversare nella soluzione del problema dei migranti sarà destinata a “franare, a crollare”. L’Italia “è un Paese serio” e giudica “inammissibile” l’attuale “gestione dei flussi dei migranti”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un posto su Facebook dopo aver incontrato a Roma il commissario Ue Dimitris Avramopoulos, commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza. Serve, ha aggiunto, “una soluzione condivisa”.

Milano, 15 gennaio 2019 - Il drastico rallentamento degli sbarchi, che prosegue dall’estate del 2017, ha determinato il più basso numero di migranti giunti in modo non autorizzato sulle coste italiane: nel 2018 appena concluso infatti sono stati poco più di 23mila i migranti sbarcati in Italia, l’80% in meno rispetto all’anno 2017. Il dato, inferiore anche a quello registrato nel 2013, modifica lo scenario dopo quattro anni di arrivi a sei cifre – tra i 120 e i 180mila dal 2014 al 2017. Tra i cambiamenti anche le nazionalità degli sbarcati: per un terzo i migranti provengono da Tunisia (oltre 5mila persone) e da Eritrea (3.300), al terzo posto gli iracheni con 1.744 sbarcati. Sebbene la Libia sia ancora il principale paese di partenza dal continente africano, è diminuito sensibilmente il suo peso percentuale in favore di altre zone tra cui in particolare la Tunisia: nel 2018 è partito dalla Libia il 54% dei migranti giunti in Italia via mare, mentre l’anno precedente la percentuale era del 90%. Tra gli sbarcati è record di minori non accompagnati. Ad aumentare in termini relativi, nonostante il calo in numeri assoluti, è la quota di minori non accompagnati che nel 2018 sono stati 3.536 e hanno costituito il 15% di tutti gli sbarcati, l’incidenza più alta del quinquennio considerato. Tale componente infatti è andata crescendo negli anni: i giovani giunti soli sulle nostre coste costituivano l’8% nel 2014 e 2015, per poi diventare il 13-14% nei due anni successivi.

Roma, 15 gennaio 2019 - La Guardia di Finanza ha eseguito 14 provvedimenti di fermo nei confronti di italiani e stranieri appartenenti ad un sodalizio criminale che avrebbe gestito il traffico di migranti tra la Tunisia e le coste siciliane con gommoni veloci. I componenti del clan, capeggiato da un tunisino, sono accusati a vario titolo di sfruttamento dell'immigrazione clandestina, contrabbando di tabacchi lavorati e fittizia intestazione di beni e attività economiche. Effettuato anche un sequestro per un valore di 3 milioni di euro.
L'indagine dei finanzieri del Comando Provinciale di Palermo, in collaborazione con personale dello Scico e dei Comandi Provinciali di Trapani e Agrigento, nonché del Reparto Operativo Aeronavale, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Alcuni indagati sono stati bloccati nel porto di Palermo, mentre erano in partenza per la Tunisia, con denaro contante per oltre 30mila euro.

Il Cairo, 15 gennaio 2019 - L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi, ha chiesto maggiori risorse per aiutare i rifugiati africani nel 2019. Le dichiarazioni di Grandi sono state rilasciate durante una visita di due giorni in Egitto dove ha incontrato il presidente Abdel Fattah al-Sisi e altri funzionari governativi. Il suo viaggio al Cairo arriva quando l’Egitto si prepara ad assumere la presidenza dell’Unione Africana a febbraio. Grandi ha detto che “l’85% dei 68 milioni di sfollati e rifugiati non si trovano in quei paesi del nord ma sono nel sud del mondo”. Per l’Alto commissario è giunto il momento di “attingere risorse per l’Africa”, come ha detto in una conferenza stampa, sottolineando che quelle già assegnate al continente sono “limitati”. Grandi ha anche osservato che mentre l’Egitto ospita “molti rifugiati”, non è pienamente riconosciuto come “paese che ospita i rifugiati”.

Roma, 14 gennaio 2019 - È stato condannato primo grado a un anno e sei mesi dal tribunale di Bergamo, che ha riconosciuto l'aggravante razziale, il senatore della Lega Roberto Calderoli, a processo a Bergamo - dove vive - per aver dato dell'orango all'ex ministro del governo Enrico Letta, Cecile Kyenge, nel luglio 2013 alla festa della Lega Nord di Treviglio. L'ex ministro non si è costituita parte civile e non sono previsti risarcimenti di natura economica. "Abbiamo vinto un'altra volta - ha commentato Kyenge dal suo profilo Facebook -. Evviva evviva evviva. Il razzismo la paga cara. Anche se si tratta del primo grado di giudizio, e anche se la pena è sospesa, è una sentenza incoraggiante per tutti quelli che si battono contro il razzismo. Perciò esprimo la mia soddisfazione per questa vicenda: non solo per questioni personali, ma anche perché la decisione del Tribunale di Bergamo conferma che il razzismo si può e si deve combattere per vie legali, oltre che civili, civiche e politiche".

L'allora ministro Kyenge non aveva sporto denuncia, ma in procura a Bergamo era partito d'ufficio il procedimento sostenuto dai pm Maria Cristina Rota e Gianluigi Dettori: nel 2015 un primo stop, con la difesa che aveva sostenuto la scriminante dell'articolo 68 della Costituzione, secondo il quale i membri del Parlamento, nell'esercizio delle loro funzioni, non possono essere chiamati a rispondere delle loro affermazioni. La Consulta aveva però dato ragione al tribunale e il processo era ripreso. I pm avevano chiesto 2 anni, la difesa l'assoluzione. "Non ricordo parola per parola quanto ho detto, ma il mio intento - aveva dichiarato Calderoli lo scorso luglio in udienza - era la critica politica al governo Letta, anche per un certo divertimento delle persone presenti, con toni leggeri. Dalle trascrizioni vedo che non ho mai usato la parola 'orango', bensì 'oranghi', riferendomi a tutto il governo. Intendevo dire che si muovevano come elefanti in una cristalleria: se avessi usato quest'altro paragone, oggi non saremmo in quest'aula". L'accusa non si era però detta d'accordo. Oggi la condanna a 18 mesi per diffamazione aggravata dall'odio razziale.

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