Attualità - Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia
21
Mer, Novembre

Roma, 8 novembre 2018 - Via l'insegnamento dell'italiano, via l'assistenza psicologica, via l'orientamento sul territorio: solo i titolari della protezione internazionale avranno diritto ai servizi di "integrazione e inserimento" che fino ad oggi spettavano a tutti i migranti che presentavano domanda d'asilo. Nel giorno in cui il Senato approva il decreto sicurezza, Matteo Salvini presenta le nuove linee guida degli appalti per i servizi d'accoglienza, che ridefiniscono l'intero sistema e tagliano le spese, portandole da una media di 35 euro a 19-26 euro a persona. "E' una giornata bellissima - dice soddisfatto il ministro dell'Interno - in pochi giorni abbiamo messo ordine ad una materia che attendeva di essere ordinata da 10 anni. Abbiamo portato ordine, regole, serietà e trasparenza in un fenomeno dell'accoglienza che era diventato un mercimonio, un business fuori da ogni controllo, pagato dal contribuente".
Le linee guida scaturite dal Tavolo con Regioni, Comuni ed esperti del settore confluiranno ora in un decreto del ministro dell'Interno che sarà inviato prima alla Corte dei Conti e, una volta ottenuto il via libera, alle prefetture: sostanzialmente vengono individuati diversi bandi-tipo per i servizi d'accoglienza, uniformi in tutta Italia, in base alla grandezza dei Centri: fino a 150 posti, 300, 600, 900, 1.200, 1.500, 1.800. Uno riguarderà invece la cosiddetta "accoglienza "individuale, vale a dire fino a 50 persone. Di fatto tutti coloro che sono ospitati negli appartamenti e che rappresentano l'80% dei soggetti ad oggi inseriti nel sistema. Più è grande il Centro, più i costi da mettere a base d'asta saranno contenuti, con un minimo di 19 euro a migrante per le strutture fino a 1.800 persone ad un massimo di 26 per i Centri da 300 posti. Per l'accoglienza individuale è prevista una spesa di 21 euro. Si continueranno invece a spendere 32 euro per i servizi nei Cpr.
Ma cosa cambia nella sostanza per i 144mila migranti oggi nel circuito dell'accoglienza? Il direttore del Dipartimento immigrazione e libertà civili del ministero, Gerarda Pantalone sostiene che "nulla viene tolto" e ai migranti vengono garantiti "tutti i servizi previsti dalle direttive europee per garantire la dignità della persona umana", vale a dire "il servizio di assistenza alla persona" (mediatore culturale, informazione su diritti e doveri, assistenza sociale) ma anche "assistenza sanitaria, preparazione pasti, lavanderia, igiene ambientale, kit di ingresso, pocket money e scheda telefonica (5 euro)". Ma è lei stessa ad ammettere che saltano "i servizi di integrazione e inserimento nel tessuto territoriale, perché questi vengono riservati ai titolari di protezione internazionale" e "dunque verranno destinati in un secondo momento". Una scelta che, secondo Pantalone, "si fonda sulla realtà" in quanto ci sono 9mila centri uno diverso dall'altro. Nei piccoli centri salteranno quindi "determinati servizi e dotazioni di personale" (direttore amministrativo, magazziniere, mensa, lavanderia); e nel circuito dell'accoglienza individuale i migranti si prepareranno i pasti da soli e puliranno le case, con il cibo e i prodotti forniti dallo Stato, "così come avviene in tutta Europa". Ma non solo: in presenza di piccoli numeri, verranno messi in rete una serie di servizi amministrativi: significa ad esempio che un solo assistente sociale si occuperà di 50 migranti che abitano anche in diversi comuni. "Prevedere un direttore, un assistente sociale, un barbiere, un medico per ogni piccolo numero è follia" dice Pantalone.
I contratti attualmente in essere rimarranno validi: alla scadenza le nuove gare saranno fatte secondo i nuovi capitolati e avranno la durata di un anno. "Chi vedeva l'immigrazione come una mangiatoia da oggi è a dieta - conclude Salvini - e sono convinto che molti finti volontari non parteciperanno più ai bandi perché non ci sarà più da mangiare".

Venezia, 8 novembre 2018 - E' stata condannata a un anno di reclusione - pena sospesa - Fiorenza Pontini, l'ex professoressa di inglese del liceo Marco Polo di Venezia finita a processo per alcuni commenti scritti su Facebook contro i migranti e i musulmani. L'ex docente - ora trasferita negli uffici amministrativi - era imputata di istigazione all'odio razziale. Per il pubblico ministero Paola Mossa si trattava di messaggi che contenevano un grande odio verso queste categorie di soggetti e anche un'istigazione. L'accusa aveva chiesto una condanna a 15 mesi di reclusione. Per la difesa invece, rappresentata dall'avvocato Renato Alberini, mancava la concretezza della pericolosità nei commenti. Il giudice ha concesso le attenuanti generiche e ha condannato l'ex professoressa anche a 3.000 euro di risarcimento in via definitiva, oltre al pagamento di 3.000 euro di spese. Le motivazioni saranno disponibili entro 60 giorni e la difesa si riserva di presentare appello.

Roma, 7 novembre 2018 - Ecco una breve guida per capire meglio cosa cambia in tema d'immigrazione col decreto sicurezza appena approvato in Senato.

Nuovi permessi di soggiorno “tipizzati”
L'articolo 1 punta anche a rendere quindi eccezionali le ipotesi di protezione umanitaria, sostituendo i permessi di soggiorno per motivi umanitari con cinque tipi di permessi di soggiorno molto più “tipizzati”. Si tratta dei permessi per “protezione speciale” (1 anno, rinnovabile); “per calamità” (6 mesi, rinnovabile); “per cure mediche” (1 anno, rinnovabile); “per atti di particolare valore civile” (rilasciabile su indicazione del ministro dell'Interno); “per casi speciali” (nelle altre ipotesi in cui fino ad oggi era rilasciato un permesso per motivi umanitari).

Nuovi paletti per la revoca della protezione internazionale
Il decreto Sicurezza e immigrazione(all'articolo 7) amplia poi i reati che, in caso di condanna definitiva, comportano la revoca della protezione internazionale accordata ai rifugiati: le new entry sono violenza sessuale, spaccio di droga, rapina ed estorsione. La lista dei reati di «particolare allarme sociale» comprende anche la mutilazione dei genitali femminili, la resistenza a pubblico ufficiale, e le lesioni personali gravi e il furto aggravato dal porto di armi o narcotici. Per i richiedenti asilo che compiono gravi reati é prevista la sospensione dell'esame della domanda di protezione ed é possibile l'obbligo di lasciare il territorio nazionale.

Stop al permesso di soggiorno umanitario
La novità più rilevante consiste nell’abrogazione dell’istituto del permesso di soggiorno per motivi umanitari (articolo 1), che finora poteva essere concesso dal Questore nei casi in cui ricorrano «seri motivi» (soprattutto di carattere umanitario) o quando la competente commissione territoriale respinga la domanda di protezione internazionale ma confermi comunque la sussistenza di «gravi motivi di carattere umanitario». Tale permesso aveva la durata di 2 anni e consentiva l’accesso al lavoro, al servizio sanitario nazionale, all’assistenza sociale e all’edilizia residenziale.

Più tempo per l'accertamento della nazionalità
Il Dl sicurezza (articolo 2) prolunga poi la durata massima del trattenimento degli stranieri nei Centri di permanenza per il rimpatrio dagli attuali 90 a 180 giorni, dal momento che le procedure per l'accertamento dell'identità e della nazionalità e per l'acquisizione di documenti di viaggio dello straniero richiedono mediamente 5 mesi di tempo per essere completate.

Revoca protezione e rientri in patria
L'articolo 8 dispone la revoca della protezione umanitaria ai profughi che rientrano nel paese di origine - e da cui presumibilmente erano fuggiti per timore di una persecuzione politica, razziale o religiosa - una volta presentata richiesta di asilo. In altre parole, il rientro nel paese d'origine viene considerato in radicale contraddizione con i requisiti connotanti lo status di protezione internazionale: l'impossibilità di un rientro in patria se non a rischio di pesanti persecuzioni.

Superamento dell'accoglienza Sprar
Il “pacchetto immigrazione” del decreto prevede poi (articolo 12) il ridimensionamento dell'accoglienza del Sistema “diffuso” di protezione per richiedenti asilo e rifugiati in Italia (lo Sprar, gestito con i Comuni), che in futuro sarà riservato esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale.I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza solo nei centri ad essi dedicati: i Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo). Il provvedimento comprende anche una serie di misure collaterali per velocizzare le procedure di registrazione e gestione dei migranti, come l'istituzione a partire dal 1° gennaio 2019 di 10 nuove Commissioni territoriali per lo smaltimento delle domande di asilo pendenti. Il Viminale è anche autorizzato ad assumere 172 funzionari per la gestione delle pratiche di immigrazione arretrate.

Disposizioni su monitoraggio migranti e cooperative
Il maxiemendamento del Governo che ha accompagnato la richiesta della fiducia conferma (articolo 12-bis) l’avvio di un monitoraggio sull'andamento dei flussi migratori a fini di chiusura di strutture di accoglienza emergenziale temporanea e l’obbligo, per le cooperative sociali che si occupano di accoglienza degli stranieri a pubblicare trimestralmente sui propri siti o portali digitali l'elenco dei soggetti a cui vengano versate somme per lo svolgimento di servizi finalizzati ad attività di integrazione, assistenza e protezione sociale.

Revoca della cittadinanza italiana più facile
Con alcune modifiche alla legge 91/1992 sulla cittadinanza il decreto sicurezza (articolo 14) prevede poi la revoca della cittadinanza italiana per reati con finalità di terrorismo o eversione dell'ordinamento costituzionale e il raddoppio dei tempi (da 2 a 4 anni) della concessione della cittadinanza per matrimonio e per residenza. Stesso termine per il riconoscimento della cittadinanza avviato dall'autorità diplomatica o consolare.

Per cittadinanza obbligatorio conoscere l’italiano
Sempre sul fronte delle modifiche alla legge sulla cittadinanza il maxi emendamento del Governo subordina l'acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio e per concessione di legge al possesso da parte dell'interessato di un'adeguata conoscenza della lingua italiana, non inferiore al livello 81 (rectius B1) del Quadro Comune Europeo di Rifermento per le Lingue (QCER).

No al gratuito patrocinio per i ricorsi inammissibili
Esclusa anche la possibilità del gratuito patrocinio (articolo 15) nei casi in cui il ricorso sia dichiarato improcedibile o inammissibile: se un migrante fa ricorso contro il diniego e il tribunale lo dichiara inammissibile, le spese per la difesa legale non saranno più a carico dello Stato.

Milano, 7 novembre 2018 - “Le indicazioni ministeriali, attraverso il Testo unico sull’immigrazione, prevedono che gli stranieri presenti in Italia in condizione di soggiorno irregolare hanno diritto a tutte le cure urgenti ed essenziali anche a carattere continuativo. Regione Lombardia adeguandosi alla normativa nazionale, ha assistito nelle sue strutture ospedaliere, negli ultimi tre anni, 1.500 donne straniere partorienti non in regola con le norme di soggiorno (530 nel 2016, 608 nel 2017, 373 nel 2018)”. Lo ha detto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, rispondendo in consiglio Regionale sulle “Prestazioni sanitarie rivolte a partorienti straniere senza permesso di soggiorno”. “Seguendo le direttive ministeriali, Regione Lombardia garantisce agli stranieri che si trovano in Italia in condizione di soggiorno tutte le cure urgenti, cioè cure non differibili senza pericolo per la vita o danno per la salute della persona, o comunque alle cure essenziali, cioè prestazioni sanitarie, diagnostiche e terapeutiche, relative a patologie non pericolose nell’immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero determinare maggiore danno alla salute o rischi per la vita, come complicanze, cronicizzazioni o aggravamenti” ha spiegato Gallera, aggiungendo “infatti per i ‘soggetti stranieri temporaneamente presenti’ non in regola con le norme di soggiorno la normativa vigente, in particolare la Circolare ministero della Salute n. 5 del 2000 e l’Accordo Stato Regioni del 20 dicembre 2012, prevedono la garanzia delle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio ed estendono i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva”.

Roma, 8 novembre 2018 “Abbiamo colto questa prima occasione di confronto politico con il Ministero per rappresentare tutta la preoccupazione dei sindaci rispetto alle ricadute negative in termini di costi sociali che il decreto immigrazione rischia di avere sui territori”. Così Matteo Biffoni, delegato Anci all’Immigrazione e sindaco di Prato, commenta l’insediamento, avvenuto ieri al Viminale, del tavolo nazionale di coordinamento, presieduto dal sottosegretario Molteni. “Prendiamo atto della disponibilità di collaborazione più volte ribadita dal sottosegretario Molteni e ci aspettiamo che a questa importante apertura – sottolinea Biffoni – seguano fatti concreti. Abbiamo chiesto, in particolare, di riconsiderare con attenzione gli emendamenti proposti dall’Anci, che potrebbero evitare tanti problemi, non solo ai sindaci ma anche ai prefetti e quindi allo stesso Ministero. “In particolare quelli principali sono: prevedere sempre l’assenso del sindaco per l’apertura di strutture di accoglienza, per evitare che le scelte di collocamento delle strutture seguano logiche diverse dalla sostenibilità territoriale; mantenere nello Sprar i richiedenti asilo vulnerabili e i nuclei familiari con minori, perché i costi sociali ed assistenziali non ricadano tutti sui sistemi di welfare territoriale. Sono proposte concrete, operative, che permetterebbero – aggiunge il delegato Anci – di alleggerire il decreto dei suoi aspetti critici più evidenti. Non si mette in discussione l’impostazione complessiva, la responsabilità politica è del Governo. Ad Anci interessa evitare che vengano fatti errori che ricadano su Comuni e comunità residenti. Su questo la nostra collaborazione è piena”.

Roma, 7 novembre 2018 - Via libera del Senato al decreto Sicurezza con 163 Sì, 59 no e 19 astenuti. I presenti sono stati 288, i votanti 241. Il decreto, che è stato approvato con il voto di fiducia, ora passa al vaglio della Camera.
Esulta su Twitter il ministro degli Interni, Matteo Salvini: 'Decreto Sicurezza e Immigrazione, ore 12.19, il Senato approva!!! #DecretoSalvini, giornata storica!".

Stretta sul diritto d'asilo per i migranti, Daspo urbano più severo, stanziamenti per polizia e vigili del fuoco. Sono alcuni dei punti del decreto sicurezza, uno dei provvedimenti bandiera del ministro dell’Interno Matteo Salvini e della Lega. Il testo del provvedimento si articola in tre parti in materia di immigrazione, sicurezza pubblica, e organizzazione del ministero dell’Interno e dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata. Nel maxiemendamento che, con qualche correzione, sostituisce il decreto legge originario, ci sono novità tra l'altro sulla videosorveglianza, gli sgomberi degli immobili occupati abusivamente, il Fondo per la sicurezza urbana, l'utilizzo dei droni. Il procuratore antimafia userà la polizia penitenziarie per raccogliere informazioni nelle carceri.

Immigrazione: stretta su asilo e permesso di soggiorno
In materia di immigrazione si va dall'abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari (sostituito da permessi speciali temporanei, prolungati per motivi sanitari) all'allungamento da 3 a 6 mesi del trattenimento nei Centri per i rimpatri; dalla possibilità di trattenere gli stranieri da espellere anche in strutture della pubblica sicurezza, in caso di indisponibilità dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), alla possibilità di revocare la cittadinanza italiana per terrorismo. Ma il fulcro del testo è sui richiedenti asilo: per quelli che compiono gravi reati è prevista la sospensione dell'esame della domanda di protezione ed è possibile l'obbligo di lasciare il territorio nazionale. In caso di condanna in primo grado è previsto che il questore ne dia tempestiva comunicazione alla Commissione territoriale competente, "che provvede nell'immediatezza all'audizione dell'interessato e adotta contestuale decisione". Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dallo Sprar (Sistema protezione e richiedenti asilo e rifugiati). Questi ultimi, la cosiddetta accoglienza diffusa nei Comuni, sono ridimensionati. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza nei Cara.

Milano, 7 novembre 2018 - “Abolizione della Bossi-Fini e costruzione di una nuova legge per la gestione degli ingressi legali nel nostro Paese”. È questa la priorità che Marco Minniti, ex ministro dell’Interno del governo Gentiloni, darebbe alla sua battaglia politica. Il possibile candidato alla segreteria del Partito Democratico nel suo ultimo libro affronta in particolare i temi della sicurezza e dell’immigrazione. Minniti è atteso a Varese oggi per la presentazione di “Sicurezza è libertà – Terrorismo e immigrazione: contro la fabbrica della paura” (Rizzoli). La serata è organizzata nell’ambito della settima edizione di Glocal – Festival del Giornalismo Digitale in programma a Varese dall’8 all’11 novembre. L’ex ministro dell’Interno propone tre grandi pilastri per governare i flussi migratori: la lotta ai trafficanti; la realizzazione di corridoi umanitari per chi ha diritto alla protezione internazionale (e rimpatri assisti dalla Libia per chi non ne ha diritto) e infine un canale legale per l’immigrazione economica, che rispetti il gioco della domanda e dell’offerta di lavoro. Secondo Minniti, non c’è contraddizione tra politiche per la sicurezza e politiche di integrazione. “Il provvedimento del Governo è un danno per il Paese e dovrebbero capire che ogni euro speso in politiche di integrazione è un euro speso in politiche di sicurezza”. Il che non significa rinunciare a regolare i flussi. E contro chi, da sinistra, lo ha criticato per aver avuto un approccio di destra, Minniti rivendica il lavoro fatto con il governo libico e con le autorità locali, concretizzatosi nella formazione della guardia costiera e nella creazione di una zona libica di salvataggio marittimo. Per il parlamentare PD chi lo ha succeduto all’Interno, invece, ha riportato l’immigrazione dentro le frontiere, perché l’obiettivo strategico è usarla per far saltare l’Europa e per “tenere gli italiani incatenati alle loro paure”.

Altri articoli...