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Sab, Gennaio

Roma, 8 gennaio 2019 - Dal primo gennaio 2019 è arrivata una nuova tassa sui trasferimenti di denaro attraverso il sistema di Money Transfer fuori dall’Europa. Come già spiegato sul nostro sito, è stato approvato un emendamento al decreto fiscale 2019 collegato alla Legge di Bilancio (art. 25-bis nel D.l. 119/2018), che prevede una tassazione pari all’1,5% da applicare sui singoli trasferimenti di denaro dall’Italia verso i paesi non appartenenti all’Unione europea. La polemica è scoppiata perchè la nuova tassa, proposta dalla Lega è ritenuta discriminatoria dalle opposizioni, in quanto questo metodo di trasferimento di denaro è usato dagli immigrati per rimandare i soldi a casa.

La nuova tassa
Oltre alla commissione applicata nel momento del trasferimento del denaro, dal 1° gennaio 2019 viene applicata anche un’imposta dell’1,5% su ogni singola operazione effettuata con il sistema Money Transfer verso i paesi non UE. L’importo minimo stabilito dalla norma in oggetto è di 10 euro. Saranno escluse dalla tassazione tutte le transazioni commerciali, poichè una transazione commerciale difficilmente viene regolata per questo mezzo di pagamento. Secondo le indicazioni del Governo, tale manovra finanziaria porterebbe circa 60 milioni di euro nelle casse statali.
Con la nuova tassa in vigore il costo di un trasferimento di denaro verso i paesi non appartenenti all’Unione Europea, potrebbe arrivare a più del 7% tra commissioni e la nuova tassa.

Roma, 8 gennaio 2019 - Si allarga il fronte dell’opposizione alla stretta sui diritti dei migranti imposta dal decreto sicurezza con ormai sei Regioni protese verso la Corte costituzionale. Alla Toscana si sono aggiunte le decisioni di Umbria e Emilia Romagna, mentre Piemonte, Calabria e Sardegna devono ancora votare. Nella seduta della giunta in cui è stata approvata la mozione l'assessore umbro Antonio Bartolini ha evidenziato come il provvedimento presenti profili di "palese incostituzionalità che vanno ad impattare su tutte le più importanti materie di legislazione regionale quali salute, assistenza sociale, diritto allo studio, formazione professionale e politiche attive del lavoro e l'edilizia residenziale pubblica".

Roma, 7 gennaio 2019 - “Non si può risolvere la sfida della migrazione con la logica della violenza e dello scarto”. A tornare a lanciare un appello alla comunità internazionale e ai singoli Stati in favore dei migranti è stato oggi Papa Francesco. Nel suo discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il pontefice ha ricordato che ogni Stato è chiamato a difendere rifugiati e migranti, a facilitare l’integrazione così come a dare la possibilità di tornare in patria in sicurezza. Così come riporta la Radio Vaticana, il Papa in questo senso ha espresso la sua gratitudine ai governi che hanno collaborato in favore dei migranti ed ha menzionato, in particolare, la Colombia che, assieme ad altri Paesi del Continente Sud Americano, ha accolto un ingente numero di persone provenienti dal Venezuela. “In pari tempo, sono consapevole che le ondate migratorie di questi anni hanno causato diffidenza e preoccupazione tra la popolazione di molti Paesi, specialmente in Europa e nel Nord America, e ciò ha spinto diversi governi a limitare fortemente i flussi in entrata, anche se in transito. Tuttavia, – ha subito aggiunto – ritengo che a una questione così universale non si possano dare soluzioni parziali. Le recenti emergenze hanno mostrato che è necessaria una risposta comune, concertata da tutti i Paesi, senza preclusioni e nel rispetto di ogni legittima istanza, sia degli Stati, sia dei migranti e dei rifugiati”.

Roma, 7 gennaio 2019 - “I porti italiani sono chiusi”, perché “sono il più peccatore dei peccatori ma fesso no”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini ribadisce la sua posizione sul caso delle due navi di bloccate da giorni, con i migranti a bordo, nelle acque maltesi. Da Roseto degli Abruzzi, Salvini ha anche ricordato come e quando ha deciso che i porti italiani erano “chiusi”. Di fronte alla platea dei sostenitori della Lega, Salvini affronta il tema “immigrazione”, e racconta: “Arrivo al ministero e mi dicono ‘non si può… e i trattati europei e le regole e i diritti umani e la pace nel mondo…e qui e là e su e giù’. E passano i giorni e questi sbarcano, poi un giorno, me lo ricordo ancora, ero in Valtellina e mi chiamano dal ministero: ‘C’è un altro barcone con 300 persone, in che porto lo mandiamo?’ Ero in macchina e ci penso; e poi dico e uno e due e tre e quattro, ne erano arrivati 700mila in pochi anni, la maggioranza assoluta dei quali non scappava da nessuna guerra ma la guerra ce la portava spacciando droga in casa nostra”.

“Così – continua a raccontare Salvini alla platea che lo applaude – ho deciso di complicarmi la vita e ho richiamato e ho detto: ‘Facciamo una cosa nuova, non c’è nessun porto italiano disponibile, sono tutti pieni e occupati. Mi rispondono: ‘ma non si può’. Ma io ‘volete vedere che si può?!’. E così dai uno e dai due al 31 dicembre di quest’anno invece dei 120mila dell’anno prima ne sono arrivati solo 20mila, 100mila in meno e un miliardo di risparmio netto e molti morti in meno e molti reati in meno”.

Roma, 8 gennaio 2019 – “Sulla Sea Watch attendiamo novità da Malta o da Berlino o da Amsterdam. Quando i migranti arrivavano in acque italiane il problema era nostro. Non cambio idea, possono farmi gli appelli tutti i volenterosi del mondo. L’interesse di quelle donne e di quei bambini è chiudere i porti agli scafisti”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in conferenza stampa al Viminale.

Roma, 7 gennaio 2019 - “Sono convinto che l’iniziativa presa da Luigi Di Maio sia un segnale importante e ne sono contento. Allo stesso modo credo fortemente che l’Italia non debba essere lasciata sola, così come nessun altro Paese debba essere lasciato solo a gestire questioni complesse”. Lo scrive il presidente della Camera Roberto Fico, in un post a sostegno della posizione di Luigi Di Maio che ha chiesto di far sbarcare donne e bambini dalla nave SeaWatch, bloccata da oltre dieci giorni nel Mediterraneo. “Tutta l’Europa deve fare in modo che quanto successo in questi giorni con la Sea Watch e negli scorsi mesi con altre imbarcazioni nel mar Mediterraneo non si ripeta più. Siamo – come europei – cittadini che fanno della solidarietà un principio cardine della convivenza e dell’essere comunità. Un tracciato che i governi devono seguire senza paura mettendo al centro l’umanità e quella che è la più alta missione che ha la politica: aiutare i più deboli”, scrive Fico. “Per questo rivolgo un appello a tutti i miei colleghi presidenti dei Parlamenti europei per sensibilizzare le assemblee e i governi e raggiungere una soluzione condivisa della gestione delle emergenze: quando un Paese accoglie, dagli altri deve partire un sostegno concreto, ovvero un soccorso nell’esame delle domande di asilo e nell’accoglienza. Non possiamo permettere che vengano lasciati in condizioni inaccettabili degli esseri umani che fuggono da dolore, morte e sofferenza. La nostra civiltà si misura da questo. Se siamo solidali tutti assieme diventiamo più forti, e le responsabilità quando sono condivise non costituiscono più un peso per una comunità. Questo vale per qualsiasi tema da affrontare, incredibile quanto spesso ce ne dimentichiamo”.

Roma, 7 gennaio 2019 - Contro il decreto sicurezza del Governo la Regione Toscana farà ricorso alla Corte Costituzionale, con una delibera che sarà approvata nella seduta di Giunta del 7 gennaio. Lo annuncia in una nota il presidente Toscana Enrico Rossi, confermando il pieno sostegno alla protesta dei sindaci che, dice, "fanno bene a ribellarsi ad una legge disumana che mette sulla strada, allo sbando, decine di migliaia di persone che così diventano facile preda dello sfruttamento brutale e della criminalità organizzata, aumentando l'insicurezza". "Nel frattempo - sottolinea Rossi - per aiutare e assistere i migranti e tutti coloro che hanno bisogno, come fanno i volontari, i sindaci e come già facciamo noi, almeno in Toscana avranno tutele stabilite da una legge regionale. Lo scorso 22 dicembre io e la mia Giunta abbiamo approvato una proposta di legge - che sarà votata dal prossimo Consiglio regionale", con un finanziamento di 2 mln, "che tutela i diritti della persona umana, a prescindere dalla cittadinanza".

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