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Mer, Novembre

Roma, 31 ottobre 2018 – L’Austria non firmerà il Patto Onu sui migranti, l’accordo non vincolante che stabilirà i principi per trattare i rifugiati e i migranti e sarà adottato il 10 e l’11 dicembre in una conferenza delle Nazioni Unite a Marrakech, in Marocco. Lo riferisce l’agenzia Apa. L’Austria non firmerà il documento a causa di considerevoli preoccupazioni di carattere generale, né invierà un rappresentante ufficiale a Marrakech, hanno dichiarato il cancelliere Sebastian Kurz e il vice-cancelliere Heinz-Christian Strache in vista del Consiglio dei ministri di oggi. Secondo il governo austriaco, il Patto non sarebbe adatto ad affrontare le questioni migratorie e annacquerebbe la netta distinzione fra migrazione legale e illegale. Inoltre, Vienna teme la perdita di sovranità sulla propria politica migratoria. Pertanto, l’Austria non aderirà al Patto, si asterrà all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 2019 e pubblicherà e registrerà una dichiarazione alle Nazioni Unite che stabilisca chiaramente la posizione del governo federale, hanno detto Kurz e Strache.

Roma, 31 ottobre 2018 - La nostra "battaglia" contro le norme contenute nel Decreto Salvini va avanti dando spazio alle opinioni delle persone direttamente colpite da questa nuova normativa.
Il 16 ottobre abbiamo pubblicato la lettera della giovane Elizabeth Arquinigo Pardo nella quale spiegava come il decreto Salvini colpisca anche "stranieri residenti da tanti anni e in attesa della cittadinanza". La lettera è stata ripresa anche da Repubblica, nel giro di pochi giorni è arrivata la risposta insoddisfacente del ministero dell’interno Matteo Salvini.
Successivamente Elizabeth ha risposto a Salvini spiegando che: "se c'è un colpevole, si colpisce il colpevole: non si colpiscono 300mila italiani senza cittadinanza per educarne cento". 
Oggi, con un nuovo post in rete, Elizabeth torna a spiegare il perché della sua lettera a Salvini.

In queste due ultime settimane mi é stato chiesto più volte chi sono e perché ho scritto a Salvini. Ecco chi sono e il perché:
Sono Baba, nato in Senegal, vivo in Italia da 15 anni. Mi sono laureato in International management e fatico a trovare lavoro nel settore commerciale, perché così come mi viene più volte ricordato in sede di colloquio il mio passaporto senegalese mi impedisce di fare molte business trips.
Sono Fabian, nato in Ecuador, vivo in Italia da 15 anni. Mi sono laureato in comunicazione d'impresa. In viaggio di lavoro verso la Svizzera, ho rischiato di essere rimpatriato non a Lecco, dove abito da 15anni, ma in Ecuador.
Sono Diana Carolina arquinigo Pardo, nonostante io abbia ottenuto la cittadinanza da 2 anni, vengo sempre più spesso fermata ai controlli aeroportuali ed interrogata sul perché, come e quando io abbia ottenuto la cittadinanza.
Ma sono anche Elizabeth Arquinigo Pardo, nata in Peru e residente in Italia da ben 18 anni. Laureata in lingue per la cooperazione internazionale, lavoro come interprete per l'agenzia europea per l'asilo politico. Ho fatto domanda di cittadinanza a 27 anni, anno in cui, avevo tutti i documenti richiesti dalla legge - permanenza regolare ed ininterrotta, reddito degli ultimi tre anni precedenti alla domanda, certificati del paese di origine e contributo di 200 euro. In base a tale legge, avrei dovuto aspettare 2anni, ora invece a causa del decreto Salvini ne dovrò aspettare 4.
Non fraintendetemi però io sono diventata italiana già molto tempo fa.
L'italiano é la lingua che parlo é anche la lingua in cui ho studiato. Ho l'accento italiano quando parlo inglese e l'italiano é anche la lingua che insegno come volontaria ai richiedenti asilo.
Ci sono poche cose, che ad oggi mi fanno sentire poco italiana: i commenti razzisti, le lunghe code sia in prefettura per il rinnovo della carta di soggiorno che quelle riservate ai cittadini extracomunitari all'aeroporto di Malpensa, dove mi tocca ancora oggi spiegare con un accento del nord il perché poi così tanto straniera non sono.
Ecco chi sono: sono un'italiana senza cittadinanza.
Crescendo ho avuto la fortuna di avere delle insegnanti straordinarie. Sono infatti, cresciuta credendo nei valori dell'inclusione, della ricchezza culturale e sognano un'Italia multietnica.
E se per raggiungere tale sogno dovrò lottare, lo farò; perché so di essere nel giusto, e di avere dalla mia parte la gente giusta.

Elizabeth Arquinigo Pardo
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Campobasso, 30 ottobre 2018 - "Il modello Riace è un modello che resta comunque in piedi. La forza di questo modello sta nel fatto che questa esperienza nasce condivisa, aiutare i migranti perché loro aiutano anche noi": in altre parole, "gli immigrati sono un fattore di sviluppo e un fattore di crescita". Lo afferma l'arcivescovo di Campobasso-Boiano Giancarlo Maria Bregantini, per tredici anni vescovo di Locri, presentando il convegno "Riace: un modello d'accoglienza per il Molise", promosso tra gli altri dalla Caritas diocesana e dall'arcidiocesi di Campobasso-Boiano.

Washington, 29 ottobre 2018 - L'esercito Usa si sta preparando a inviare 5000 soldati al confine con Messico in vista dell'arrivo della carovana di migranti centro americani. Lo scrive il Wall Street Journal citando dirigenti americani. La cifra è ben superiore agli 800 militari previsti inizialmente ed equivarrebbe a circa un terzo degli agenti della polizia di frontiera operanti al confine. Se la cifra fosse confermata, le forze dispiegate al confine col Messico sarebbero più numerose di quelle attualmente in Siria e in Iraq e circa la metà di quelle presenti in Afghanistan. Le truppe sarebbero dislocate nei punti di ingresso del confine, almeno nelle fasi iniziali della missione, denominata dal Pentagono 'Operazione patriota fedele'. Poi i militari dovrebbero aiutare la polizia di frontiera costruendo tende, fornendo supporto medico e aiutando lo staff dei centri di comando e controllo. In base agli ultimi piani, 1800 soldati andranno in Texas, 1700 in Arizona e 1500 in California.

Padova, 30 ottobre 2018 - La squadra mobile di Padova sta eseguendo vari arresti nell'ambito di un'inchiesta in cui sono indagate 77 persone e che ha portato alla luce false pratiche per i migranti, con il solo scopi di ottenere un permesso di soggiorno e prestazioni assistenziali da parte dell'Inps. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere dedita alla commissione di falso ideologico e documentale, correlati a delitti contro la fede pubblica, l'amministrazione della giustizia ed in materia di immigrazione. Secondo le indagini gli arrestati, dietro lauti compensi, formavano false pratiche idonee a simulare un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, in realtà inesistente. A loro volta, i migranti utilizzavano la falsa posizione lavorativa per ottenere permessi di soggiorno e indebite prestazioni Inps. Le indagini, svolte tra Veneto, Lombardia, Sicilia e Piemonte, hanno consentito di accertare un danno economico a carico dell'Inps di circa 80mila euro.

Firenze, 30 ottobre 2018 – Se niente cambierà rispetto alla scrittura del decreto sicurezza, più di cinquemila persone, delle 11 mila presenti in Toscana nei centri di accoglienza straordinaria e negli Sprar, rischiano di trovarsi in una condizione di irregolarità e quindi senza poter avere accesso ad alcun tipo di servizio di accoglienza e supporto all’integrazione, né tanto meno lavorare in modo regolare: oltre tremila solo per l’abolizione delle protezione umanitaria. Lo afferma la Giunta regionale in una nota. L’impatto possibile del provvedimento – “una stima ma realistica” – è stato spiegato nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione, dall’assessore all’immigrazione Vittorio Bugli e la collega del Comune di Firenze Sara Funaro, responsabile immigrazione per Anci Toscana. “Noi siamo per l’integrazione – affermano i due assessori – ,a forse, anche chi la pensa diversamente, avrebbe dovuto prima verificare che il meccanismo dei rimpatri, quattrocento al mese in tutta Italia oggi, fosse in grado di far fronte ai numeri, immediati, che il provvedimento creerà”. Ci saranno in Toscana tra le cinquemila e le seimila persone, compresi chi avrebbe comunque ricevuto un diniego anche con le attuali norme, che non saranno più nelle strutture e non saranno più soggetti ad alcun supporto. “Finiranno in una zona grigia, lasciati allo sbando: senza protezione per loro e senza sicurezza per le comunità – raccontano Bugli e Funaro – Si tratta di un impatto negativo e preoccupante”. “Un rischio – si sofferma l’assessore regionale – che non ci possiamo permettere. L’immigrazione è un fenomeno strutturale, non legata ad un’emergenza. Il tema dell’accoglienza va per questo gestito con la testa e non con la pancia”.

Ho un sogno che mi mantiene sveglio da 10 anni, un sogno che non vedo l'ora che si realizzi. Quel giorno in cui potrò rispondere a tutti quelli che una volta mi vedranno emozionato più di loro durante le partite della nazionale italiana.
Quelli che mi hanno visto in campo a Catania nel 2015 durante la partita della squadra di pallamano femminile mentre cantavo "fratelli d'Italia" con le lacrime emozionato e triste allo stesso momento e mi guardarono sorpresi.
Volevo rispondere a tutti che amo l'Italia e sono italiano ma non potevo, perché non sono bugiardo, amo l'Italia ma sono straniero extracomunitario. L'ho sempre sentito - non dal popolo ma della legge - che ovunque vado, qualsiasi strada scelgo di seguire me lo ricorda sempre.
All’università durante una visita tecnica alla pista dell’aeroporto di Palermo mi hanno fatto entrare per ultimo dopo una seria di verifiche: ringrazio il Rettore dell’università che ha chiamato di persona per chiedere che mi venisse dato l’accesso per raggiungere i miei colleghi. C'erano due tunisini con me, ma avendo la cittadinanza italiana non hanno avuto alcun problema. Io invece sì. Da quel momento è nato il sogno di diventare italiano, anche per non sentire più la discriminazione. Credo di essere un cittadino del mondo, quel mondo senza frontiere che ci hanno impiantato in testa mentre si tratta solo di una cosa immaginaria.
Ho lasciato il percorso universitario a causa di problemi finanziari, ed ho iniziato un corso di formazione professionale in saldatura subacquea, ma di nuovo la legge mi ha messo da parte. Da operatore tecnico subacqueo, essendo straniero, la legge non mi permette di ottenere l'iscrizione nel registro sommozzatori locale. Ciò mi impedisce di svolgere un lavoro dentro le aree portuali.
Contavo gli anni da uno a 10, e la passione per diventare cittadino cresceva. Ma appena ho raggiunto i 10 anni di residenza richiesta per fare la domanda di cittadinanza, dopo gli studi universitari e lavoro in regola, arriva il Decreto Salvini per ricordarmi che non ho diritto di sognare. E’ un decreto che vuole soltanto cercare di distruggere la mia pazienza, credendo che io possa abbandonare l'Italia e tornare a casa mia come ripetono tanti che non capiscono che l'amore per questa terra ha creato radici profondi e che nessuno è in grado di sradicarli.
Nessuno ha mai scelto la sua patria ma tutti scegliamo in quale terra vogliamo appartenere, dove vogliamo vivere e dove ci sentiamo bene. Come l'amore per una ragazza che il cuore sceglie per la sua bellezza fisica e morale, il mio cuore ha scelto l'Italia per la sua bellezza naturale, per la bella cultura e il buon cibo, per la generosità del popolo del Sud (che Salvini chiama terroni ed io li chiamo fratelloni), quella gente che mi ha sempre trattato come se fossi uno di loro da Palermo, Enna, Catania, Agrigento, Ragusa, Gallipoli.. Perché sono già uno di loro e lo sento tanto profondo, perché sono italiano dentro.
Elaiba Chaouki 

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