Attualità - Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia

Roma, 23 agosto 2018 - Manca poco, anzi pochissimo: il "pacchetto Salvini" per l'immigrazione è pronto, ancora alcuni giorni e poi la bozza del decreto studiato dal ministro dell'Interno sarà sottoposta alle ultimi verifiche prima di passare al Consiglio dei ministri, probabilmente a settembre.

Come anticipato da il Sole 24 ore, ecco i 9 punti su cui sarà articolato il "cambiamento" radicale che Salvini ed i suoi vogliono apportare alla vigente normativa sull'asilo e immigrazione:

- Centri per i rimpatri, durata doppia di trattenimento degli irregolari, da tre a sei mesi
- Più ampia la lista dei reati tali da consentire rifiuto e/o revoca dell'asilo
- Cessazione dello status di rifugiato in caso di viaggio nella nazione di provenienza
- Stop ai ricorsi reiterati della stessa persona per la protezione internazionale
- Stretta sulle norme per la concessione del permesso umanitario
- Proroga di un anno per il varo della delega di un testo unico sull'asilo
- Esclusione dall'anagrafe dei richiedenti asilo
- Istituzione in alcune prefetture delle "sezioni Dublino"
- Accoglienza nel sistema Sprar solo per i permessi di protezione internazionale e non umanitaria

Roma, 23 agosto 2018 - Nove interventi che cambieranno le leggi vigenti in materia di immigrazione, rimpatrio e asilo. Sono quelli contenuti nella bozza del decreto Salvini allo studio in questi giorni tra i tecnici che lavorano col ministro dell'Interno.
Il provvedimento, che si annuncia come una rivoluzione, tra pochi giorni sarà sottoposto alle ultime verifiche, per approdare poi al Consiglio dei ministri, forse già al primo utile a settembre.
Cosa cambierà? Dalle prime anticipazioni si parla già di un cambiamento riguardo i tempi di trattenimento nei centri per i rimpatri alla modifica della lista dei reati che impattano sull’asilo. Nei prossimi giorni saranno rivelati nuovi dettagli in merito sul nostro portale.

Foggia, 22 agosto 2018 - Due presunti caporali, un 30enne del Gambia e un 36enne del Mali, sono stati arrestati dai carabinieri dopo un inseguimento nelle campagne di Cerignola. I due erano sui sedili anteriori di un furgone Ford Transit nel quale, per aumentarne la capienza, i sedili erano stati sostituiti con panche di legno su cui erano seduti altri 15 migranti, che stavano rientrando a Borgo Mezzanone dopo una giornata di lavoro nei campi. A Borgo Mezzanone, accanto al Cara, c'è una baraccopoli sulla pista dell'ex aeroporto militare, in cui vivono molti braccianti stranieri. Sulla strada che collega Cerignola a Manfredonia, i militari hanno notato un furgone sovraccarico di persone e hanno intimato all'autista di fermarsi. L'uomo ha accelerato ed è stato inseguito dai militari per dieci chilometri fino a quando si è fermato. I braccianti sono scesi dal mezzo fuggendo nelle campagne, mentre i due presunti caporali sono stati bloccati e arrestati. L'autista non aveva la patente e il furgone era senza assicurazione.

Roma, 22 agosto 2018 – Secondo giorno attraccata al porto di Catania, settimo giorno dal salvataggio dei migranti naufraghi. Questa la situazione della nave Diciotti della Guardia costiera italiana con 177 migranti a bordo senza il via libera allo sbarco. Il Viminale ancora questa mattina non prevede novità. “Dopo che il Pd e la sinistra hanno lasciato che l’Italia venisse INVASA da più di 700mila immigrati quello ‘imbarazzante’ sarei io? Roba da matti… Io non mollo Amici, e vado avanti”, ha scritto stamane su Twitter Matteo Salvini, vicepremier, ministro dell’Interno e segretario della Lega, postando un articolo del Giornale che in merito alla nave Diciotti della Guardia costiera, da giorni in attesa di sbarcare 177 migranti naufraghi salvati, riporta le dichiarazioni del primo luogotenente Antonello Ciavarelli, delegato Cocer della Guardia Costiera italiana: “Ci sono tanti colleghi che in questi giorni mi stanno scrivendo per esprimere disagio – ha detto – Sui social ci stanno attaccando: attaccano la Guardia costiera, ci sono richieste al governo di destituire il comandante generale, l’ammiraglio Giovanni Pettorino. Paragonano la nave Diciotti a quella di una Ong, il nostro operato a quello degli scafisti. Sono attacchi ingiusti…”, ha detto il militare, che ha poi definito “incomprensibile” e “imbarazzante” la scelta del governo di tenere l’imbarcazione della Guardia Costiera al largo di Lampedusa per alcune ore: “La nave Diciotti è una nave militare dello Stato italiano e le viene impedito di ormeggiare in un porto italiano! Noi militari ovviamente obbediamo al governo, però ci aspettiamo anche una politica più risoluta nel dare disposizioni!”. Avvenire titola “Braccio di ferro sulla pelle dei migranti”. Il quotidiano della Cei dedica alla Diciotti l’apertura, intitolando “La nave in ostaggio. Duello con l’Europa” e raccoglie le voci di Libera, Pax Christi e Migrantes: “Una situazione che ci vede retrocedere nel grado di umanità e civiltà”, “ultimi e indifesi ridotti a strumento di ricatto”.

Roma, 23 agosto 2018 - Sono stati sbarcati dalla nave Diciotti, ancorata nel porto di Catania, i minorenni che si trovano sull'imbarcazione della Guardia costiera, assieme a 148 adulti. I primi a scendere sono stati due ragazzini. A dare il via libera è stato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, dopo l'ispezione effettuata a bordo dal procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, e i numerosi appelli, tra cui quello della Procura per i minori del Tribunale di Catania che aveva inviato una richiesta ufficiale. I minori non accompagnati scesi dalla nave Diciotti sono 29, tra di loro una ragazza. Davanti alla nave, sul molo, erano presenti ambulanze, rappresentanti dell'Unhcr, di Save the children, uomini della capitaneria di porto, polizia e carabinieri.

Intanto si accende la polemica politica fra il ministro dell'interno e il presidente della camera Roberto Fico, che era intervenuto a favore dello sbarco dei migranti. "Con Luigi Di Maio lavoro molto bene. Qualcun altro ha tanto tempo per parlare, penso al presidente della Camera, che ogni tanto dice e fa l'esatto contratto di altri esponenti M5s: è un problema che si risolveranno loro", ha ribadito il vicepremier e ministro dell'Interno in un'intervista a Rtl, dopo avere attaccato Fico ieri. "Se c'è qualche procuratore che mi vuole interrogare, sono pronto domani mattina a spiegare le mie ragioni", ha aggiunto Salvini intervenendo in merito alle indagini della Procura di Agrigento, che ipotizza il reato di sequestro di persona, ed ha spiegato che "il mio obiettivo è il 'No way' australiano. Nessun migrante soccorso in mare mette piede in Australia".

Ieri Salvini aveva rotto il silenzio sulla vicenda della nave Diciotti, affermando, el corso di una diretta su Facebook, che "o cambiate Paese o cambiate ministro" "Se ci sono dei bambini possono scendere adesso, degli altri con il mio permesso non sbarca nessuno. Se vogliono intervenire il presidente della Repubblica o il presidente del Consiglio lo facciano, ma non con il mio consenso". Poi l'attacco al presidente della Camera Roberto Fico, che aveva chiesto di far sbarcare i migranti. "Tu fai il presidente dalla Camera - ha detto Salvini - e io faccio il ministro, con un programma e un contratto di governo ben preciso". "Leggevo che la Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo contro ignoti per sequestro di persona. Sono qua, non sono ignoto", ha proseguito il vicepremier. "Sono ministro dell'Interno di questo Paese con il mandato preciso di difendere i confini di questo Paese, di occuparsi della sicurezza. Se bloccare una, due, tre, quattro o cinque navi mi comporta accuse e processi, ci sono".

Roma, 22 agosto 2018 - "Il governo tiene in ostaggio 177 esseri umani. La Diciotti, che da 5 giorni non può sbarcare chi è a bordo per ordine del ministero degli Interni, rappresenta un caso gravissimo e illegale di sequestro di persona plurimo 'di Stato'". Lo scrive sui social media Roberto Saviano.

La replica del ministro: "Fesserie"
La replica del ministro Salvini è affidata anch'essa ai social media. Con un tweet il vicepremier risponde: "Finisce l'estate e tornano le fesserie di Saviano! Vi era mancato? A me no".

Diciotti, secondo giorno a Catania
Nessuno sbarco, ancora, da nave Diciotti, arrivata alle 23.30 circa di due giorni fa nel porto di Catania con 177 migranti soccorsi al largo di Lampedusa. I profughi, è la linea adottata, non potranno lasciare il pattugliatore della guardia costiera in attesa della ripartizione tra i paesi del'Unione europea dei migranti soccorsi. Anche questa mattina sul molo di Levante è presente solo personale della guardia costiera, della polizia di stato, della guardia di finanza e dei carabinieri, nessun volontario o appartenenti alla protezione civile per l'assistenza allo sbarco.

Garante detenuti: gran parte eritrei
Anche il garante nazionale in una lettera al ministero dell'Interno ha espresso "preoccupazione" per la situazione di stallo. La maggioranza dei migranti sarebbe, secondo quanto risulta al garante, di nazionalità eritrea e a bordo ci sarebbero oltre 20 minori non accompagnati. "Le persone a bordo della nave - ricorda – si trovano in una condizione di privazione della libertà di fatto: senza la possibilità di libero sbarco e senza che tale impossibilità di movimento sia supportata da alcun provvedimento che definisca giuridicamente il loro stato. Ciò potrebbe configurarsi come violazione dell'articolo 13 della costituzione e dell'articolo 5 della convenzione europea dei diritti dell'uomo (Cedu)".

Roma, 21 agosto 2018 - E' di nazionalità pakistana l'uomo di 36 anni arrestato dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Lecce per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (caporalato) ai danni di alcuni connazionali impegnati nella raccolta del pomodoro e sottopagati che lui stesso reclutava. Le indagini sono state avviate nei giorni scorsi a seguito di alcune denunce presentate alla polizia da giovani immigrati sfruttati. L'uomo deve rispondere anche dell’aggravante di aver commesso i fatti con violenza e minaccia.

In particolare, gli agenti della Squadra Mobile, sono intervenuti in un'azienda agricola (nelle campagne di Monteroni in provincia di Lecce) al cui interno sono stati identificati 32 lavoratori, intenti nella raccolta dei pomodori, perlopiù di nazionalità pakistana, alcuni peraltro irregolari sul territorio nazionale e quindi poi accompagnati all'ufficio immigrazione della Questura.

I migranti, come accertato, vivevano in pessime condizioni igieniche e alloggiavano su giacigli di fortuna all’interno dello stesso casolare. A reclutarli all'inizio della stagione il connazionale, che era il loro unico referente sui luoghi di lavoro nonché colui che provvedeva a corrispondere loro, peraltro saltuariamente, somme di denaro in contanti a parziale saldo della paga che poi avrebbero ricevuto soltanto al termine della stagione di raccolta dei pomodori.

Le investigazioni hanno consentito di accertare che i braccianti venivano costretti, con minacce e violenze fisiche e verbali, a lavorare per oltre 10 ore al giorno con una breve sosta solo per il pranzo, composto solo da legumi e pane, a fronte di una paga che variava da 1 euro a un massimo di 3 euro per ogni ora lavorativa. I braccianti inoltre non avevano diritto ad alcun giorno di riposo, ferie o assenze per malattia. Lo stesso caporale si occupava di fare gli acquisti alimentari per tutti trattenendo poi dalla paga di ciascuno degli operai quanto, a suo dire, dovutogli per le spese sostenute.

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