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Roma, 6 aprile 2018 - Travolto dalle polemiche, in patria e all’estero, Benjamin Netanyahu ha fatto un passo indietro. Il premier israeliano ha annunciato di avere annullato l’accordo stipulato poche ore prima con l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati che prevedeva la regolarizzazione di migliaia di migranti africani in Israele e il ricollocamento di un numero paragonabile nei Paesi occidentali. Una decisione che il primo ministro aveva già fatto presagire con un post sui suoi profili social in cui annunciava “la sospensione” dell’intesa, sulla scia dei malumori emersi in alcuni dei Paesi da lui indicati come destinatari, come Italia e Germania.

“Dopo aver ascoltato numerose osservazioni su questo accordo, ho esaminato vantaggi e inconvenienti e ho deciso di annullarlo” ha detto Netanyahu, secondo un comunicato diramato dal suo ufficio. Una decisione che sarà seguita da altre iniziative. Mantenendo fede al suo impegno di ascoltare le ragioni degli israeliani più critici, Netanyahu ha infatti fatto visita ai quartieri poveri di Tel Aviv, dove i migranti si sono stabiliti in gran numero. E qui ha provato a rassicurare chi gli chiedeva espulsioni di massa, in strada e sull’arena politica, in particolare alcuni rappresentanti autorevoli del suo partito Likud e dei nazionalisti di Focolare ebraico: “Nonostante le restrizioni legali e le crescenti difficoltà, continueremo con determinazione a fare tutto il possibile per portare gli immigrati clandestini fuori dal Paese”, ha detto Netanyahu. Un progetto che va chiaramente contro lo spirito dell’accordo annullato poco prima dal premier. E che l’Unhcr spera ancora di poter ripristinare in qualche modo.

“Continuiamo a credere nella necessità di un accordo win-win che possa giovare a Israele, alla comunità internazionale e alle persone che hanno bisogno di asilo”, ha detto il portavoce dell’Unhcr, William Spindler. “Ci auguriamo che Israele riconsideri presto la sua decisione”, ha aggiunto.

Roma, 28 marzo 2018 - Di fronte a un “rischio terrorismo altissimo” bisogna attuare un “controllo ferreo” dei confini e fermare “gli sbarchi sulle nostre coste”. Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini. “Il rischio terrorismo è altissimo: dopo gli arresti e la denuncia di Frontex sulla possibilità che ci siano infiltrati tra chi sbarca, chiediamo un intervento immediato, un controllo ferreo di tutti i nostri confini via mare e terra e la sospensione di qualsiasi ulteriore sbarco sulle nostre coste”.

Roma, 21 marzo 2018 - L'Italia è seconda tra i Paesi Ue per numero di domande di asilo nel 2017, con il 19,5% delle richieste totali pari a 126.550. Lo riferisce l'Eurostat. Si tratta del 4% in più rispetto alle 121.185 del 2016. La Germania si conferma primo Paese Ue con il 31%, ma con un netto calo del 73% rispetto al 2016. Anche a livello Ue le domande sono calate del 46% sull'anno, con 650mila prime richieste di asilo contro le 1.206.500 del 2016. In Italia la maggior parte delle domande (24.950) sono inoltrate da nigeriani.

Secondo quanto rileva Eurostat, quello italiano è il quarto aumento più alto tra i Paesi che hanno ricevuto più di 5.000 domande di asilo. Il primo è la Spagna (+96%, ovvero 14.900 richieste in più rispetto al 2016), seconda la Francia (+19%, ovvero 14.300 in più dal 2016), terza la Grecia (+14%, o 7.200 in più), e quarta l'Italia (+4%, cioè 5.400). Al contrario, i cali maggiori si sono registrati in Germania (-73%), Austria (-44%), Olanda (-17%) e Regno Unito (-15%).

Istanbul, 20 marzo 2018 - "Nel summit con l'Ue di Varna, metteremo davanti a loro tutte le immagini" dei campi di rifugiati in Turchia. "Diremo: Se intendete fornire assistenza finanziaria ai rifugiati, allora fatelo. Se no, siate onesti con noi. Non continuate a ritardare, dateci i soldi". Così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, a una settimana dall'incontro con i vertici dell'Unione, parlando dell'accordo sui rifugiati siglato 2 anni fa tra Ankara e Bruxelles. "Non giocate con il nostro orgoglio. Loro pensano che stiamo chiedendo l'elemosina, ma i turchi non sono così. Parlano di sbloccare altri 3 miliardi, ma non abbiamo ancora ricevuto la prima parte", ha aggiunto Erdogan.

Roma, 22 marzo 2018 - Nel 2016 è stata di 1,7 miliardi la spesa dello Stato per l’accoglienza dei migranti sul territorio italiano. Lo afferma la Corte dei conti, sottolineando che “nel 2016 il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, gestito dal ministero dell’interno, senza includere i costi indiretti ha registrato impegni finanziari per complessivi 1,7 miliardi”. Anche l’Unione Europea, “per la stessa annualità, ha contribuito con finanziamenti per 46,8 milioni che rappresentano soltanto il 2,7% rispetto all’onere gravato sul bilancio dello Stato. A questo deve aggiungersi che per il Paese il costo delle mancate ricollocazioni di migranti negli altri Stati europei, alla data del 15 ottobre 2017, ammonta a non meno di 762,5 milioni”.

Roma, 20 marzo 2018 - Cinque anni di carcere per avere soccorso una donna all’ottavo mese di gravidanza che cercava di attraversare il confine. È la condanna che rischia una guida alpina francese. Il 10 marzo scorso, infatti, ha aiutato una donna nigeriana incinta che insieme al marito e due figli piccoli stava cercando di recarsi in Francia dall’Italia. La magistratura francese ha indagato la guida alpina con l’accusa di aver violato le leggi sull’immigrazione. A raccontare la vicenda, con un comunicato stampa, è un’associazione umanitaria.

La guida alpina ha trovato la donna, il marito e i figli di due e quattro anni e mezzo erano in mezzo alla neve, nei pressi del passo del Monginevro, a 1.900 metri d’altezza. Li ha quindi caricati in auto per portarli all’ospedale alle porte di Briançon, in Francia. Un pattuglia della Gendarmerie ha però bloccato l’auto e ha condotto l’uomo in caserma. La donna è stata portata in ambulanza al pronto soccorso dove ha partorito.

Atene, 19 marzo 2018 - Ci sono sei bambini tra i 16 migranti morti sabato nel naufragio della loro imbarcazione mentre cercavano di raggiungere la Grecia. Altre tre persone risultano disperse dopo l’incidente avvenuto al largo dell’isola greca di Agathonisi, situata nei pressi della costa turca, mentre due donne e un uomo sono riusciti a raggiungere a nuoto l’isola e a lanciare l’allarme, stando a quanto riferito dalla polizia. “Non possiamo e non dobbiamo tollerare che le persone e i bambini muoiano nell’Egeo”, ha detto il ministro greco per la Migrazione, Dimitris Vitsas. Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) sono 500 le persone morte o disperse nell’Egeo negli ultimi due anni.

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