Attualità - Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia

Roma, 18 aprile 2017 - "I decreti Minniti-Orlando non rispondono né alla necessita' di gestire in maniera efficace i flussi migratori, né alla legittima richiesta di sicurezza dei cittadini. Sono la riedizione di una strategia securitaria che si e' mostrata tragicamente fallimentare". Cosi' il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi.

"Puntare tutto sui rimpatri, impossibili da effettuare senza accordi coi paesi di provenienza, e sui nuovi Cie, luoghi di una detenzione punitiva che mal si conciliano con i diritti umani non significa risolvere i problemi, ma assecondare la paura dei cittadini, facendo lo stesso gioco di chi sulla paura lucra elettoralmente e per questo ha bisogno di alimentarla", ha osservato Magi.

"Lo stesso vale per il decreto sulla sicurezza urbana, che riecheggia perfino la figura del 'sindaco sceriffo' tanto cara alla Lega. Bisogna invece intervenire sulle cause della paura e dell'insicurezza. E quindi combattere la marginalita', la clandestinita', la poverta', non il marginalizzato, il clandestino, il povero. E' quello che vogliamo fare con la legge di iniziativa popolare, che presenteremo proprio domani, per superare la legge Bossi Fini che ha soltanto creato irregolarita', lavoro nero, sfruttamento e quindi criminalita'. Presto inizieremo a raccogliere le firme insieme all'Arci, alle Acli e ai tanti altri promotori e ai sindaci che hanno deciso di condurre con noi questa battaglia per vincere la sfida dell'immigrazione puntando su inclusione e lavoro", ha concluso Magi.

Roma, 18 aprile 2017 - Nei ultimi anni il Parlamento Europeo ha sostenuto l’intensificazione dei rapporti con l’Ucraina promuovendone le riforme politiche ed economiche. L’ultimo passo è stato il sostegno di un regime senza visti per i cittadini ucraini che viaggiano verso l’UE.

Dopo un cammino lungo tre anni l'Ucraina ha soddisfatto tutti i parametri previsti, e si ora trova pronta per il via alla iberalizzazione dei visti. Strasburgo ha infatti dato il via libera all'eliminazione dell'obbligo del visto per i viaggi di breve durata. La nuova legislazione dovrà adesso essere adottata dal Consiglio Europeo. Si aspetta la sua entrata in vigore già a giugno.

Come funzionerà liberalizzazione dei visti
Secondo la nuova legge, i cittadini ucraini potranno entrare nell'Ue senza visto per un periodo di 90 giorni (ogni 180) per turismo, per motivi di lavoro o per visite ad amici e parenti.
La liberalizzazione non sarà applicata dal Regno Unito, dall’Islanda, dal Liechtenstein, dalla Norvegia e dalla Svizzera. Per usufruirne, bisogna essere in possesso di un passaporto biometrico.

Dopo l’approvazione del Parlamento quella successiva del Consiglio, le nuove regole dovrebbero entrare in vigore entro questa estate. Con la liberalizzazione dei visti il Parlamento Europeo sta dimostrando la sua solidarietà con Ucraina in seguito all’annessione della Crimea e al coinvolgimento militare della Russia nella guerra del Donbas.

Marianna Soronevych

Roma, 14 aprile 2017 - Sono recentemente circolate notizie sul rapporto tra i romeni in Italia e il loro coinvolgimento nella criminalità, che abbisognano di alcune precisazioni. Il Dossier Statistico Immigrazione, realizzato da Idos con la collaborazione della rivista interreligiosa Confronti e il sostegno del Fondo Otto per mille della Chiesa Valdese, ha approfondito i dati disponibili (aggiornati al 2014) sul rapporto tra gli stranieri (e, in particolare, i romeni) e la criminalità, forniti dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale del Ministero dell’Interno.

Tra il 2004 e il 2014 le denunce nei confronti degli italiani sono aumentate del 40,1% e quelle nei confronti degli stranieri del 34,3%, nonostante la popolazione italiana sia risultata in leggera diminuzione e quella straniera più che raddoppiata nello stesso periodo. Di conseguenza l’incidenza degli stranieri (residenti, irregolari, di passaggio, turisti) è diminuita di un punto percentuale, attestandosi sul 31,4% sulle denunce totali.

Per quanto riguarda le singole fattispecie, tra gli stranieri sono più ricorrenti i furti (che comunque costituiscono anche per gli italiani la prima fattispecie delittuosa), mentre gli italiani sono notevolmente più esposti alle denunce per truffe e frodi informatiche. Questi e altri dati si rilevano dal capitolo dell’ultimo Dossier statistico “Una equazione sbagliata: cittadini stranieri e denunce penali” (consultabile su www.dossierimmigrazione.it).

I romeni (1 milione e 151 mila al 1° gennaio 2016), il 44,3% della diaspora romena nell’intera UE, hanno una rilevante incidenza (pari al 20,9%) sulle denunce contro stranieri (307.978), ma la loro incidenza sul totale dei 5 milioni e 26mila residenti stranieri in Italia all’inizio del 2016 è più elevata (22,9%), risultando leggermente sottorappresentati tra gli stranieri autori di fatti di devianza.

Non è superfluo ricordare che i romeni costituiscono il nerbo principale dei quasi 2,5 milioni di lavoratori stranieri in Italia e gestiscono quasi 50mila imprese. Secondo il Presidente di Idos Ugo Melchionda, “seppure l’andamento registrato nel corso degli anni 2000 sia tutt’altro che soddisfacente e si debba pervenire a un livello di integrazione più organico, questi dati servono per evitare la riproposizione dello stereotipo presenza romena = criminalità, come già nel passato era avvenuto per il Marocco e l’Albania, e rende sempre necessario fare ricorso a dati statistici, affidabili e comparabili”.

Roma, 18 aprile 2017 . Nel Mediterraneo si continua a morire tentando di raggiungere la 'terra promessa'. Nel weekend di Pasqua - complici le favorevoli condizioni meteo - si è registrato un vero e proprio boom di partenze dalla Libia, con conseguente superlavoro per le navi di Marina, Guardia Costiera, Eunavformed e ong: 8.300 migranti sono stati salvati in tre giorni, ma sono stati recuperati anche 13 cadaveri, tra i quali quello di un bimbo di otto anni.

E se il trend degli arrivi dovesse mantenersi sugli attuali alti ritmi, il Def prevede che nel 2017 le spese per il soccorso e l'accoglienza potrebbero salire a 4,6 miliardi di euro, un miliardo in più del 2016. Una tregua negli interventi di salvataggio nel Canale di Sicilia si è avuta soltanto dalla scorsa notte, grazie ad un peggioramento delle condizioni del mare che ha scoraggiato i viaggi dalle coste libiche. Molto attive nei soccorsi le navi delle ong, da settimane nel mirino dopo che Frontex ha invitato a far luce sui loro interventi che potrebbero - al di là delle buone intenzioni delle organizzazioni umanitarie - favorire i trafficanti di uomini.

Con quelli degli ultimi giorni, gli arrivi del 2017 si aggirano intorno a quota 35mila, in notevole aumento sullo stesso periodo del 2016, che alla fine si è rivelato l'anno record con 181mila persone sbarcate. Il Viminale è alle prese con il rebus della distribuzione degli ultimi arrivati, fatti sbarcare tra Reggio Calabria, Catania, Cagliari, Porto Empedocle, Lampedusa, Augusta e Messina. Il sistema di accoglienza è già al tutto esaurito, con 175.450 persone ospitate ed il piano concordato con l'Anci per una distribuzione diffusa tra tutti i Comuni stenta ad ingranare per la mancata adesione di diversi sindaci. Il dossier migranti pesa in maniera consistente sulle casse dello Stato, come indica il Def appena approvato dal Governo. Nel 2017 le spese per il soccorso e l'accoglienza potrebbero salire fino a 4,6 miliardi di euro (pari allo 0,27% del Pil), cioè fino ad un miliardo in più rispetto al 2016, se i flussi dovessero continuare a crescere, come mostrano i dati dei primi mesi dell'anno.

Ed infuria la polemica politica, con Matteo Salvini in prima fila. "E' ormai chiaro - tuona il segretario della Lega Nord - che l'immigrazione clandestina è organizzata e finanziata. Per questo motivo abbiamo deciso di denunciare il Governo, il presidente del Consiglio, i ministri e i comandanti della Marina e della Guardia Costiera, per favoreggiamento. Denunceremo anche - aggiunge - i rappresentanti di alcune associazioni non governative. Quando arrivano 8.500 immigrati clandestini in tre giorni è chiaro che è tutto organizzato. Li vanno oramai a prendere quasi a casa loro, sulle sponde dopo aver ricevuto delle telefonate".Migranti, e' boom di arrivi. Altri sbarchi attesi a Vibo Valentia e a Cagliari.

Roma, 18 aprile 2017 - "In Aula a Montecitorio, in occasione del voto sul pessimo decreto sull'immigrazione, abbiamo donato al ministro dell'Interno, Marco Minniti, il libro di Jack London 'Il popolo dell'abisso nel quale lo scrittore americano descrive la disastrosa situazione dei senza fissa dimora e dei primi immigrati nella periferia di Londra e soprattutto racconta le politiche repressive e umilianti contro i poveri. Le stesse politiche dei due decreti Minniti e le stesse umiliazioni che i provvedimenti del governo vogliono imporre ai poveri, ai migranti e a chi scappa dalle guerre".

Lo afferma il capogruppo di Sinistra Italiana-Possibile Giulio Marcon. "I decreti Minniti-Orlando - prosegue l'esponente della Sinistra, hanno sposato le peggiori politiche delle destre europee e italiane, hanno introdotto la giustizia su base etnica per i migranti, anche richiedenti asilo, colpito poveri, tossicodipendenti, clochard e persino i writers. Un decreto securitario e poliziesco che ci fare un vero e proprio passo indietro sia sul piano dei diritti che su quello giuridico. Speriamo che il ministro faccia buon uso del libro che gli abbiamo regalato, cosi' evitera' di fare simili orribili decreti anche in futuro".

Roma, 14 aprile 2017 - Dopo l'approvazione definitiva alla Camera è diventato legge il Decreto legge del 17 febbraio 2017 n. 13 di cui una parte significativa verte sulla gestione del diritto di asilo in Italia.
Contro questo decreto (cosiddetto Minniti – Orlando) intitolato "Disposizioni urgenti per l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell'immigrazione illegale”, si sono levati diversi pareri contrari, tra i quali quello di Amnesty International Italia il cui presidente, Antonio Marchesi, ha particolarmente criticato la parte riguardante le garanzie procedurali dei richiedenti.

L’organizzazione internazionale denuncia in particolare il fatto che certe scelte siano state dettate più dal desiderio di celerità delle procedure, che di tutela dei migranti, a penalizzazione dei diritti dei richiedenti asilo, specie su due punti: il primo riguarda la procedura di decisione sull’accoglimento o il respingimento della domanda d’asilo, da parte delle nuove sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea. Tali sezioni si baseranno esclusivamente sull’esame della sola videoregistrazione dell’intervista rilasciata, attraverso un interprete.

L’altro punto contestato è il fatto che sia stato abolito per i richiedenti asilo il secondo grado di appello, riducendo di fatto a soli due i gradi di giudizio invece dei tre che normalmente l’ordinamento giudiziario italiano garantisce per tutti i cittadini e per tutte le controversie giudiziarie. Al richiedente asilo, dopo la prima decisione delle sezioni preposte, rimarrebbe dunque solo l‘ultima ed unica possibilità di Cassazione data dall’audizione di fronte alla Commissione territoriale.

Oltre a notare le critiche e perplessità espresse da autorevoli esponenti (avvocati e magistrati) ed organi del mondo giudiziario (come l’ANM: Associazione Nazionale Magistrati), Amnesty International Italia esprime particolare preoccupazione sull’effetto combinato dei due provvedimenti che pongono una forte limitazione del contraddittorio e della pubblicità dell'udienza, paventando degli esiti che possono esporre un individuo a rischi per la vita e l’incolumità personali. In particolare l'abolizione del diritto d'appello rispetto alla decisione del tribunale in materia di protezione internazionale presenta, secondo Amnesty International Italia, degli elementi da cui ravvisare aspetti discriminatori in materia di diritto tra cittadini e stranieri in cerca di protezione internazionale.

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