Premio alla nascita, ricorso dell'Inca: "Spetta a tutte le mamme" - Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia

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Il patronato ricorre al Tar contro il requisito della carta di soggiorno aggiunto dall'Inps per le straniere. "Stravolta la legge, una discriminazione inaccettabile"

 

Roma - 2 marzo 2017 - Il premio alla nascita da 800 euro è arrivata a tempo di record in tribunale, prima ancora di finire nelle tasche delle neo mamme.

Il patronato Inca ha dato mandato ai suoi legali di presentare un ricorso al Tar. Impugneranno la circolare dell'Inps che vuole escludere dal contributo le mamme straniere che non hanno il permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo, la cosiddetta carta di soggiorno. 

“La norma contenuta nella legge di Bilancio 2017 – ricorda l’Inca in un comunicato – è chiara e limpida: Dal 1 gennaio 2017, alle madri che al settimo mese presentano domanda all’INPS, è concesso un assegno di natalità una tantum di 800 euro. Punto. E non c’è altro”.

“Ancora una volta – aggiunge il Patronato della Cgil - assistiamo all’ennesimo colpo portato a termine dall’Istituto che, come afflitto da delirio di onnipotenza, arriva a stravolgere una norma imponendo paletti e vincoli, tali da trasformarla in una corsa ad ostacoli per chi non è cittadino italiano”.

“L’Inps, nella circolare applicativa che, peraltro, avrebbe dovuto sanare anche l’assenza di procedure per presentare la domanda – osserva l’Inca -, non si accontenta di interpretare in modo restrittivo, come sua colpevole consuetudine, le leggi dello Stato, ma arriva addirittura a stravolgerne il senso e le finalità con vincoli che non sono stati originariamente posti dal legislatore”.

“A ciò si aggiunga che - continua il patronato della Cgil - le numerose sentenze su Bonus Bebé, Assegno Sociale, Invalidità Civili, Indennità di Accompagnamento e altro, finora hanno confermato una sola cosa: sulle prestazioni assistenziali non è legittimo porre vincoli sulla durata del permesso di soggiorno”.

“Per l’Istituto, che vive in un mondo parallelo di ‘apartheid dei diritti’ – denuncia Inca -, chi ha un nazionalità differente da quella italiana deve essere sempre penalizzato, rendendo sempre più complicate le procedure di accesso alle prestazioni di welfare, fino a stravolgere le leggi dello Stato in cui crediamo e viviamo”.

“Un atteggiamento discriminatorio inaccettabile – conclude il comunicato - che intendiamo contrastare con ogni mezzo, ricorrendo ancora una volta alla giustizia, per ristabilire un principio di uguaglianza e universalismo dei diritti”.