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Badanti. Il ninistro Turco: “Servono ingressi fuori quota e con lo sponsor”

Il ministro per la salute alla presentazione di un rapporto sull’Alzheimer. Il 40,9% delle famiglie dei malati si affida a una badante ROMA – Riformare la legge sull’immigrazione facilitando l’ingresso in Italia delle badanti straniere, ormai indispensabili per le famiglie che accudiscono anziani o malati. Ad auspicarlo è stato oggi il ministro della salute Livia Turco durante la presentazione di un rapporto curato dal Censis e dall’associazione Italiana Malattia di Alzheimer.

Il nuovo testo in arrivo sull’immigrazione, secondo Turco, "ha la possibilità di migliorare la prima legge del centrosinistra, tirando fuori il lavoro familiare dalle quote di ingresso, e ripristinando la figura di garanzia dello sponsor, nata grazie alla collaborazione con le associazioni". Il principio che il ministro sostiene è quello di un sistema che per il lavoro familiare "sia costante, facilitato e permetta alle famiglie di guardare in faccia chi entrerà in casa a lavorare".

Il ddl delega che dovrebbe essere varato a giorni dal governo prevede che colf e badanti possano sfondare, entro certi limiti, il tetto numerico fissato ogni tre anni (con ritocchi annuali) per gli ingressi per lavoro. In particolare, la bozza che circola da qualche giorno specifica che "la quota stabilita per lavoro subordinato domestico e di assistenza alla persona possa essere superata in una misura prefissata, in presenza di un numero di richieste di nulla osta eccedenti la stessa quota"

Livia Turco, che pure è madrina del testo Unico sull’immigrazione, ha voluto sottolineare che il suo intervento non si sovrappone alle competenze degli altri ministri, ma che "come responsabile dell’integrazione dell’assistenza sociale e sanitaria vuole cogliere un’esigenza delle famiglie italiane". Esigenza sottolineata anche dai dati del rapporto presentato oggi.

Il 40,9% delle famiglie di pazienti affetti da Alzheimer intervistate dal Censis ha detto di utilizzare una badante, che il più delle volte (24,4%) vive nella stessa casa del malato. Si tratta soprattutto di donne straniere (32,7% del campione complessivo contro l’8,2% di famiglie nelle quali la badante è italiana), ma secondo il rapporto il dato è sottostimato perché non contempla molte lavoratrici irregolari.

(20 marzo 2007)

 

EP

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