Nel 2025 dall’Italia inviati all’estero oltre 8,6 miliardi di euro, circa 2,1 miliardi in più dell’Aiuto pubblico allo sviluppo. I dati nell’anticipazione del Dossier Statistico Immigrazione 2026
Roma, 25 settembre 2026 – Mentre le risorse destinate alla cooperazione internazionale diminuiscono, cresce il peso economico delle rimesse inviate dai migranti ai propri Paesi di origine. Nel 2025 dall’Italia sono partiti oltre 8,6 miliardi di euro, una cifra superiore di oltre 2,1 miliardi rispetto all’Aiuto pubblico allo sviluppo italiano.
È uno dei dati contenuti nella prima anticipazione del Dossier Statistico Immigrazione 2026, realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con il Centro studi Confronti e l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”. Il rapporto completo sarà presentato il 27 ottobre a Roma e contemporaneamente nelle diverse regioni italiane.
Il quadro internazionale mostra una crescente distanza tra le necessità dei Paesi più vulnerabili e le risorse messe a disposizione per la cooperazione. Secondo i dati riportati nel Dossier, dopo aver raggiunto 223,9 miliardi di dollari nel 2023, l’Aiuto pubblico allo sviluppo dei Paesi aderenti al Comitato per l’aiuto allo sviluppo dell’Ocse è diminuito in termini reali di quasi il 28% nell’arco dei due anni successivi, scendendo a 174,3 miliardi.
L’Italia nel 2025 ha destinato all’Aiuto pubblico allo sviluppo circa 7,3 miliardi di dollari, equivalenti a circa 6,5 miliardi di euro. Una cifra pari allo 0,3% del reddito nazionale lordo, ancora distante dall’obiettivo internazionale dello 0,7%.
A muoversi nella direzione opposta sono invece le rimesse. A livello mondiale i trasferimenti dei migranti verso i Paesi di origine hanno raggiunto 879 miliardi e, secondo le proiezioni riportate nel rapporto, potrebbero arrivare a 1.100 miliardi nel 2030.
Il fenomeno è particolarmente evidente anche in Italia. Gli oltre 8,6 miliardi di euro inviati nel 2025 rappresentano un aumento di quasi il 70% rispetto al 2016. Le rimesse si confermano inoltre un flusso relativamente stabile, capace di mantenersi anche durante fasi economiche difficili.
Ma sta cambiando il modo in cui i migranti distribuiscono i propri risparmi. Se nel 2017 veniva trasferito nel Paese di origine il 47% delle somme risparmiate in Italia, oggi questa quota è scesa al 22%. Una parte crescente delle risorse resta quindi nel Paese di residenza, dove viene consumata o reinvestita.
Allo stesso tempo cambia anche la destinazione del denaro inviato all’estero. Una quota crescente delle rimesse non serve più soltanto a sostenere le necessità quotidiane delle famiglie, ma viene indirizzata verso investimenti nei Paesi di origine, rafforzandone potenzialmente l’impatto economico nel medio e lungo periodo.
I dati assumono particolare rilievo di fronte alle prospettive demografiche mondiali. Entro il 2050 la popolazione globale potrebbe superare i 9,7 miliardi di persone, ma con dinamiche molto differenti tra le diverse aree del pianeta. Mentre l’Europa potrebbe perdere il 4,4% dei suoi abitanti, nei Paesi con il più basso indice di sviluppo umano la popolazione potrebbe aumentare del 65,9%.
Particolarmente significativa la situazione dell’Africa, che potrebbe raggiungere 2,5 miliardi di abitanti entro il 2050, a fronte di una quota del Pil mondiale a parità di potere d’acquisto stimata in appena il 5,5%.
Uno scenario che, secondo il Dossier, rende ancora più urgente rafforzare gli strumenti della cooperazione internazionale. In questo contesto, tuttavia, sono proprio i trasferimenti effettuati direttamente dai migranti a rappresentare uno dei flussi finanziari più consistenti e continui verso i Paesi di origine.


