Roma, 11 settembre 2026 – La difesa dei diritti dei migranti è stata una delle battaglie che hanno accompagnato gli ultimi decenni dell’impegno politico di Emma Bonino, morta oggi a Roma all’età di 78 anni. Radicale, europeista e protagonista per mezzo secolo della politica italiana e internazionale, Bonino ha legato il proprio nome alle grandi campagne per i diritti civili, dall’aborto al fine vita, ma anche a una concezione dell’immigrazione fondata su legalità, integrazione e apertura di canali regolari di ingresso.
È soprattutto nel 2017 che questo impegno assume una forma politica strutturata con “Ero straniero – L’umanità che fa bene”, la campagna di cui Bonino fu tra le principali promotrici e che puntava a superare l’impianto della legge Bossi-Fini. La proposta di legge di iniziativa popolare chiedeva, tra le altre cose, l’introduzione di canali regolari per l’ingresso dei lavoratori stranieri, nuove possibilità di regolarizzazione per chi fosse già integrato nel Paese, il diritto di voto alle elezioni amministrative per i soggiornanti di lungo periodo e il superamento del reato di clandestinità.
Per Bonino il nodo delle migrazioni non poteva essere ridotto alla gestione degli sbarchi o alle emergenze nel Mediterraneo. La sua posizione era quella di trasformare l’immigrazione da fenomeno affrontato prevalentemente attraverso misure emergenziali a una politica strutturale, capace di programmare gli ingressi sulla base delle necessità economiche e demografiche del Paese.
Nel 2022 aveva sottolineato come il dibattito pubblico fosse eccessivamente concentrato sugli arrivi via mare, lasciando in secondo piano due questioni considerate decisive: la creazione di canali di ingresso per lavoro e l’inserimento effettivo nella società degli stranieri già residenti in Italia. L’integrazione, sosteneva, rappresentava anche una delle risposte al progressivo declino demografico italiano.
Una visione che la portò spesso a criticare le politiche basate soprattutto sulla deterrenza, sulle chiusure e sulla produzione di nuova irregolarità. Secondo Bonino, impedire percorsi legali di ingresso significava lasciare maggiore spazio ai trafficanti, al lavoro nero e alla marginalità. Da qui la richiesta di rendere più flessibili gli ingressi per motivi di lavoro e di consentire, a determinate condizioni, l’emersione di chi viveva e lavorava stabilmente in Italia senza un titolo di soggiorno.
Il tema dei rifugiati aveva avuto un peso anche nella sua lunga esperienza internazionale. Commissaria europea negli anni Novanta, impegnata nelle crisi umanitarie e nei conflitti, Bonino guardò alle migrazioni all’interno di una più ampia concezione universalistica dei diritti umani. Nel 2005 fu anche candidata alla guida dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, incarico che tuttavia non ottenne.
La questione migratoria diventò così uno dei terreni sui quali si espresse più chiaramente il suo europeismo. Per Bonino la gestione degli arrivi non poteva essere affidata esclusivamente ai Paesi situati alle frontiere esterne dell’Unione, né poteva essere affrontata soltanto attraverso il controllo delle frontiere. Servivano invece una politica europea comune, percorsi legali e un sistema capace di coniugare accoglienza, sicurezza e integrazione.
Una linea spesso minoritaria nel dibattito politico italiano, soprattutto negli anni in cui l’immigrazione è diventata uno dei temi più polarizzanti del confronto elettorale. Bonino continuò però a sostenere che governare le migrazioni significasse innanzitutto sottrarle all’irregolarità.
La campagna “Ero straniero” rimane uno dei simboli più evidenti di questa impostazione e una delle eredità politiche della leader radicale: l’idea che la risposta alle migrazioni non fosse costruire esclusivamente nuove barriere, ma creare regole realistiche per entrare, lavorare e integrarsi legalmente in Italia.
Una battaglia coerente con il filo conduttore di tutta la sua storia politica: la convinzione che i diritti fondamentali non dovessero dipendere dalla nazionalità, dall’origine o dal luogo in cui una persona era nata.


