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Imprenditoria migrante: capitale umano, strumenti e reti per trasformare le idee in imprese sostenibili

Roma, 17 dicembre 2025 – L’imprenditoria migrante rappresenta una delle leve più promettenti per lo sviluppo economico e sociale del Paese. A confermarlo è un report di Si.Camera, che raccoglie le voci dei neoimprenditori migranti coinvolti nei percorsi di orientamento, formazione e accompagnamento allo start-up d’impresa promossi all’interno delle Camere di Commercio nell’ambito di Futurae, il programma del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (MLPS) realizzato da Unioncamere e finanziato dal Fondo Nazionale per le Politiche Migratorie.

Dalle interviste emerge un quadro chiaro: il capitale umano messo in campo dai migranti è definito “eccezionale”, caratterizzato da motivazione, competenze e una forte spinta imprenditoriale. La vera sfida, tuttavia, è fornire a questo capitale umano gli strumenti finanziari, amministrativi e di resilienza operativa necessari a trasformare l’entusiasmo iniziale in successo economico sostenibile e in creazione di valore per il Paese.

L’indagine di Si.Camera è stata condotta per analizzare le motivazioni e le aspettative che hanno portato alla partecipazione al progetto, valutare la percezione dei servizi ricevuti e misurare l’efficacia delle attività svolte. Un’attenzione particolare è stata riservata all’individuazione dei principali ostacoli e delle opportunità incontrate lungo il percorso imprenditoriale, con l’obiettivo di far emergere buone pratiche e fattori di successo utili alla progettazione di nuovi interventi.

Secondo i protagonisti di Futurae, per sbloccare il pieno potenziale dell’imprenditoria migrante è necessario rafforzare alcuni ambiti chiave. In primo luogo, la facilitazione dell’accesso al microcredito e a sistemi di garanzia, ancora oggi uno dei principali nodi critici. Fondamentale anche un supporto burocratico e informativo più strutturato, in particolare sull’accesso ai Bandi e alle opportunità di finanziamento pubblico e privato, oltre allo sviluppo di reti e all’accesso a investitori.

Accanto alla formazione iniziale, gli intervistati sottolineano l’importanza di affiancare un supporto alla sopravvivenza dell’impresa nei primi 0-2 anni, fase considerata la più fragile, e un accompagnamento mirato alla crescita, capace di guidare il passaggio dalla microimpresa all’espansione. Un percorso che dovrebbe concentrarsi soprattutto sulla rimozione delle barriere che limitano lo sviluppo e la scalabilità delle attività avviate.

Nel complesso, il report restituisce l’immagine di un ecosistema in cui l’imprenditoria migrante può diventare un motore di innovazione, inclusione e crescita, a patto di investire in strumenti adeguati, politiche di accompagnamento di lungo periodo e reti territoriali capaci di sostenere il talento imprenditoriale oltre la fase di avvio.

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