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Mediterraneo, oltre 1.500 bambini morti o dispersi dal 2014

Alla vigilia del tredicesimo anniversario del naufragio di Lampedusa, l’organizzazione torna a chiedere un sistema europeo stabile di ricerca e soccorso e l’apertura di vie regolari e sicure. Oltre 35.600 le persone morte o disperse nel Mediterraneo dal 2014.

Roma, 1 ottobre 2026 – Oltre 1.500 bambini sono morti o risultano dispersi nel Mediterraneo dal 2014. È il dato diffuso da Save the Children in vista del tredicesimo anniversario del naufragio del 3 ottobre 2013 davanti a Lampedusa, nel quale persero la vita 368 persone. Secondo l’organizzazione, il numero reale delle vittime minorenni potrebbe essere ancora più elevato, perché non tutte le tragedie avvenute lungo le rotte migratorie vengono documentate.

Dei più di 1.500 bambini morti o dispersi, 642 avrebbero perso la vita lungo la rotta del Mediterraneo centrale, uno dei principali percorsi utilizzati da chi tenta di raggiungere l’Europa partendo dalle coste del Nord Africa.

Il bilancio complessivo è ancora più ampio. Dal 2014, secondo i dati richiamati da Save the Children, sono oltre 35.600 le persone morte o disperse nel Mediterraneo, più di 25.800 delle quali lungo la rotta centrale.

L’organizzazione richiama l’attenzione anche sugli arrivi registrati nel corso del 2026. Più di 22.600 persone hanno raggiunto l’Italia via mare dall’inizio dell’anno, tra loro oltre 4.500 minori stranieri non accompagnati. Una parte rilevante degli sbarchi è avvenuta a Lampedusa, isola che continua a rappresentare uno dei principali punti di approdo lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

Save the Children torna quindi a chiedere all’Unione europea e agli Stati membri un rafforzamento delle attività di ricerca e soccorso in mare. Tra le richieste avanzate dall’organizzazione figurano la creazione di un sistema stabile e coordinato di soccorso nel Mediterraneo, lo sbarco rapido delle persone salvate in luoghi sicuri e l’apertura di canali regolari e sicuri per raggiungere l’Europa.

La posizione dell’organizzazione è fortemente critica nei confronti dell’attuale impostazione delle politiche europee sull’immigrazione, accusate di attribuire maggiore peso alla protezione delle frontiere rispetto alla tutela delle persone. Si tratta della valutazione politica espressa da Save the Children, che chiede in particolare di considerare bambini e adolescenti coinvolti nelle migrazioni prima di tutto come minori bisognosi di protezione.

Il nuovo appello arriva a pochi giorni dal 3 ottobre, data divenuta simbolica nella storia recente delle migrazioni nel Mediterraneo. Il naufragio del 2013 al largo di Lampedusa segnò uno dei momenti più drammatici della rotta migratoria verso l’Italia. Tredici anni dopo, i numeri diffusi dall’organizzazione mostrano come le morti in mare continuino a rappresentare una delle principali emergenze umanitarie legate ai movimenti migratori verso l’Europa.

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