Roma, 13 gennaio 2026 – “È difficile vivere senza giustizia. È difficile sopravvivere ogni giorno con le ombre dei nostri cari arrivati morti sulle vostre coste”. Con queste parole si apre la lettera-denuncia firmata dai familiari delle vittime e dai superstiti del naufragio di Cutro, diffusa alla vigilia dell’avvio del processo penale sul disastro avvenuto al largo di Steccato di Cutro il 26 febbraio 2023.
Nel naufragio persero la vita 94 persone, 35 delle quali minorenni, alcuni di pochi mesi, oltre a un numero imprecisato di dispersi. La lettera è stata resa pubblica attraverso il collettivo Carovane Migranti alla vigilia della prima udienza del processo che vede imputati quattro militari della Guardia di finanza e due della Capitaneria di porto, accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo.
Il procedimento giudiziario, tuttavia, non entrerà subito nel vivo. Per motivi tecnici legati al cambio del collegio giudicante, l’udienza fissata per domani, 14 gennaio, non prevede l’avvio dell’istruttoria, ma servirà esclusivamente a stabilire una nuova data del dibattimento.
Nella lettera, chi ha vissuto in prima persona la tragedia denuncia il mancato rispetto degli impegni assunti dal governo, in particolare sul fronte dei ricongiungimenti familiari. “È difficile – scrivono – vivere giorno per giorno nella speranza che non accada ad altri, nella paura che bambini, padri, madri e nonni siano costretti ad attraversare il mare per piangere sulle tombe dei propri cari”.
Ancora più dura la denuncia di una sensazione di abbandono: “Ci fa più male di tutto la sensazione che vi siate dimenticati di noi. Passa un anno, poi due, e già si avvicina un’altra commemorazione. Alle promesse del primo ministro non sono seguiti fatti concreti. I ricongiungimenti familiari in cui avevamo creduto non si sono realizzati. Nessuna delle altre promesse fatte dai politici in questi anni è stata mantenuta”.
I superstiti annunciano infine nuove mobilitazioni. “Con le unghie e con i denti, con l’amore per la verità, torneremo a Roma, nei luoghi delle promesse infrante. Torneremo nel vostro Paese per guardarvi negli occhi e chiedervi: perché vi siete dimenticati di noi?”.
L’obiettivo è il prossimo anniversario della strage, a febbraio. “Vogliamo tornare e non sentirci soli nella notte di Steccato di Cutro, in balia di un mare di promesse e lacrime che, per il terzo anno consecutivo, rischiano di non portare a nulla”.


