Roma, 15 settembre 2025 – Un saluto in dialetto – “O’scià” – per dire grazie alla gente di Lampedusa, che da sempre accoglie i migranti approdati sulle sue coste. Con queste parole, Papa Leone XIV ha abbracciato virtualmente l’isola siciliana attraverso un videomessaggio in occasione della candidatura a Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco del progetto “Gesti di accoglienza”.
Ricordando il primo viaggio di Papa Francesco proprio a Lampedusa, Leone XIV ha annunciato che il suo saluto è “oggi a distanza, ma spero presto in presenza, di persona”. Il video, presentato dal sindaco delle Pelagie Filippo Mannino, è stato definito una “sorpresa”, poiché lascia intravedere il desiderio di una prossima visita sull’isola, così come fece Bergoglio all’inizio del suo pontificato.
Registrato in Vaticano, il messaggio del Pontefice è soprattutto un ringraziamento agli abitanti dell’isola e al tempo stesso una denuncia contro i “provvedimenti ingiusti” che colpiscono i migranti. “Il mio grazie, che è il grazie di tutta la Chiesa, prolunga e rinnova quello di Papa Francesco – ha detto Leone XIV –. Grazie ad associazioni, volontari, sindaci, amministrazioni, sacerdoti, medici, forze di sicurezza, e a tutti coloro che hanno mostrato un volto umano a chi è sopravvissuto a un viaggio disperato di speranza. Voi siete un baluardo di umanità contro paure e provvedimenti ingiusti. Non c’è giustizia senza compassione, non c’è legittimità senza ascolto del dolore altrui”.
Il Papa ha ricordato le vittime del Mare nostrum: “Quante madri e quanti bambini gridano non solo al cielo, ma ai nostri cuori. Molti migranti sono sepolti a Lampedusa e riposano come semi da cui vuole germogliare un mondo nuovo”. Ma ha voluto anche sottolineare la luce che si leva dall’isola: “Non mancano, grazie a Dio, i volti di chi oggi vive una vita migliore grazie alla vostra carità. Molti sono diventati operatori di giustizia e di pace, perché il bene è contagioso”.
In linea con le parole di Papa Francesco, Leone XIV ha ribadito la necessità di opporre alla globalizzazione dell’indifferenza la cultura dell’incontro. Infine, congedandosi, ha ripetuto il saluto simbolo dell’isola: “O’scià”, “fiato mio”.


