Tanti i problemi per i cittadini stranieri. "Il governo coinvolga comuni e associazioni" ROMA – Anche la Caritas chiede al governo di rivedere le nuove procedure per il rinnovo dei permessi di soggiorno, denunciandole come "complicate", "inefficienti", "lente" e "costose". Urgono quindi delle "correzioni" per salvaguardare i diritti dei cittadini stranieri.
I problemi segnalati oggi in dall’organismo pastorale della Cei accompagnano tutte le fasi della nuova procedura. A cominciare dalla ricerca dei kit: "Le nostre strutture sul territorio ci evidenziano come purtroppo la frequente indisponibilità dei moduli gratuiti sta alimentando ancora fenomeni di bagarinaggio. È quindi urgente assicurare una maggiore dotazione agli uffici postali" dice a Stranieriinitalia.it Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas.
Chi il kit riesce a ritirarlo, trova difficoltà a riempirlo e a volte anche rivolgersi al patronato non basta. "La modulistica predisposta dal ministero dell’Interno è piuttosto complessa e questo comporta molte difficoltà nella compilazione" spiega ancora Forti. E i patronati? "La prevista assistenza gratuita sembra insufficiente: alcune Caritas diocesane, infatti, ci segnalano tempi lunghi per ottenerla e, in alcuni casi, incertezze sulle procedure. In alcune aree i patronati non sembrano purtroppo riuscire a superare questo gap conoscitivo da parte dei migranti che quindi si trovano disorientati".
C’è poi il prezzo del servizio da pagare a Poste Italiane, che pesa soprattutto sulle famiglie, chiamate a presentare diverse richieste a 70 € l’una. "Molti si sono rivolte alle nostre diocesi chiedendo aiuti in denaro per far fronte a questa spesa così onerosa" segnala il responsabile immigrazione di Caritas, che propone di introdurre un "kit familiare" con un solo modulo per un intero nucleo al costo di una singola domanda.
Quando poi la domanda viene finalmente consegnata, finisce in un collo di bottiglia a causa della "lentezza ed inefficienza del servizio in convenzione con Poste Italiane", senza contare poi il tempo che ci vuole per depositare impronte e documenti in Questura. "In alcune province sono solo un centinaio i permessi finora consegnati. Si tratta di numeri irrisori rispetto alla mole delle domande che continuano ad accumularsi. Durante questo iter è evidente che il valore della ricevuta di inoltro rilasciata dalle Poste è molto precario e insufficiente, specie per i datori di lavoro".
A questo calvario è sottoposto anche chi deve solo aggiornare i dati del suo permesso di soggiorno, quando invece si potrebbe facilitare l’autocertificazione presso gli uffici anagrafici, "come previsto anche in alcune direttive europee e nel rispetto di un principio di uguaglianza di trattamento tra cittadini italiani e stranieri regolarmente soggiornanti". Anche il rinnovo dovrebbe essere regolato da una procedura più snella, "che eviti – propone Caritas – le duplicazioni della documentazione e consenta tempi più rapidi e costi più contenuti".
Come uscire dall’emergenza? "Prevedendo, in questa fase che precede la riforma normativa, il coinvolgimento dei Comuni o altre organizzazioni e associazioni nella gestione delle pratiche".
(20 marzo 2007)
Elvio Pasca


