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Permessi. Protesta a Roma: “Rinnovi lentissimi, basta con le Poste”

Occupato pacificamente un ufficio postale. “Quanti sanno che, dopo mesi di attesa, chi prova a rispettare la legge si vede arrivare un permesso già scaduto?”

ROMA – Continuano le proteste sulle inefficienze nei rinnovi dei permessi di soggiorno, anche a fronte dei dati che arrivano dal ministero dell’Interno: all’inizio di settembre i documenti pronti erano poco più di 120mila, a fronte di oltre 900mila domande presentate. In tutta Italia ci sono quindi 800mila cittadini stranieri che hanno in tasca solo il cedolino.

Stamattina nella Capitale ha protestato il Coordinamento per Roma democratica e solidale (formato da numerose associazioni di immigrati e di italiani), chiedendo di rompere il contratto con Poste Italiane e trasferire le competenze relative ai permessi a Comuni e Municipi.

La piazza è quella di San Silvestro, a pochi passi dal Parlamento. Gli organizzatori non nascondono la scelta oculata, guidata anche dalla speranza che qualche parlamentare vi faccia una capatina. E già, perché secondo i manifestanti “i politici vanno sensibilizzati” sull’ argomento. A manifestare sono circa in duecento. Hanno occupato “pacificamente” l’ufficio postale, con tanto di tende dentro e fuori l’edificio, ma senza bloccare il servizio degli sportelli o ostacolare i clienti.

Nei volantini che passano di mano in mano ci si chiede: “Quanti italiani sanno che grazie all’accordo firmato dal precedente governo, il rinnovo del permesso di soggiorno costa ad ogni immigrato oltre 72 euro? Quanti sanno che le Poste Italiane, dopo aver ottenuto la convenzione che permetterà all’azienda di incassare diversi milioni di euro, non sono riuscite a mantenere l’impegno di velocizzare le pratiche? Quanti sanno che, dopo mesi di attesa, chi prova a rispettare la legge si vede arrivare un permesso già scaduto?”.

E cosi’ via con altri “Quanti sanno…?” la cui risposta ipotizzata è “ non molti”, ma probabilmente ancor più grave sarebbe se la domanda fosse “A quanti importa…?”. Dunque “pochi – dice il volantino – perché si preferisce parlare del pericolo derivante dalla presenza di lavavetri e ambulanti che non hanno trovato migliore lavoro. Pochi perché si preferisce ignorare l’esistenza di un popolo di invisibili…Perché si preferisce distrarre l’opinione pubblica evocando foschi scenari di metropoli a rischio”.

Intanto i manifestanti hanno ottenuto un primo risultato, con il via libera a un incontro con i rappresentanti della Prefettura, del Comune e del Ministero dell’Interno. Spiega Zribi Hamadi, responsabile Immigrazione, nell’area romana, del Partito di rifondazione comunista: “Protestiamo contro una mancanza di rispetto verso la popolazione degli immigrati in Italia. Aspettare otto mesi per vedere rinnovato un documento necessario per vivere e lavorare in Italia è ridicolo. Questo, poi, è l’unico paese dove questa pratica ha un costo. Che i 72,12 euro sono una rapina agli immigrati lo ha confermato anche il ministro Amato. Ma la situazione resta la stessa”.

(26 settembre 2007)

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