Roma, 21 gennaio 2026 – Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, il decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2024/1233 del Parlamento europeo e del Consiglio, adottata il 24 aprile 2024, che introduce una procedura unica di domanda per il rilascio del permesso unico di soggiorno e lavoro per i cittadini di Paesi terzi. L’obiettivo è rendere il sistema più semplice, trasparente ed efficiente, assicurando al contempo un insieme comune di diritti ai lavoratori extra-UE che soggiornano regolarmente in uno Stato membro.
Secondo il comunicato di fine seduta, il decreto semplifica radicalmente l’iter amministrativo, fissando in 90 giorni il termine massimo per la conclusione della procedura di rilascio del permesso unico, salvo casi eccezionali. Si tratta di una riduzione significativa dei tempi che mira a dare certezza a lavoratori e imprese, riducendo ritardi e passaggi burocratici.
Una delle novità centrali riguarda l’obbligo di trasparenza in capo al datore di lavoro: quest’ultimo dovrà informare tempestivamente il lavoratore straniero su ogni comunicazione relativa al nulla osta. Una misura pensata per rafforzare la tutela informativa e prevenire asimmetrie che possono favorire abusi.
Il provvedimento introduce inoltre una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro. Il titolare di permesso unico potrà cambiare datore di lavoro durante la validità del titolo, previa notifica alle autorità competenti, senza dover riavviare l’intera procedura. Un passaggio chiave per favorire mobilità, continuità occupazionale e integrazione.
Importante anche la disciplina in caso di disoccupazione: il permesso non verrà revocato e il lavoratore potrà rimanere sul territorio nazionale per un periodo minimo di tre mesi al fine di cercare una nuova occupazione. La norma rafforza le tutele contro lo sfruttamento lavorativo, riduce il rischio di irregolarità e sostiene percorsi di inserimento regolare.
Con questo via libera preliminare, l’Italia compie un passo concreto verso l’allineamento alla normativa europea, puntando su semplificazione, diritti e integrazione come assi portanti della gestione del lavoro dei cittadini di Paesi terzi.


