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Phone center: il Tar di Brescia boccia la legge regionale

I gestori dei phone center sono pronti a fare ulteriori ricorsi al Tar e a chiedere il risarcimento dei danni nel caso che con la nuova legge regionale arrivassero multe o chiusure

BRESCIA – "Dubbia legittimità costituzionale".

Con questa motivazione la sezione di Brescia del Tar della Lombardia ha dato ragione a dieci gestori di Phone center bresciani che si opponevano alla chiusura dei loro negozi perché non in regola con la legge regionale n° 3 del 2006.

I giudici hanno così annullato le ordinanze comunali che avevano sospeso l’attività dei Phone center perché non in regola con l’articolo 8 della legge regionale – quello sui requisiti igienico sanitari – che ha stabilito come ultimo termine per l’adeguamento il 22 marzo prossimo.

L’articolo della legge citato dal Tar – il n° 8 – prevede undici requisiti che i phone center devono avere per essere in regola: in particolare, la presenza di due servizi igienici – uno per i dipendenti, uno per i clienti -, l’assenza di barriere architettoniche e presenza di almeno una cabina fruibile da disabili, la superficie minima di un metro quadrato per ogni cabina telefonica e uno spazio di attesa all’interno del locale di almeno nove metri quadrati.

"Ci chiedono di creare almeno due bagni nei locali sotto i 60 metri quadrati, tre bagni per gli spazi più ampi. Inoltre ci viene vietato di abbinare i servizi telefonici con attività di money transfer o di internet point. In questo modo si provocherà la chiusura del 90 per cento delle attività", lamenta Eugenio Paschetta, presidente Assiphoc. Forti della sentenza del Tar di Brescia, i gestori dei phone center sono pronti a fare ulteriori ricorsi al Tar e a chiedere il risarcimento dei danni in caso dal 23 marzo si procedesse con multe o chiusure.

Nei giorni scorsi il consiglio regionale lombardo ha bocciato la richiesta del centrosinistra di prorogare di un anno l’entrata in vigore della nuova legge sui phone-center.
Molti dei 2.400 negozi lombardi, quindi, dal prossimo 23 marzo dovranno chiudere.

La risposta dei titolari degli esercizi, in gran parte immigrati, non si è fatta attendere: da qualche giorno diversi titolari hanno iniziato lo sciopero della fame all’esterno del Pirellone. "È una legge ingiusta, che colpisce soprattutto gli extracomunitari. Ora che cosa facciamo? Per noi è la fine".

(16 marzo 2007)

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