"Distorce la concorrenza". Sotto accusa i requisiti igienico-sanitari e la localizzazione dei negozi affidata ai Comuni
ROMA – Non bastavano le pronunce del Tar e la spada di Damocle dell’incostituzionalità, la legge sui phone center in vigore da qualche mese in Lombardia ora se la deve vedere anche con l’Antitrust, che l’accusa di non tutelare la concorrenza, andando alla fine a pesare sulle tasche dei consumatori.
Il 6 agosto l’autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inviato ai vertici regionali una segnalazione in cui si chiede di "riesaminare" le nuove norme che introducono "stringenti e onerosi requisiti igienico sanitari e di sicurezza dei locali" ai quali dovevano adeguarsi anche i vecchi phone center, pena la chiusura. L’organismo guidato da Antonio Catricalà punta inoltre il dito contro i Piani di governo del territorio (PGT) con i quali i Comuni dovrebbero fissare la localizzazione dei phone center.
Per essere a norma i phone center Lombardi devono avere almeno due bagni (3 se il locale supera i 60mq), una sala d’attesa e cabine telefoniche di 1 mq, una delle quali attrezzata per i disabili. Solo pochi titolari fino a oggi sono riusciti ad adeguare i loro negozi, sostenendo gli alti costi di ristrutturazione.
All’Antitrust però questi requisiti appaiono "ingiustificatamente restrittivi della concorrenza ed eccedenti le finalità di tutelare la salute e di assicurare una corretta viabilità nei centri urbani". I due bagni, ad esempio, sarebbero un’esagerazione, considerato che oggi questa dotazione è richiesta a strutture che accolgono molti più clienti come cinema, bar e ristoranti, "ai quali – nota Catricalà – i phone center non possono essere assimilati".
Le nuove norme fanno lievitare i costi di apertura e gestione di un phone center, "senza che sia identificabile un immediato collegamento tra i vincoli introdotti e la qualità del servizio fornito, anche sotto il profilo igienico – sanitario e di sicurezza". Rischiano quindi di rimanere sul mercato solo gli operatori in grado di sostenere queste spese, così il prezzo finale per il consumatore crescerebbe, mentre lo stesso non potrebbe dirsi per la qualità del servizio.
Far poi decidere ai Comuni dove localizzare i phone center vuol dire mettere dei limiti quantitativi alla presenza di questi esercizi, considerato anche che finchè il Comune non adotta Piani di governo del territorio non se ne possono aprire di nuovi. Questo per l’Autorità è in contrasto "sia con le esigenze di salvaguardia della concorrenza, sia con le norme del decreto 4 luglio 2006, n. 223 (il c.d primo decreto Bersani-Visco) che esonera lo svolgimento delle attività commerciali dal rispetto di distanze minime obbligatorie tra attività appartenenti alla medesima tipologia di esercizio".
La segnalazione dell’Antitrust
(16 agosto 2007)
Elvio Pasca


