Nel 2025 effettuati 4.784 rimpatri forzati, ma solo 1.732 a partire dai centri. ActionAid: aumentano trattenimenti e costi, mentre cala l’efficacia dei CPR.
Roma, 2 ottobre 2026 – Nel 2025 l’Italia ha eseguito 4.784 rimpatri forzati, ma soltanto 1.732 hanno riguardato persone trattenute nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). La maggior parte degli allontanamenti, 3.052, è stata invece effettuata nei confronti di persone che non erano mai entrate in un CPR.
È quanto emerge dal rapporto “Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025”, realizzato da ActionAid Italia insieme al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e pubblicato con l’aggiornamento della piattaforma open data Trattenuti.
Secondo i dati raccolti attraverso richieste di accesso rivolte ai ministeri e alle prefetture, nel 2025 si sono registrati 6.835 ingressi nei CPR, il valore più alto del periodo analizzato. Il rapporto tra persone trattenute e rimpatriate dai centri si ferma così al 25,3%.
Il report mette in evidenza una tendenza particolarmente significativa nel confronto con il 2022. Tre anni fa erano operativi dieci CPR, con 6.457 ingressi e 3.154 rimpatri effettuati a partire dai centri. Nel 2025 le strutture operative sono salite a undici e gli ingressi sono aumentati, mentre i rimpatri dai CPR sono scesi a 1.732, con una diminuzione del 45,1%.
Nello stesso periodo, tuttavia, i rimpatri forzati complessivi sono cresciuti del 22,2%, passando da 3.916 a 4.784. L’aumento, secondo l’analisi, è dovuto soprattutto agli allontanamenti effettuati al di fuori dei CPR, passati da 762 nel 2022 a 3.052 nel 2025. Per ActionAid questi numeri mettono in discussione l’efficacia del sistema di detenzione amministrativa come strumento funzionale al rimpatrio.
«Qual è il vero obiettivo dei CPR?», domanda Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni dell’organizzazione. Secondo Coresi, i dati del Ministero dell’Interno mostrerebbero come l’aumento della capacità detentiva non si traduca automaticamente in un maggior numero di rimpatri effettuati attraverso i centri.
Crescono i giorni di trattenimento per ogni rimpatrio
Il rapporto introduce anche un indicatore volto a misurare l’intensità della detenzione, mettendo in relazione le giornate complessive di trattenimento con il numero di rimpatri eseguiti dai CPR.
Tra il 2018 e il 2024 il dato oscillava, secondo ActionAid, tra circa 62 e 84 giornate di trattenimento per ogni rimpatrio. Nel 2025 il valore sarebbe invece salito a circa 148 giorni, quasi il doppio rispetto agli anni precedenti.
Il rapporto segnala inoltre che, tra il 2018 e il 2024, oltre 2.000 persone sarebbero state trattenute pur in assenza di concrete prospettive di allontanamento, anche a causa della mancanza di accordi bilaterali tra l’Italia e alcuni Paesi di origine.
Oltre 217 milioni di euro spesi dal 2018
Accanto ai costi umani, l’analisi prende in considerazione anche quelli economici. Tra il 2018 e il 2025, secondo il report, la spesa per il sistema detentivo — comprendendo CPR e Ctra, i centri di trattenimento per richiedenti asilo sottoposti a procedura di frontiera — avrebbe raggiunto almeno 217,1 milioni di euro.
Il solo triennio 2023-2025 concentrerebbe il 66,2% della spesa complessiva sostenuta negli otto anni presi in esame. Il costo del sistema di trattenimento, calcolato in rapporto a ciascun rimpatrio effettuato dai centri, sarebbe inoltre passato da circa 6.455 euro nel 2023 a 16.560 euro nel 2025, con un incremento del 156,5%.
Dal 2015 al 2025, 66mila rimpatri su 302mila provvedimenti
Il rapporto amplia infine lo sguardo all’intero decennio 2015-2025. In questo periodo sarebbero stati adottati circa 302mila provvedimenti di allontanamento, a fronte di circa 66mila rimpatri complessivi.
Nel dato sono comprese diverse forme di ritorno: rimpatri forzati, rientri autonomi delle persone destinatarie di un provvedimento di espulsione e programmi di rimpatrio volontario assistito. In media, secondo l’elaborazione presentata da ActionAid, sono stati quindi effettuati circa 22 rimpatri ogni 100 provvedimenti di allontanamento.
L’organizzazione richiama in particolare l’attenzione sul rapporto tra detenzione amministrativa e rimpatrio, sottolineando come il trattenimento rappresenti una misura eccezionale che, secondo la normativa, deve essere collegata alla concreta possibilità di eseguire l’allontanamento.
Il rapporto riapre così il dibattito sull’efficacia, sui costi e sulle finalità dei CPR, in una fase in cui il sistema dei centri di permanenza per il rimpatrio continua a essere al centro delle politiche italiane in materia di immigrazione.


