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Rimpatri volontari assistiti, il governo modifica le regole: meno vincoli sugli intermediari

Roma, 27 aprile 2026 – Il governo interviene nuovamente sul tema dei rimpatri volontari assistiti, introducendo correttivi significativi al quadro normativo definito solo pochi mesi fa. Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato un nuovo decreto-legge che modifica alcune disposizioni già contenute nel decreto del 24 febbraio 2026, con l’obiettivo di rendere più flessibile e operativa la gestione delle procedure.

Il cuore dell’intervento riguarda i soggetti autorizzati ad assistere i cittadini stranieri nella richiesta di accesso ai programmi di rimpatrio volontario assistito. Se nella versione precedente la funzione era riservata esclusivamente agli avvocati, il nuovo testo elimina questo vincolo, aprendo di fatto la possibilità anche ad altre figure di svolgere questo ruolo. Una scelta che punta ad ampliare la platea degli operatori coinvolti e, nelle intenzioni dell’esecutivo, a velocizzare le pratiche.

Cambia anche il meccanismo legato al compenso per l’attività di assistenza. Il contributo previsto, pari a circa 615 euro, non sarà più vincolato all’effettiva partenza del migrante, ma alla conclusione del procedimento amministrativo. Una modifica non secondaria, che ridefinisce l’incentivo economico spostandolo dalla fase finale del rimpatrio alla gestione della pratica.

Il decreto interviene inoltre su un altro punto sensibile: viene eliminato ogni riferimento al Consiglio Nazionale Forense, che nella normativa precedente era indicato tra i soggetti coinvolti nella gestione dei programmi e nella ripartizione dei compensi. La nuova impostazione centralizza maggiormente le decisioni, attribuendo al Ministero dell’Interno il compito di definire, tramite un successivo decreto, i criteri per individuare i soggetti autorizzati all’assistenza e le modalità di erogazione dei compensi.

La riforma si inserisce in un contesto più ampio di revisione delle politiche migratorie, in cui i rimpatri volontari assistiti rappresentano uno degli strumenti utilizzati per gestire i flussi e favorire il rientro nei Paesi di origine in modo non coercitivo. Resta ora da capire quali saranno, in concreto, le figure che potranno operare sul campo e come verranno strutturati i nuovi criteri ministeriali.

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