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Scuola, tetto del 30% agli studenti stranieri nelle classi prime: il decreto arriva in Consiglio dei ministri

Il limite riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana che non hanno maturato un determinato percorso nel sistema scolastico italiano. Nel provvedimento anche il divieto di volto coperto a scuola e sanzioni fino a mille euro.

Roma, 24 settembre 2026 – Un tetto del 30% nelle classi prime per alcune categorie di studenti con cittadinanza non italiana e il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto. Sono alcune delle principali misure contenute nella bozza del decreto scuola arrivata il 24 settembre all’esame del Consiglio dei ministri.

Il provvedimento precisa innanzitutto quali studenti rientreranno nel limite, restringendo l’ambito rispetto a un generico riferimento agli “alunni stranieri”. Nella scuola primaria, il numero degli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia o non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia non potrà superare il 30% degli iscritti in ciascuna classe prima.

Per le scuole secondarie di primo e secondo grado il criterio cambia: il limite interesserà gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo per almeno tre anni scolastici il sistema nazionale di istruzione. L’obiettivo indicato dal governo è legare quindi l’applicazione della soglia anche al percorso scolastico svolto in Italia e, indirettamente, al grado di inserimento linguistico degli studenti.

Secondo i dati relativi all’anno scolastico 2024-2025 riportati dal Corriere della Sera, gli alunni con background migratorio erano poco più di 931 mila, pari all’11,6% del totale, e circa due terzi erano nati in Italia. Sempre secondo il quotidiano, soltanto in circa mille classi su 300 mila gli studenti stranieri di prima generazione superavano già la quota del 20%.

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara aveva anticipato che la conoscenza dell’italiano e il percorso scolastico sarebbero stati elementi centrali della nuova disciplina. Il governo punta inoltre a rendere il limite più vincolante rispetto alla circolare emanata nel 2010 dall’allora ministra Mariastella Gelmini, prevedendo comunque deroghe nei casi in cui non sia concretamente possibile trasferire gli studenti in scuole vicine.

Stop a burqa e niqab nelle attività scolastiche

Il decreto interviene anche sulla copertura del volto. La bozza vieta, salvo specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza, di prendere parte alle attività curriculari ed extracurriculari e agli incontri nell’ambito dei rapporti tra scuola e famiglia con il volto coperto o comunque in condizioni che non consentano il riconoscimento della persona.

Per la violazione è prevista una sanzione amministrativa compresa tra 200 e 1.000 euro. Se a violare il divieto è un minorenne, la sanzione viene applicata al genitore. La misura riguarda quindi non soltanto gli studenti, ma anche le attività scolastiche che coinvolgono le famiglie.

Il confronto con il Quirinale

Il testo arriva dopo giorni di confronto politico e di interlocuzioni tra Palazzo Chigi, ministero dell’Istruzione e uffici giuridici del Quirinale. Al centro dell’attenzione del Colle c’è soprattutto la necessità di garantire il diritto allo studio previsto dall’articolo 34 della Costituzione e di evitare che l’applicazione delle nuove soglie produca esclusioni nei territori nei quali non esistono alternative scolastiche concretamente accessibili.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inaugurando l’anno scolastico ad Amatrice, aveva ricordato che la scuola “è aperta a tutti” e deve contribuire alla coesione sociale e all’integrazione, evitando la formazione di ghetti. Il governo, dal canto suo, sostiene che una distribuzione più equilibrata degli studenti e il rafforzamento dell’apprendimento dell’italiano possano favorire proprio l’integrazione e il funzionamento delle classi.

Il decreto segna dunque un cambiamento rispetto alla disciplina amministrativa precedente: il tetto non viene riferito indistintamente a tutti gli studenti con cittadinanza straniera, ma viene collegato alla nascita in Italia e alla precedente frequenza del sistema scolastico nazionale. L’applicazione concreta delle nuove regole, comprese le eventuali deroghe e la gestione delle scuole che già superano le soglie previste, sarà uno dei principali aspetti da verificare con il testo definitivo del provvedimento.

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