Presidio nel porto partenopeo in solidarietà con la nave della Ong tedesca, sottoposta a 45 giorni di fermo e a una multa di 7.500 euro. Mediterranea Saving Humans contesta la richiesta di coordinamento con le autorità libiche. Il governo: «Le regole vanno rispettate».
Roma, 27 agosto 2026 – Continua lo scontro tra il governo italiano e le organizzazioni non governative impegnate nelle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. Al centro della nuova polemica c’è la Sea-Watch 5, nave della Ong tedesca Sea-Watch, sottoposta a un fermo amministrativo di 45 giorni e a una sanzione di 7.500 euro dopo l’ultima missione di salvataggio.
Mercoledì 26 agosto, nel porto di Napoli, si è svolto un presidio di protesta e solidarietà promosso da Mediterranea Saving Humans, al quale hanno partecipato anche rappresentanti di Emergency. La nave si trova ferma nello scalo partenopeo dopo aver sbarcato sei migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale, tre dei quali minori non accompagnati.
Dal presidio è arrivata una dura denuncia dell’equipaggio. Un portavoce della Sea-Watch 5 ha ricordato che durante la missione, oltre alle sei persone tratte in salvo, l’equipaggio ha individuato otto corpi senza vita in mare. La decisione delle autorità italiane di fermare la nave viene giudicata dall’organizzazione una forma di criminalizzazione del soccorso civile: «Il salvataggio in mare non è un crimine», è il messaggio lanciato dall’equipaggio.
Il caso nasce dal mancato coordinamento con la Libia
Alla base del provvedimento c’è quanto accaduto il 13 agosto, quando la Sea-Watch 5 ha soccorso sei persone in acque internazionali. Secondo la ricostruzione della Ong, dopo il salvataggio furono informate le autorità italiane e quelle degli altri Paesi europei interessati, ma non il centro libico di coordinamento del soccorso marittimo.
Sea-Watch non contesta questo punto, ma sostiene che si sia trattato di una scelta deliberata. L’organizzazione considera infatti le autorità libiche un interlocutore non affidabile per le operazioni di soccorso e riferisce che, poco dopo l’intervento, uomini armati presenti su un’altra imbarcazione avrebbero minacciato l’equipaggio intimandogli di lasciare l’area.
È proprio su questo aspetto che si concentra la contestazione di Mediterranea Saving Humans. La presidente nazionale Laura Marmorale, intervenuta al presidio di Napoli, ha criticato la richiesta rivolta alla Sea-Watch 5 di coordinarsi con la Guardia costiera libica, sostenendo che il diritto internazionale impone innanzitutto l’obbligo di prestare soccorso alle persone in pericolo in mare.
Secondo Mediterranea, inoltre, il sistema di cooperazione con la Libia pone un problema più ampio: quello del destino delle persone intercettate e riportate nel Paese nordafricano, dove da anni organizzazioni internazionali e umanitarie denunciano gravi violazioni dei diritti dei migranti.
Piantedosi: «Le operazioni devono essere coordinate dagli Stati»
Di segno opposto la posizione del governo. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso il fermo, sostenendo che la nave non avrebbe rispettato gli obblighi previsti dalla normativa italiana durante le operazioni in mare.
Per il titolare del Viminale, le attività di ricerca e soccorso devono essere coordinate dalle autorità statali competenti e non possono essere gestite autonomamente dalle Ong. Piantedosi ha quindi definito il comportamento della Sea-Watch 5 una violazione delle norme, confermando i 45 giorni di fermo e la multa da 7.500 euro.
Anche il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti è intervenuto sulla vicenda, ribadendo che le organizzazioni private non possono scegliere autonomamente quali disposizioni rispettare. Il governo Meloni inserisce il provvedimento nella propria strategia di contrasto all’immigrazione irregolare e ai trafficanti di esseri umani.
Un nuovo capitolo dello scontro sulle Ong
Il caso della Sea-Watch 5 riapre così una controversia che accompagna da anni la gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo. Da una parte il governo sostiene la necessità di fissare regole più rigide per le navi umanitarie, rivendicando il ruolo centrale degli Stati nel coordinamento delle operazioni. Dall’altra, le Ong denunciano norme che, a loro giudizio, limitano concretamente la capacità di salvare vite e finiscono per ridurre la presenza delle navi di soccorso nelle aree più pericolose.
La Sea-Watch 5 resterà ora ferma mentre prosegue il confronto politico e giuridico sul provvedimento. Intanto, davanti alla nave immobilizzata nel porto di Napoli, i partecipanti al presidio hanno sintetizzato la loro posizione in uno degli striscioni esposti durante la manifestazione: «Noi proteggiamo le persone e non i confini».
La vicenda mette ancora una volta in evidenza il nodo irrisolto della politica migratoria europea: stabilire come conciliare controllo delle frontiere, obblighi di soccorso in mare e tutela dei diritti fondamentali, mentre nel Mediterraneo centrale continuano a registrarsi naufragi e morti lungo una delle rotte migratorie più pericolose al mondo.


