Un telegramma del Viminale illustra le novità. Ma negli aeroporti non sono ancora attrezzati
ROMA – Dal 2 giugno, chi arriva in Italia per visite, turismo, affari o studio per massimo tre mesi non deve più chiedere il permesso di soggiorno, ma solo comunicare la sua presenza alle autorità.
È l’effetto del legge 68/2007, che disciplina i soggiorni di breve durata dando un buon taglio alla burocrazia che finora aveva appesantito questo tipo di ingressi. Lunedì scorso dal dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno è partito un "telegramma urgentissimo" che informa Questure e Polizia di Frontiera delle novità.
"Lo straniero – sottolinea il Viminale – deve dichiarare la sua presenza sul territorio nazionale all’ufficio di polizia di frontiera al momento dell’ingresso, in caso di provenienza da Paesi diversi da quelli dell’aera Schengen, ovvero, al Questore della provincia in cui si trova, in caso di provenienza da uno di tali Paesi. Tale dichiarazione di presenza dovrà essere effettuata secondo le modalità che saranno definite con decreto del Ministero dell’Interno".
Il fatto che questo decreto non sia stato ancora stato pubblicato non vuol dire che i cittadini stranieri siano esentati dalla dichiarazione e oggi chi non la presenta rischia l’espulsione come tutti gli altri clandestini. Il decreto introdurrà semplicemente una procedura uniforme in tutta Italia, che probabilmente si tradurrà nella semplice autocertificazione simile a quella che stanno già accettando le varie Questure: a Milano, ad esempio, si indicano i propri dati anagrafici, il giorno e il valico attraverso il quale si è arrivati in Italia e dove si soggiornerà.
Pare invece che la legge non sia ancora applicata alla lettera dalla polizia di frontiera. Da un giro di telefonate che abbiamo fatto ieri tra i principali aeroporti italiani, viene fuori che questi dirottano sulle Questure,per la dichiarazione di presenza, anche i cittadini stranieri che arrivano da Paesi non schengen. "Non siamo ancora tecnicamente attrezzati per raccogliere le dichiarazioni" ci spiegava un operatore di polizia a Malpensa.
Andrebbe infine aggiornato anche il sito internet www.portaleimmigrazione.it, gestito da Viminale, Poste, Patronati e Anci, che non riporta ancora le novità sui permessi per visite, turismo, affari o studio. C’è il rischio che qualcuno presenti ancora le domande all’ufficio postale, rimettendoci quasi 70 euro, quando basterebbe una dichiarazione gratuita.
(8 giugno 2007)
Elvio Pasca


