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Tetto agli alunni stranieri, Meloni cita Mattarella: «Da ministro chiedeva di non concentrarli nelle stesse classi»

Roma, 23 settembre 2026 – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni difende il progetto del governo per limitare la concentrazione degli studenti stranieri nelle classi e chiama in causa un precedente che riguarda direttamente Sergio Mattarella. Quando l’attuale capo dello Stato era ministro dell’Istruzione, tra il 1989 e il 1990, furono infatti emanate circolari che raccomandavano una distribuzione equilibrata degli alunni stranieri nelle classi.

Ospite di Bruno Vespa, Meloni è intervenuta dopo le parole pronunciate da Mattarella ad Amatrice, dove il presidente della Repubblica aveva sottolineato la necessità che la scuola contribuisca a superare le divisioni e non produca nuovi ghetti. La premier ha respinto l’interpretazione secondo cui quelle dichiarazioni rappresenterebbero una critica indiretta alla proposta dell’esecutivo.

Secondo Meloni, l’obiettivo del governo sarebbe anzi coerente con il principio richiamato dal capo dello Stato: evitare che nelle singole classi si creino concentrazioni tali da rendere più difficile l’integrazione e l’apprendimento dell’italiano. La presidente del Consiglio ha ricordato che Mattarella, da ministro dell’Istruzione nel governo Andreotti, firmò circolari che invitavano a distribuire gli studenti stranieri tra classi diverse.

Le disposizioni dell’epoca risalgono al 1989-1990. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, indicavano tra l’altro l’opportunità di evitare la concentrazione degli studenti stranieri e facevano riferimento a un massimo di cinque alunni appartenenti allo stesso gruppo linguistico all’interno di una classe. Il contesto normativo e scolastico di allora era però diverso da quello attuale e quelle indicazioni non coincidevano necessariamente con il meccanismo oggi allo studio del governo.

La proposta dell’esecutivo dovrebbe infatti concentrarsi soprattutto sugli studenti che non possiedono un’adeguata conoscenza dell’italiano. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha spiegato che il criterio linguistico sarà centrale e che saranno individuati parametri oggettivi per stabilire a quali studenti applicare le nuove disposizioni.

Meloni ha indicato nel 30% la soglia prevista per gli studenti che non parlano adeguatamente italiano, sostenendo che una distribuzione più equilibrata possa favorire l’integrazione e impedire la formazione di classi caratterizzate da forti difficoltà linguistiche.

Sul provvedimento resta aperto il confronto istituzionale. Dal Quirinale, secondo quanto riferito dal Corriere, non emergerebbe una contrarietà di principio a misure volte a evitare concentrazioni eccessive, ma viene sottolineata l’esigenza di norme attentamente ponderate e rispettose del diritto allo studio.Il tema è destinato quindi a rimanere al centro del dibattito politico: da una parte il governo rivendica la necessità di intervenire sulla composizione delle classi e sull’apprendimento dell’italiano, dall’altra il confronto riguarda modalità e garanzie con cui applicare eventuali limiti senza compromettere il diritto all’istruzione e l’inclusione degli studenti.

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