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Ucraina, nell’Ue 4,43 milioni di persone sotto protezione temporanea: in Italia sono circa 54 mila

I nuovi dati Eurostat mostrano un aumento dello 0,5% in un mese. Germania, Polonia e Cechia ospitano quasi il 60% dei beneficiari. Minori quasi un terzo del totale

Roma, 14 settembre 2026 – Sono 4,43 milioni le persone fuggite dall’Ucraina che alla fine di luglio 2026 beneficiavano della protezione temporanea nell’Unione europea. Il numero continua a crescere, anche se a un ritmo contenuto: rispetto alla fine di giugno i beneficiari sono aumentati di 19.945 unità, pari allo 0,5%. È quanto emerge dagli ultimi dati pubblicati da Eurostat, che restituiscono la fotografia di uno dei maggiori fenomeni di sfollamento che l’Europa abbia affrontato negli ultimi decenni.

La distribuzione tra gli Stati membri resta molto disomogenea. La Germania è nettamente il primo Paese di accoglienza, con 1.290.225 persone, pari al 29,1% del totale europeo. Segue la Polonia con 953.060 beneficiari, il 21,5%, mentre la Cechia ne ospita 395.225, pari all’8,9%. Complessivamente questi tre Paesi accolgono quasi sei persone su dieci tra quelle protette nell’Unione.

L’Italia si colloca su livelli molto più contenuti: al 31 luglio risultavano 53.975 beneficiari, circa l’1,2% del totale Ue. Anche rapportando il dato alla popolazione residente, il peso nel nostro Paese è relativamente basso, inferiore a 2,5 beneficiari ogni mille abitanti, contro una media europea di 9,8.

La situazione cambia radicalmente nei Paesi dell’Europa centro-orientale. La Cechia registra l’incidenza più alta dell’Unione, con 36,2 persone sotto protezione temporanea ogni mille abitanti, seguita dalla Slovacchia con 27,5 e da Cipro con 26,7. Sono dati che mostrano come l’impatto dell’accoglienza non dipenda soltanto dai numeri assoluti, ma anche dalla dimensione demografica dei singoli Stati.

Tra giugno e luglio il numero dei beneficiari è cresciuto in 23 dei 26 Paesi Ue per i quali sono disponibili dati. Gli aumenti maggiori in termini assoluti sono stati registrati in Cechia, con 4.415 persone in più, Romania (+4.055) e Germania (+3.995). In controtendenza Polonia, Francia e Cipro: la Polonia ha registrato una diminuzione di 8.110 unità, la Francia di 475 e Cipro di 110. Eurostat avverte tuttavia che le procedure con cui i diversi Stati cancellano dalle statistiche chi non beneficia più della protezione non sono uniformi e possono quindi influenzare le variazioni mensili.

Il profilo demografico conferma inoltre la forte presenza di donne e minori. I cittadini ucraini rappresentano oltre il 98,5% dei beneficiari. Le donne adulte sono il 43,4% del totale, gli uomini adulti il 27,1%, mentre i minori costituiscono il 29,4%: quasi una persona su tre.

Il regime europeo di protezione temporanea è stato attivato nel marzo 2022, pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina. Si tratta di uno strumento straordinario che consente di garantire rapidamente una tutela collettiva alle persone sfollate, senza passare per le tradizionali procedure individuali di riconoscimento dell’asilo. Il sistema garantisce, tra l’altro, diritto al soggiorno, accesso al mercato del lavoro, all’alloggio, all’assistenza sanitaria e sociale e all’istruzione dei minori.

La protezione è destinata a proseguire ancora a lungo. Lo scorso 15 luglio i Paesi dell’Unione hanno concordato una nuova proroga fino al 4 marzo 2028, un anno oltre la precedente scadenza. Contestualmente è stato stabilito che, nella nuova fase, la protezione dovrà essere concessa alle persone in regola con gli obblighi militari previsti in Ucraina, una scelta motivata dal Consiglio con la necessità di conciliare la tutela degli sfollati con le esigenze di difesa del Paese.

A più di quattro anni dall’inizio della guerra, i numeri mostrano dunque come la presenza degli sfollati ucraini sia ormai diventata una componente strutturale della realtà europea. L’aumento registrato a luglio è limitato, ma il totale rimane superiore a 4,4 milioni e la proroga fino al 2028 conferma che per governi e istituzioni europee la sfida non riguarda più soltanto la risposta all’emergenza: sempre più centrali diventano l’integrazione nel mercato del lavoro, l’istruzione dei minori e la costruzione di percorsi di lungo periodo per chi resterà nell’Unione.

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