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Con la sentenza del 27 giugno 2016, la Corte di Cassazione ha ribadito il diritto fondamentale alla salute del cittadino straniero, che si trovi nel territorio nazionale, indipendentemente della sua regolarità o meno.

La "clandestinità" non è più un reato penale, per cui lo straniero che non rispetta il provvedimento dell'espulsione rischia una sanzione amministrativa ma non il carcere, lo ha ribadito la Corte di Cassazione in merito all'appello presentato dalla Corte di Appello di Perugia.

Roma – 1  marzo 2013 – Dalla Corte di Cassazione arriva una presa di posizione importante riguardo al ricongiungimento delle famiglie straniere "allargate" perché nel Paese di origine vige la poligamia. È tutto scritto nell'ordinanza n° 4984 del 28 febbraio 2013 emessa dalla Corte di Cassazione.

Con la sentenza n. 5056 del 15 marzo 2016, la Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda che ha licenziato il proprio dipendente che rifiutava la modifica del luogo di lavoro. Nella fattispecie, la determinazione del luogo della prestazione lavorativa rientra nella potestà organizzativa del datore di lavoro, specie quando il mutamento del luogo della prestazione disposto è dal domicilio del prestatore alla sede dell'azienda.

altCorte di Cassazione Penale. Sentenza n. 7912 del 4 febbraio 2013 – Chi è stato espulso dall’Italia e rientra nel territorio nazionale senza l’autorizzazione del Ministero dell’Interno commette un reato. Anche se si tratta di un coniuge di cittadino italiano, bisogna dimostrare l’effettiva convivenza, oltre ad ottenere l’autorizzazione del Ministero dell’Interno, prima di rientrare nel territorio per motivi familiari.

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