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Con la sentenza 3884 del 2016, il Consiglio di Stato ha accolto ricorso presentato dal cittadino straniero che si è visto rifiutare la richiesta di conversione del proprio permesso di soggiorno da stagionale a lavoro subordinato perché era scaduto quando la domanda era stata presentata.

Il Consiglio di Stato ha dato ragione alla Questura di Reggio Emilia in merito al diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Dagli atti è risultato che lo straniero, in sede di rinnovo, ha dichiarato di essere domiciliato ad un indirizzo in cui successivamente era risultato irreperibile. Per la precisione, l'interessato era stato assunto in un altra provincia, per cui avrebbe dovuto comunicare la variazione del proprio domicilio alle autorità. 

Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dallo straniero che si è visto annullare il permesso di soggiorno per motivi famigliari dalla. Il motivo è la mancata comunicazione di preavviso di diniego all’interessata, ai sensi dell’art. 10bis della legge n. 241/90, in merito alla falsità dello stato di famiglia presentato per la richiesta del documento di soggiorno.

Un cittadino marocchino, titolare di permesso di soggiorno Ue soggiornante lungo periodo  (ex carta di soggiorno) aveva  richiesto l “aggiornamento” del permesso Ue e la Questura di Pavia, in seguito all’istanza, aveva disposto, non solo la revoca del permesso Ue, ma anche il rifiuto di un permesso di soggiorno.

La questura aveva motivato il rifiuto sulla base dell’esistenza di segnalazioni all’Autorità giudiziaria  a carico del richiedente negli anni precedenti alla richiesta, per i reati di ricettazione, tentato omicidio, lesioni personali e minaccia. Il richiedente, secondo la Questura doveva, pertanto, ritenersi “non integrato nel tessuto sociale e pericoloso per l’ordine pubblico”.

A seguito di una prima conferma da parte del Tar del provvedimento negativo della Questura, il Consiglio di Stato al quale il cittadino marocchino si era appellato, ha dichiarato illegittimo il rifiuto della Questura basandosi sul fatto che l’art. 9 del D. Lgs. 286/98 prevede espressamente che, prima che venga disposta la revoca, occorre fare un preciso giudizio in ordine alla pericolosità dell’interessato, attenendosi anche alla valutazione sull’esistenza di legami familiari e sociali nel territorio.

Scarica la sentenza Consiglio di Stato N. 05024 del 4 novembre 2015

Con la sentenza n. 201305959 il Consiglio di Stato ha chiarito che, nel caso di respingimento del lavoratore che voleva entrare in Italia a seguito di un visto di lavoro subordinato, il datore di lavoro non può presentare la richiesta di appello al diniego d’ingresso dello straniero nel territorio italiano.

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