Idoneità alloggiativa. Come si decide se una casa va bene?  - Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia

l'esperto risponde

Ho chiesto un ricongiungimento per portare in Italia i miei familiari e devo presentare un certificato di idoneità alloggiativa. Come faranno a capire se la mia casa va bene? Da che dipende?

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Roma – 17 marzo 2016 – Il certificato di idoneità alloggiativa è indispensabile per diverse pratiche che riguardano gli immigrati. Si va dal ricongiungimento familiare ai flussi d’ingresso per lavoro, fino al permesso Ce per lungosoggiornanti, la cosiddetta carta di soggiorno. 

Viene rilasciato  dal Comune, che valuta se una casa è adeguata a garantire una vita dignitosa delle persone che la abiteranno. I parametri principali presi come riferimento devono comunque essere validi sia per gli stranieri che per gli italiani e, auspicabilmente, essere gli stessi in tutta Italia. 

È per questo che il ministero dell’Interno, con la circolare 7170 del 18 novembre 2009, ha invitato i Comuni a prendere come riferimento il “Decreto 5 luglio del 1975 del Ministero della sanità  che stabilisce i requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione e che precisa anche i requisiti minimi di superficie degli alloggi, in relazione al numero previsto degli occupanti”. 

Quel decreto stabilisce, tra le altre cose, che l’altezza minima del soffitto deve essere di 2,70 metri, che possono diventare 2,40 m per i corridoi, i disimpegni, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani (oltre i mille metri sul livello del mare) l’altezza minima può però scendere anche a 2,55 m. 

Devono inoltre esserci  almeno 14 metri quadri a testa per i primi 4 abitanti, e 10 mq per ogni abitante dal quinto in poi (quindi, per esempio, una casa per 6 persone dovrebbe essere almeno di 76 mq). Le stanze da letto devono essere di almeno 9 mq, se ci dorme solo una persona, di almeno 14 mq se ci dormono in due.  Anche il soggiorno deve essere di almeno 14 mq e nelle stanze da letto, in  soggiorno e in cucina devono esserci finestre apribili. 

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I parametri cambiano per gli “alloggi monostanza”, cioè per i monolocali. Se abitati da una persona ola, devono avere  una superficie minima, comprensiva dei servizi, non inferiore a mq 28, se però le persone sono due si sale a 38 mq.

Il decreto impone anche che le case siano dotate di riscaldamento, che nelle stanze ci sia illuminazione e un ricambio dell’aria adeguati e che sia garantita l’aspirazione di fumi, vapori  ed esalazioni di cucine e gabinetti. Per ciascun alloggio, inoltre, almeno una stanza da bagno deve essere dotata di vaso, bidet, vasca da bagno o doccia e lavabo.

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