Elsa Lila, nuovo viaggio in musica da Bach ai Balcani - Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia

Nuovi cittadini

L'artista albanese torna a cantare con l'Orchestra Notturna Clandestina. Prima tappa a Roma il 13 maggio. L'intervista a Shqiptariiitalise.com

 

 

Roma 2 maggio 2016 - Era da tempo che non scrivevamo di Elsa Lila, che in tanti ricordiamo quando era poco più di una bambina e vinceva il Festival della Canzone di Tirana. Chi vive in Italia, la ricorda con piacere anche per le emozioni che ci hanno regalato le sue partecipazioni al Festival di Sanremo con “Valeria” (2003) e “Il senso della vita” (2007).

Da qualche anno, Elsa è diventata madre della bellissima Evita e, della sua vita artistica, passata per un po’ in secondo piano, non abbiamo sentito tanto. Come ci spiega, però, non ha mai abbandonato la musica, ha studiato molto, ha partecipato a vari progetti, da colonne sonore per i film a vari concerti e iniziative in cui crede, come, per esempio, i concerti del suo grande amico Olen Cesari.  

Adesso, per il nostro grande piacere, Elsa torna sul serio, da protagonista, in modo molto originale, anche se lei dice di tornare alle origini. Il 13 maggio, insieme all’Orchestra Notturna Clandestina, darà un concerto che sarà un viaggio nella musica colta, “Da Bach ai Balcani”, che comprenderà dalle arie di musica classica barocca fino a dei pezzi di musica tradizionale albanese.

La incontriamo di nuovo e, con la solita gioia, gentilezza e sincerità, ci spiega il suo nuovo grande progetto.

Allora, è da un po’ che non sentiamo di te...

"Vero, era tanto tempo che non facevo un concerto tutto mio, in cui avere tutto il tempo di raccontarsi, spiegarsi e di farsi ascoltare con pazienza e amore, e dove puoi arrivare più vicino alla gente, con la quale in un concerto dal vivo il contatto è diretto,  emozionante! Tutto questo mi mancava"...

"I tanti lavori in studio in questi anni, musiche da film, partecipazione a progetti, concerti e iniziative, mi hanno arricchito di bellissime esperienze umane e professionali. Ma è proprio in questo percorso più intimo e di ricerca e studio in cui sono stata lontana dal pubblico, che ho incontrato Enrico Melozzi, il direttore, ideatore e locomotiva dell'Orchestra Notturna Clandestina, al quale mi lega ormai una lunghissima amicizia e collaborazione. Enrico Melozzi è un violoncellista, compositore, arrangiatore e direttore d'orchestra di grande talento, ma vedendolo e conoscendolo sembra provenire più da una band punk che da un'orchestra classica!"

L’Orchestra Notturna Clandestina, un nome un programma. Di che si tratta e com’è nata la vostra collaborazione?

"Enrico, 3 mesi fa, ha fondato un’orchestra indipendente, fatta di bravissimi musicisti impegnati stabilmente in numerose produzioni artistiche, ma stanchi di eseguire musiche imposte dalla programmazione di questo o quel teatro, di questa o quell'accademia, o chi per la loro musica decideva. L'Orchestra è un'orchestra ''clandestina'' appunto, perché si colloca al di fuori di ogni forma di burocrazia culturale di cui oggi l'Italia è colma, non fa domanda allo stato per finanziamenti o contributi "politici",  ma è un organismo molto più vivente e vibrante di altri, cosiddetti "a norma di legge", o "istituzionali",  che assomigliano a volte più a degli elefanti in fin di vita che si trascinano nel deserto, un deserto fatto da quelle stonature permanenti, che dopo tanti anni sono diventate la normalità, quasi una nota intonata perfettamente...

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