Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia
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Mer, Novembre

Finiti gli sbarchi, Lampedusa ormai è come… l’isola che non c’è; e nel frattempo, si è avuto l’imbarazzante vicenda dello sbarco dei disperati della Diciotti, nave della guardia costiera… italiana impedita di sbarcare in un porto… italiano. Da lì, si è passati all’incriminazione del ministro dell’Interno Matteo Salvini per una sfilza di reati di cui il sequestro di persone. Poi, di fronte all’encefalogramma piatto dell’Unione Europea, è arrivata la Chiesa che si è proposta per dare una mano a “sbrogliare” la matassa di una situazione grottesca che si stava sempre di più infilando in un vero cul-de-sac. Ne ha presi e portati un centinaio a Rocca di Papa mentre l’Albania e l’Irlanda accettavano di papparsene una ventina a testa. Poi succede che, dal centro di accoglienza, una cinquantina di questi cento profughi si sono dati alla fuga e “non si sa(?)” dove siano finiti. Prima non dovevano entrare in Italia, poi qualcuno li ha fatti entrare, poi sono spariti e… niente! Allora ci si ritrova a meditare se in fondo, il gran bordello che si è fatto non fosse interessato piuttosto (come purtroppo succede spesso) a speculare per l’ennesima volta sulla pelle di qualche decina di disgraziati. Come se fosse tutta una “sola”. Che da Lampedusa, si sia passati dall’isola che non c’è a… la sola che c’è? Dopo tutto il (Peter) Pan…demonio politico che si sta creando sull’immigrazione, speriamo di non raccontare che da qualche parte qualcuno che ogni tanto “perde” la… bRocca (di Papa?).
Milton Kwami

Sono anni che si assiste ad una feroce diatriba tra due nuove categorie che potrebbero essere battezzate scherzosamente: “pro-fughi” et “anti-fughi”. Con il risultato di aver trasformato il tutto in una fredda battaglia politica ipocrita, sulla pelle degli stessi profughi, visto che in fin dei conti, la loro condizione non si è poi tanto evoluta, e resta una chimera il coronamento dei loro sogni di una vita migliore nell’eldorado europeo.
Bello sentire le bocche riempirsi di parole inneggianti al fatto che l’accoglienza è “dovuta”, ma la domanda è: perché non si parla e non si denuncia apertamente la scandalosa latitanza dell’Unione Europea, al lato pratico. Giusto criticare aspramente le idee di chiusura proferite e applicate dagli “anti-profughi”, ma si rischia di fare a loro un favore se ciò diventa un alibi per non sottolineare con altrettanto asprezza le mancanze lampanti dell’Europa. Ormai si è tutti concentrati a criticare un’Italia che “non vuole accogliere” e che “chiude i suoi porti”, mentre è in tutta Europa che ci sono barriere, dietro le belle parole e le rimostranze all’unico paese europeo che ha accolto finora più di 700.000 profughi (non preventivamente selezionati). Ci sono tanti muri fisici e non, su tanti confini interstatali del continente europeo: Ventimiglia, Austria, Ungheria, Ceuta e Mellila…
La soluzione è semplice e ce l’ha l’Europa: basterebbe che facesse concretamente (e non solo a parole) applicare il principio della redistribuzione calibrata tra i vari paesi. Ed i mezzi per concretizzare questa ripartizione collegiale, Bruxelles ce l’ha. Ma furbescamente tutto viene, politicamente e mediaticamente, buttato in “caciara” sull’Italia, tralasciando ed evitando di denunciare veramente l’ipocrisia degli altri paesi Ue che tuonano, a lunghezza di giorno, che i profughi vanno accolti ma, in fondo, dimostrano coi loro comportamenti che sotto sotto nessuno se li vuole pigliare. Tanto più che non è sul loro suolo che quei disgraziati sbarcano.
Milton Kwami

Potrebbe sembrare uno scherzo del destino la notizia di una rapina compiuta da alcuni stranieri originari della Georgia, a casa dei genitori di Matteo Salvini. Sì, proprio lui, il Ministro dell’Interno, da tutti riconosciuto per la sua muscolosa politica di gestione dell’immigrazione e della sicurezza. Sfacciataggine o sfiga? Sono stati presi i rapinatori e, per fortuna, non c’è stata nessuna vittima. Ma una domanda che viene in mente e che colpisce è il fatto che tra tutte le innumerevoli case, quei energumeni dovevano andare a rubare proprio a casa di Papa Salvini? Furto eseguito con premeditata goliardia oppure la sfiga che non si augurerebbe nessun ladro? Fatto sta che è stata interrotta la carriera di una banda che pare, da diversi mesi, transumasse tra le città europee compiendo furti in appartamenti. Casa Salvini, scena di rapina da stranieri! Da farci un film: «Indovina chi viene in “scena”… a casa Salvini» (prendendo a prestito il titolo della famosa pellicola con Sidney Poitiers). Andare a rapinare a casa Salvni sarebbe come andare a rubare le armi dentro una caserma o andare a stampare biglietti falsi dentro la zecca dello stato o (con le dovute distanze) andare a chiedere il pizzo nel negozio del boss del racket. Ma come gli è venuto in mente a quei balordi? Vogliamo pensare che non sapevano di operare a casa Salvini. Di certo a saperlo, se le sarebbero date a gambe levate, magari gridando: «Si “Salvini” chi può!»
Milton Kwami

Tante volte si è sentito avanzare da quelli che si “divertono” a sparare agli immigrati la “scusa” che il colpo sarebbe partito “accidentalmente”. L’elenco di questi “incresciosi” episodi è lunghissimo, eccone appena alcuni.

A Roma, una bimba rom è stata ferita dal fucile ad aria compressa di un italiano, il quale risulterà poi essere un ex dipendente dissennato(?) del Senato. Insomma l’autore di questo poco “onorevole” gesto lavorava a Palazzo Madama. (Eh, qua non «va niente bene, Madama… la Marchesa»). E la “giustificazione“ sua? Quel giorno stava in balcone controllando il fucile che s’era inceppato; provando a sbloccarlo, è partito il colpo. (Strano però che egli non sia né sceso in strada dopo lo sparo, né andato dalle forze dell’ordine una volta letto sui giornali la storia).

A Vicenza, è stato colpito un operaio d’origine capoverdiana che lavorava su un ponteggio. Lo sparatore ha raccontato ai carabinieri: «Volevo prendere un piccione» (Sì, e magari… nero, che fa più pendant con la “moda” dello sparare di questi tempi).

A Pistoia, due ragazzini 13enni hanno sparato ad un immigrato gambiano per poi riferire di aver agito per “goliardia” e che comunque l’arma era caricata a… “Salve!” Avranno forse voluto “salutare” lo straniero a modo loro, da bravi figli educati di “buona famiglia” che sono. Ma chissà perché quando vengono acchiappati, si dice sempre che certi teppistelli sono tutti di buona famiglia? (E se loro lo sono, allora Dio ci guardi da quelli che non sono di buona famiglia).

Tanti hanno sparato agli stranieri per poi accampare le più strane scuse. Dei due casi l’uno. O gli stranieri sono dei veri sfigati che puntualmente si trovano sempre a passare di lì, sulla traiettoria del proiettile, proprio nel momento esatto in cui parte “accidentalmente” un colpo dalla canna di un fucile (in confronto, è più alta la probabilità di centrare una palma nel deserto con la macchina). Oppure l’Italia rischia di trasformarsi in una terra di…“sparaculi” (nel senso di gente che dopo averti sparato, fa il paraculo).

In questi ultimi tempi, si sono susseguiti diversi brutti casi delittuosi ai danni e anche ad opera degli immigrati.
Fermo restando la gravità degli episodi, non manca di colpire la loro ripetuta successione e il fatto che uguali tipologie di delitti si siano concentrate in uno stesso periodo, anche se breve. Manco ci fosse stata la mano di un regista occulto ad orchestrarne tempi e modalità.
C’è stato per esempio il funeste week-end del 4 agosto che registrò la strage di 16 braccianti immigranti: tra sabato e lunedì, in due incidenti che hanno coinvolto i furgoni in cui erano trasportati dai caporali, persero la vita, prima 4 vittime poi altre 12. Qualche giorno prima, era morto un altro bracciante maliano, sparato a morte da un italiano.
Dopo c’è stato il periodo degli spari contro degli immigrati, preso a bersaglio da italiani, come in uno scenario da far-west, la cui deriva fu anche stigmatizzata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Poi è arrivato il periodo degli stupri perpetrati da immigrati: ragazzina italiana 15enne stuprata da un senegalese 25enne, a Jesolo; donna italiana 39enne violentata da un senegalese 61enne, a Pescara; turista danese 19enne abusata da un bengalese 37enne...
Ai “fratelli immigrati” aspiranti stupratori, un ammonimento: le donne non si violentano. Mai! Un proverbio italiano dice: “Datti una mano che Dio t’aiuta”. E allora un consiglio gratuito: quando sentite le vostre malsane pulsioni libidinose, non cedete ad esse, non rovinate una vittima ma fate una cosa semplice, aiutatevi a non rovinarvi voi stessi. Fatevi un piacere: «Datevi… una mano!».

Milton Kwami

Migranti minorenni costretti a prostituirsi per entrare in Francia. Questa è la terribile costatazione fatta al confine transalpino dal rapporto dell'ONG Save The Children Italia, intitolato "Piccoli schiavi invisibili 2018".
E la situazione sarebbe peggiorata dopo lo smantellamento del campo profughi del fiume Roya, alla periferia di Ventimiglia (Italia). Più di 16.500 migranti, un quarto dei quali bambini, avrebbero attraversato Ventimiglia nei 9 mesi precedenti aprile 2018. Questi minori sono ad alto rischio di abuso e sfruttamento.
I migranti, in maggioranza ragazze, devono spendere tra i 50 e i 150 euro per essere portati fino in Francia. Una somma che i ragazzi non hanno. Senza denaro, sono quindi costretti a prostituirsi. Talvolta la prostituzione è anche l'unico modo per procurarsi cibo o rifugio.
Secondo Save The Children, più di 1.900 ragazze sarebbero state sfruttate sessualmente in tutto il paese, tra gennaio 2017 e marzo 2018, tra cui 160 bambini. L'immigrazione è una manna per i finanzieri apolidi e i trust transnazionali, ma anche per le mafie dei “passeurs”. In Libia ma anche in Europa...
Molte ragazze vengono trasformate in prostitute di strada, soprattutto quelle nigeriane e rumene, che sono le prime vittime di questo tipo di abusi perpetrati dai “passeurs”, i trafficanti di esseri umani e dai loro propri connazionali.
Secondo la direttrice di Save The Children «bisogna rafforzare i meccanismi di identificazione immediata, le procedure di verifica dell'età, considerando che molte vittime della tratta sono spinte a dichiararsi adulte».
L'immigrazione clandestina, sostenuta da una "intellighenzia" di radical-chic scollegati dalla terribile realtà sul campo, fa molte vittime tra questi poveri immigrati “clandestini” che, per tutti gli Eldorado europei, scoprono l'inferno della prostituzione... sotto il vile e scellerato ricatto di “passeurs” senza scrupoli: «Passi… se me la passi».

A Jesolo, è stato fermato un senegalese di 25 anni per un orribile crimine: lo stupro di una 15enne. Chi ha seguito il relativo servizio sulla Rai avrà colto un sottile elemento di pregiudizio discriminatorio.
Prima ancora che fosse identificato nessuno dagli inquirenti, nella prima versione dei servizi giornalistici di Rainews 24 che hanno accompagnato la notizia di questo ineffabile delitto sessuale, non sarà sfuggito un certo fatto di… pregiudizi nella comunicazione giornalistica. A un certo punto del filmato (che riprendeva le gambe dalla cintola in giù), il commentatore dice: «Sulla vicenda indaga la polizia che è sulle tracce del presunto responsabile descritto dalla giovane come un uomo di colore di bassa statura». E puntualmente… Zac! A corredo di questa frase (forse a ribadire che si tratta prima di tutto di un nero?), guarda caso, appaiono le immagini delle gambe (apparentemente non di qualcuno di “bassa statura”) di un nero con dei pantaloni corti di colore rosa, che cammina sulla spiaggia sabbiosa. Nei servizi successivi poi, riappariranno di nuovo le stesse gambe dell’uomo nero, seduto questa volta, e acconto a lui, si vedono passare le gambe di una ragazza bianca in piedi. Regia studiata, coincidenza fortuita o inconscio di un pregiudizio latente?

Ma poi, l’uomo nero le cui gambe sono state sbattute e date in pasto nel filmato, chi è? Anche perché con quei “inconfondibili” pantaloni rosa, le sue gambe saranno sicuramente state riconosciute dalla gente della zona. Si potrà dire che gli autori del montaggio del filmato sono stati attenti a non fare vedere il viso dell’uomo nero che “cammina” sulla spiaggia, ma forse il problema sta proprio lì. Sarebbe forse stato più corretto aspettare di poter presentare direttamente la sua faccia, una volta identificato (come poi è stato fatto nei servizi successivi, dopo la sua cattura). Se si voleva corroborare i commenti con delle immagini “pertinenti”(?), perché allora tra le due caratteristiche indicate sul sospettato, si è scelto di sottolinearne soltanto una? Il colore di quelle gambe parlava chiaro.

Il servizio diceva: un uomo “di colore”, “di bassa statura”. E per assurdo, tanto per scegliere una sola di queste due caratteristiche indicate (come ha fatto il servizio), inversamente si sarebbe allora potuto rimarcare per esempio, il solo fatto che il sospettato fosse un uomo di “bassa statura” (rigorosamente ripreso di spalle… per la privacy, mi raccomando), e perché no… magari bianco, (tanto, scelta una sola caratteristica su due, la seconda non è determinante). Di certo, non si sarebbe avuto l’effetto “desiderato”.
Comunque, sia ben chiaro; quando il colpevole dello stupro sarà condannato definitivamente, qualora la chiave della gabbia venisse buttata a mare, non si scandalizzerà nessuno...

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