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Sentenza rivoluzionaria a Roma contro il villaggio attrezzato di La Barbuta. “Discriminatorie soluzioni abitative per un’unica etnia”

 
Roma – 9 giugno 2015 - Che lo si chiami “campo rom” o “villaggio attrezzato”, un posto dove far vivere persone appartenenti a un’unica etnia, impedendo di fatto l'integrazione con il resto della popolazione, rimane un ghetto. E i ghetti vanno chiusi, perché sono razzisti
 
Non c’è bisogno delle ruspe leghiste per cancellare una delle vergogne italiane. Basta la legge, quella che ordina di non discriminare. La stessa che il 30 maggio scorso ha portato la seconda sezione del Tribunale Civile di Roma a riconoscere “il carattere discriminatorio di natura indiretta della complessiva condotta di Roma Capitale” nell’”assegnazione degli alloggi del villaggio attrezzato La Barbuta”.
 
Si tratta di un insediamento nato alla fine dello scorso decennio sotto l’amministrazione Rutelli, ma poi trasformato in un grande (e costoso) “villaggio della solidarietà” dal sindaco Gianni Alemanno nel 2012. Subito dopo la sua inaugurazione, l’Associazione 21 luglio e l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione avevano promosso un’azione legale contro il Comune di Roma.
 
Ora, dopo una lunga battaglia legale, il giudice al termine del primo grado ha imposto “la cessazione della condotta discriminatoria nel suo complesso, e la rimozione dei relativi effetti”, in altre parole: La Barbuta va chiuso. L’attuale amministrazione capitolina potrebbe presentare appello, oppure trovare finalmente una soluzione alternativa alla segregazione. 
 
Il tribunale, spiegano le sue associazioni, ha accolto pienamente la loro tesi. “Deve infatti intendersi discriminatoria – si legge nell’ordinanza - qualsiasi soluzione abitativa di grandi dimensioni diretta esclusivamente a persone appartenenti a una stessa etnia, tanto più se realizzata, come nel caso dell’insediamento sito in località La Barbuta, in modo da ostacolare l’effettiva convivenza con la popolazione locale, l’accesso in condizione di reale parità ai servizi scolastici e socio-sanitari e situato in uno spazio dove è posta a serio rischio la salute delle persone ospitate al suo interno”. 
 
“Con una sentenza di grande pregio – commenta l’Asgi - il Tribunale di Roma ha confermato l'illegittimità delle politiche abitative adottate dal governo centrale e da alcune amministrazioni locali nei confronti dei cittadini rom, riaffermando la necessità di superare non solo i “campi” ma anche qualsiasi altra politica abitativa finalizzata alla marginalizzazione e ghettizzazione del popolo rom”.
 
L’Associazione 21 luglio parla di “spartiacque decisivo, oltre il quale ogni azione del Comune di Roma deve indirizzarsi verso il definitivo superamento dei “campi” della Capitale”. “Deve porsi fine all’immobilismo che ha caratterizzato sino ad ora l’Amministrazione Capitolina. In assenza di una repentina azione ci riserviamo ulteriori interventi per dare effetto immediato alla sentenza”.
 
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