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Assegno di maternità e bonus bebè agli immigrati: le novità in arrivo

Roma, 14 gennaio 2022 – Nelle prossime settimane sarà ufficialmente depositata la sentenza della Corte Costituzionale che estende l’assegno di maternità e il bonus bebè agli immigrati che possiedono un permesso di soggiorno superiore ai sei mesi. La novità arriva principalmente per tre motivi: vediamoli nel dettaglio.

Assegno di maternità e bonus bebè: le novità in arrivo

La Corte di Cassazione in passato aveva sollevato alcuni dubbi rispetto alla norma che disciplina l’assegno di maternità e il bonus bebè. Così la Corte Costituzionale si è consultata con la Corte di Giustizia dell’Unione europea, la quale ha confermato i dubbi. In particolare, è stato sottolineato che viene violato il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Ovvero quello che ribadisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale. E sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Inoltre, secondo i giudici, viene violato anche il principio di tutela della maternità contenuto nell’articolo 31.

Si tratta di quello che afferma che “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi. Con particolare riguardo alle amplie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.

Secondo le indicazione dell’Ue, poi, gli Stati membri devono riconoscere gli stessi diritti e parità di trattamento anche ai cittadini di paesi terzi. “Le tutele riconosciute dalla Costituzione e dal diritto Ue, infatti, sono tra loro complementari. Proprio perché legate da un nesso di mutua implicazione e di feconda integrazione”, si leggeva nell’ordinanza 182 redatta da Silvana Sciarra con cui la Consulta si era rivolta alla Corte di giustizia Ue. La Corte di Giustizia Ue, quindi, ha tolto ogni dubbio. Subordinare l’assegno di maternità a un periodo di 5 anni di permanenza nel territorio dello Stato e al possesso di un reddito adeguato e di un alloggio è un’ingiustificata indilcriminazione nei confronti degli stranieri che risiedono legalmente in Italia e ne hanno bisogno. Così si viola, infatti, la direttiva 2011/98 di parità di trattamento tra cittadini europei e cittadini di Paesi terzi, quanto alle prestazioni familiari e all’assegno di maternità. 

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