in

Anche in Veneto una legge anti moschee, “italiano obbligatorio”

Passano le nuove norme volute da Lega Nord e centrodestra. Luoghi di culto relegati in periferia, convenzioni con i Comuni e referendum tra i residenti

 

Venezia – 7 aprile 2016 – Mentre in Lombardia la legge antimoschee perde pezzi sotto i colpi della Corte Costituzionale, il Veneto si dota di una legge tutta sua che complicherà di molto l’apertura di luoghi di culto islamici.   

Fatta qualche modifica al volo con un occhio alla sentenza della Consulta, la maggioranza di centrodestra guidata dalla Lega Nord l’ ha approvata martedì scorso in consiglio regionale. Facendola passare per asettiche e laiche nuove “Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio”. 

Tra le altre cose, la nuova legge relaga i luoghi di culto nelle “aree F”, destinate a infrastrutture e impianti di interesse pubblico, che  in genere di trovano nelle periferie. Chi vuole costruirli deve garantire anche le relative opere di urbanizzazione: parcheggi, strade, reti elettriche e fognarie e così via, e stipulare una convenzione con il Comune. 

Il Comune potrà organizzare un referendum tra i residenti sulla costruzione dei nuovi edifici. Inoltre, con un emendamento del  relatore leghista Alessandro Montagnoli, è entrato nella legge anche l’obbligo di utilizzare l’italiano in “tutte le attività svolte nelle attrezzature di interesse comune per servizi religiosi che non siano strettamente connesse alle pratiche rituali di culto”. 

Le nuove regole non si applicano agli edifici esistenti, che potranno aumentare la loro superficie fino al 30% purché siano destinati al culto, alle abitazioni dei ministri di culto o ad attività educative, culturali, ricreative. Una clausola che salva chiese cattoliche, sacrestie, scuole paritarie ed oratori. 

Nessuna deroga invece per le “sedi di associazioni, società o comunità di persone le cui finalità aggregative siano da ricondurre alla religione, all’esercizio del culto o alla professione religiosa, quali sale di preghiera, scuole di religione o centri culturali”. Una descrizione che si  adatta bene alle moschee (necessariamente) improvvisate allestite dai fedeli musulmani. 

 

Condividi su:

Noi Italia, 5 milioni di residenti stranieri. “Calano gli ingressi”

Immigrati, Marin: Italia rischia diventare residenza disperazione