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Bonus bebè, le mamme vincono ancora: “Basta il permesso di soggiorno”

È già 6 a 0. I tribunali continuano ad accogliere i ricorsi promossi dall’Asgi, il requisito della carta di soggiorno è discriminatorio 

 

Milano – 23 settembre 2016 –  Continua lo stillicidio di sentenze sul bonus bebè e danno tutte torto all’Inps e ragione alle mamme immigrate. 

Quegli 80 o 160 euro al mese per tre anni destinati alle famiglie meno abbienti  visitate dalla cicogna,  spettano anche ai genitori stranieri. La legge di stabilità e l’Inps, che distribuisce il bonus, chiedono però che la mamma o il papà abbiano in tasca un permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo, cioè la carta di soggiorno. 

Un requisito stringente, che esclude quasi la metà degli immigrati e che non previsto dalla normativa europea (direttiva 2011/98/UE), secondo la quale per le prestazioni sociali sono equiparati agli italiani tutti quelli che hanno un permesso valido per lavorare. Non solo, quindi, la carta di soggiorno, ma anche un “normale” permesso per lavoro, per motivi familiari o per attesa occupazione. 

Proprio per questo motivo, lo scorso 15 aprile, il tribunale di Bergamo ha ordinato all’Inps di pagare il bonus bebè, arretrati compresi, a una mamma albanese. È stata la prima di una lunga serie di decisione analoghe. Il 31 luglio è stato il tribunale di Como a dare ragione a una mamma senegalese. Il 21 settembre stessa decisione, a Brescia, a favore di una mamma bosniaca, mentre ieri a Bergamo, con un unico ricorso, hanno vinto una mamma giordana, una nigeriana e un papà indiano. 

Quei ricorsi erano stati curati dagli avvocati Alberto Guariso, Livio Neri, Ilaria Traina e Marta Lavanna dell’Associazione per gli Studi Giuridici dell’immigrazione. Prima ancora che il bonus bebè diventasse legge, l’Asgi aveva ammonito governo e Parlamento ad applicare la normativa europea e a non inserire paletti discriminatori, poi ha chiesto invano all’Inps di non farli valere, alla fine si è rivolta ai tribunali.

Finora il risultato è schiacciante, 6 a 0, e la partita non è finita.  “Nel frattempo – informa l’Asgi –  nel corso di un giudizio pendente avanti il Tribunale di Milano, l’INPS, dopo essersi strenuamente difeso negando il diritto, ha inaspettatamente deciso di riconoscere il bonus bebè ad una cittadino turco, titolare del “solo” permesso unico lavoro”. 

“La decisione  – sottolinea l’associazione – fa sperare in un graduale ripensamento da parte dell’Istituto, ma rende ancora più manifesta l’irragionevolezza della situazione attuale, ove un importante diritto assistenziale è affidato alla sola azione giudiziaria o alla casualità di decisioni dell’Istituto”.

Elvio Pasca

 

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