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Carta di soggiorno revocata ai disoccupati. Il caso arriva in Parlamento

Interrogazione di Fabbri (Pd) al ministro dell’Interno: “Abuso intollerabile, tanto più in vista della riforma della cittadinanza per i figli degli immigrati”

 

Roma – 11 novembre 2015 – Quante Questure revocano il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (la “carta di soggiorno”) ai cittadini stranieri che hanno perso il lavoro? 

Succedeva a Milano, prima che la scorsa estate un tribunale sancisse che è illegittimo, contrario al Testo Unico sull’Immigrazione e alle norme comunitarie. Succede ancora altrove, ad esempio a Bologna. E chissà quanti immigrati, che dopo tanti anni in Italia avevano conquistato un permesso a tempo indeterminato, ora che sono vittime della crisi rischiano anche di non poter più rimanere in questo Paese. 

Il problema è che il ministero dell’Interno sembra ignorare ciò che hanno deciso i giudici o, se lo sa, non ha dato alle Questure direttive univoche. Ad oggi, chi ha perso il posto e non può dimostrare di avere un contratto di lavoro regolare e contributi Inps versati deve solo sperare, quando aggiorna la carta di soggiorno, di avere avuto in sorte la Questura “giusta”

Il caso arriva finalmente in Parlamento, grazie a un’interrogazione al ministro dell’Interno presentata la scorsa settimana dalla deputata del Partito Democratico Marilena Fabbri. La stessa deputata che, da relatrice, è riuscita a strappare ai colleghi un primo sì sulla riforma della cittadinanza per i figli degli immigrati.  

Nell’interrogazione Fabbri ricorda la sentenza del Tar della Lombardia. Cioè che lo “status di soggiornante di lungo periodo è permanente” e può essere revocato solo “qualora lo straniero sia pericoloso per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato, e non invece a fronte della mera mancanza di redditi”

Non è giusto, quindi, verificare ogni volta i requisiti che erano necessari per il primo rilascio. “La verifica andrebbe fatta solo sui dati che bisogna aggiornare per far valere la carta di soggiorno anche come documento di identità, come ad esempio un eventuale cambio di residenza” ribadisce Fabbri a Stranieriinitalia.it. “Chiedere di nuovo i requisiti di reddito è un abuso intollerabile”. 

Il problema è tanto più scottante in vista della riforma della legge sulla cittadinanza. Il testo approvato alla Camera prevede infatti che siano subito italiani i bambini nati in Italia solo quando uno dei genitori ha la carta di soggiorno. “Non possiamo quindi accettare – sottolinea la deputata del Pd – che per il riconoscimento di un diritto così importante entri in gioco la discrezionalità delle Questure, che può tradursi in un’ingiusta discriminazione”. 

Nell’interrogazione si chiede ad Alfano quante domande di permesso di soggiorno di lungo periodo sono state presentate negli ultimi tre anni e che fine hanno fatto: dopo quanto tempo sono arrivate le risposte? Quanti permessi sono stati rilasciati? Quanti sono i rigetti e per quali motivi? Dati che andrebbero suddivisi “per singole Questure”, proprio per capire se davvero ogni ufficio stranieri fa come gli pare. 

Le risposte permetteranno almeno di capire quanto è grande l’ingiustizia che si sta consumando silenziosamente sulle spalle degli immigrati. La speranza è però che Alfano faccia un passo in più, ordinando alle Questure di rispettare, tutte, la legge. 

Elvio Pasca

 

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