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Centri di espulsione. Maroni: “Avanti con il potenziamento”

“Agli Stati devono essere dati gli strumenti per sanzionare chi viola le direttive”.

Roma – 23 settembre 2010- “La lotta all’immigrazione illegale è una delle priorità del Governo ma la sua attuazione richiede, sul fronte dei rimpatri, il potenziamento della rete dei Centri di identificazione ed espulsione. Attualmente sono tredici dislocati in undici regioni italiane per un totale di 1.811 posti, ma vogliamo una loro più omogenea distribuzione sul territorio.” 

Sono le parole del ministro dell’interno Roberto Maroni che ieri pomeriggio è intervenuto alla Camera dei Deputati.
 
Maroni, intervenuto in merito alla presunta individuazione di un’area nei pressi di Rovigo destinata alla realizzazione di un nuovo Cei per il Veneto, ha poi proseguito sulle strategie da adottare in materia d’immigrazione.
 
“Rimane ferma – ha ribadito Maroni- la necessità di portare avanti il piano d’implementazione dei Cie che ne prevede la realizzazione anche in Veneto, Toscana, Marche e Campania, allo scopo di potenziare le politiche di contrasto che hanno già portato in 2 anni, al rimpatrio di oltre 52.000 persone e alla riduzione del 90% degli sbarchi sulle coste italiane meridionali.”
 
Maroni si è espresso anche sulla “Questione Rom” illustrando la politica intrapresa dal Governo nei confronti delle comunità nomadi. 
 
”l piano – slegato da ogni riferimento alle etnie – ha portato all’individuazione di 361 campi abusivi abitati da 16.355 persone, per 2.657 delle quali, prive dei requisiti di permanenza in Italia, sono stati adottati provvedimenti di allontanamento. Mentre questa prima fase è stata di competenza dello Stato che ha stanziato 60 milioni, la seconda fase di sistemazione di chi ha diritto a rimanere, ha chiarito il ministro, è di competenza degli enti locali e il governo può solo svolgere un’attività di monitoraggio.”
 
A livello europeo, invece, l’Italia ha avviato già dall’anno scorso, con l’appoggio della Francia, contatti con l’Unione per colmare la lacuna normativa, dovuta alla mancanza di sanzioni per i cittadini europei che non rispettano i tempi di permanenza (90 giorni) in Paesi Ue diversi dal proprio. “Agli Stati – ha concluso il ministro – devono essere dati gli strumenti per sanzionare chi viola le previsioni della direttiva”.
 
Marco Iorio
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