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Cie. ”Disumani, ma anche inutili. Rimpatriato solo uno su due”

Rapporto di Medici per i Diritti Umani. “Prolungamento a diciotto mesi ha fatto solo aumentare rivolte e fughe di massa”

Roma – 19 luglio 2012 – I Centri di identificazione ed espulsione non sono solo disumani, sono anche inutili. E per questo andrebbero chiusi, trovando altri strumenti per contrastare l’immigrazione irregolare.

È la conclusione a cui giunge l’organizzazione umanitaria Medici per i Diritti Umani (MEDU) dopo aver analizzato i dati forniti dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno. Dicono che l’anno scorso sono stati 7735 (6832 uomini e 903 donne) i migranti trattenuti nei 15 centri di identificazione ed espulsione (CIE) operativi in Italia e di questi solo la metà (3880) sono stati effettivamente rimpatriati.

Insomma i centri diventano veramente “d’espulsione” solo una volta su due.  “Queste strutture oltre ad essere del tutto inadeguate a garantire la dignità e i diritti fondamentali dei migranti trattenuti, si dimostrano, nei fatti, pressoché irrilevanti e scarsamente efficaci nel contrasto dell’immigrazione irregolare” commenta MEDU nel rapporto “L’iniquo ingranaggio dei Cie”.

L’organizzazione ritiene che il prolungamento a 18 mesi dei tempi massimi di trattenimento ha  contribuito unicamente ad esacerbare gli elementi di violenza e disumanizzazione dei CIE, come dimostrerebbe la serie senza precedenti di rivolte e fughe di massa dell’ultimo anno (787 i migranti fuggiti dai CIE nel 2011 rispetto ai 321 del 2010). “Un dato che sconcerta”, aggiunge, è poi l’alto numero di cittadini dell’Unione europea internati nei centri di identificazione ed espulsione: 494 romeni nel 2011, la terza nazionalità in assoluto per numero di presenze dopo tunisini e marocchini.

Medici per i Diritti Umani ritiene quindi “necessario l’abbandono dell’attuale sistema di detenzione amministrativa nell’ambito di una sostanziale revisione del Testo Unico sull’immigrazione improntata a una prospettiva di apertura e reale integrazione. Una riforma che, a partire da una diversa disciplina degli ingressi, renda dunque possibili strategie di gestione dell’immigrazione irregolare più razionali e rispettose dei diritti fondamentali della persona. Dei CIE – conclude – si può e si deve fare a meno”.

Medici per i diritti umani. L’iniquo ingranaggio dei Cie

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