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Cittadinanza. Kyenge: “Sulla riforma parola al Parlamento”

La ministra dell’integrazione spera in un “quadro di graduale e positiva apertura e confronto con tutte le forze politiche”. E sulla strage di Milano bacchetta la Lega Nord: “Non fomentare odio e non speculare”

Roma – 15 maggio 2013 – Per Cècile Kyenge la riforma della cittadinanza rimane “indifferibile”, ma è il Parlamento a doverla scrivere in un quadro di “graduale e positiva apertura e confronto con tutte le forze politiche”. Su questo e altri temi non invaderà il campo di competenze di altri ministeri, ma collaborerà con il resto del governo perché l’Italia non si sottragga alla “grande questione della presenza degli immigrati e della loro integrazione nel tessuto sociale”.

È la linea spiegata oggi dalla ministra dell’Integrazione rispondendo alla Camera alle interrogazioni presentate da deputati di Sinistra Ecologia e Libertà, Lega Nord e Fratelli d’Italia.

La cittadinanza dei figli degli immigrati, ha detto Kyenge, una “tematica di estrema importanza per la società italiana, oggetto di ripetuti richiami del presidente della Repubblica e che è al centro dell’interesse dell’opinione pubblica”. Un’attenzione giustificata dai numeri: “I minori sono in continuo aumento, da 130 mila nel 2001 a quasi un milione nel 2011, circa il 23% della popolazione straniera”, c’è un “avanzamento delle seconde generazioni”.

Il ministro ha sottolineato che “per molti stranieri l'iter per l'acquisto della cittadinanza risulta particolarmente lungo e complesso. Nel 2010 circa 40 mila stranieri hanno ottenuto la cittadinanza italiana, mentre quasi 150 mila istanze erano ancora in via di definizione.

Questi dati dimostrano che è opportuno almeno riconsiderare, a legislazione vigente, il tema della cittadinanza, in un'ottica di semplificazione delle procedure”.

“La riforma della cittadinanza – ha aggiunto – rappresenta un'esigenza concreta, diffusa, indifferibile e, al tempo stesso, una possibilità di crescita per l'Italia. All'inizio di questa legislatura sono state già presentate numerose proposte di legge sulla cittadinanza, da esponenti di varie forze politiche. Come ho avuto modo di affermare in questi giorni, ritengo che una modifica dell'attuale normativa possa avvenire in un quadro di graduale e positiva apertura e confronto con tutte le forze politiche”.

“Il mio contributo – ha assicurato Kyenge – sarà in linea con gli indirizzi concordati a livello di Governo, d'intesa con il Ministero dell'interno e con il Ministro della giustizia e nell'ambito delle competenze che mi saranno delegate dal Presidente del Consiglio. Confido che il Parlamento inizi a breve ad affrontare la riforma della cittadinanza, avendo cura di trovare adeguate soluzioni ai molteplici aspetti della vicenda”.

“La questione del vivere insieme tra persone differenti assume una diversa fisionomia in relazione alle diverse sensibilità, ma non ci si può sottrarre a una riflessione profonda sui diritti di coloro che vivono e lavorano in questo Paese, aderendo ai principi e ai valori della nostra Costituzione. Auspico pertanto che il costruttivo confronto tra le forze politiche presenti in Parlamento possa dare risposte concrete alle loro legittime aspettative e, come Ministro per l'integrazione, intendo seguire con particolare attenzione i lavori parlamentari”.

Alla Lega che le chiedeva conto delle sue posizioni su cittadinanza, reato di clandestinità e CIE, Kyenge ha risposto che “riguardano temi istituzionali di diretta competenza del Ministro dell'interno e del Ministro della giustizia, con i quali ho iniziato a collaborare, in un clima sereno e costruttivo”. Lamentando che “che talune mie dichiarazioni sono state ampiamente e rapidamente strumentalizzate nel corso dei primi giorni del mio incarico governativo”.

Il ministro ha ribadito che “oggi in Italia esiste, tra le altre, la grande questione della presenza degli immigrati e della loro integrazione nel tessuto sociale. È una questione ineludibile a cui una democrazia moderna e avanzata non dovrebbe sottrarsi”.

E, riferendosi alla strage di Milano e alle polemiche di questi giorni, ha sottolineato che “si deve fare estrema attenzione a non fomentare odi e a non speculare sul grande dolore delle famiglie colpite da gravissimi eventi delittuosi. Dobbiamo ritornare a porre al centro della politica la persona. Tornando alla memoria dei recenti fatti di cronaca, esprimo le mie profonde e sentite condoglianze ai familiari delle vittime e mi unisco al cordoglio dell'Italia migliore”.
 

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