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Corsi di italiano gratis per gli immigrati, così nei Cpia si costruisce l’integrazione

Centinaia di scuole pubbliche in tutta Italia offrono “Percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana”. E non servono solo per la carta di soggiorno o per l’accordo di integrazione…

 

Roma – 3 marzo 2016 – Chi non conosce l’italiano non può vivere (bene) in Italia. 

È un principio entrato ormai anche nella legge sull’immigrazione. Nell’ “accordo di integrazione”, pena il mancato rinnovo del permesso di soggiorno, i nuovi arrivati si impegnano infatti a imparare la nostra lingua, ma questo è un requisito indispensabile anche per chi è qui da più tempo e chiede la carta di soggiorno.

Lo Stato fa la sua parte attraverso i Centri  provinciali per l’istruzione degli Adulti (Cpia), 126 in tutta Italia, ognuno con diverse sedi sparse sul territorio di riferimento. Queste scuole pubbliche non solo permettono a italiani e stranieri che non hanno terminato gli studi di prendere la licenza media o superiore, ma offrono agli adulti immigrati “Percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana”.

Quanto costano i corsi? “Sono gratuiti. Può esserci solo un contributo volontario per coprire i costi dell’assicurazione e del materiale didattico. Noi chiediamo un versamento da 20 euro, ma non è obbligatorio” spiega a Stranieriinitalia.it il professor Emilio Porcaro, dirigente scolastico del Cpia metropolitano di Bologna ed esperto di insegnamento dell’italiano agli stranieri. 

Il corso base dura in media 200 ore e permette di arrivare alla certificazione A2, quella richiesta per onorare l’accordo di integrazione e prendere la carta di soggiorno e che consente di non sottoporsi a ulteriori test in Prefettura. L’offerta di corsi però è ampia: si va dai pre-A1, destinati a stranieri analfabeti o poco scolarizzati a quelli B1 e B2 che consentono di raggiungere una maggiore padronanza dell’italiano. 

“Subito dopo l’iscrizione, si viene valutati e inseriti nel corso più adatto alle proprie esigenze. Ogni Cpia ha i suoi orari, ma l’obiettivo è offrire a tutti gli alunni, che in genere sono anche lavoratori, la possibilità di frequentare” dice il dirigente scolatico. A Bologna, ad esempio, ci sono corsi la mattina, il pomeriggio e la sera, distribuiti in tutti i giorni della settimana. 

Le iscrizioni per l’anno scolastico 2016-2017 si sono aperte a metà febbraio e andranno avanti fino a metà ottobre. La lista e gli indirizzi dei Cpia possono essere recuperati sul sito Scuola in chiaro. In genere, però, i nuovi corsi partono continuamente durante l’anno, quindi chi si iscrive oggi non dovrà necessariamente aspettare il prossimo autunno per sedersi tra i banchi. 

Quest’anno il ministero dell’Istruzione ha stanziato 12 milioni di euro per la realizzazione dei “Percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana”. Altri 5,6 milioni di euro serviranno per “l’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche e la realizzazione di nuovi ambienti digitali dei Centri”, altri 1,8 milioni a definire e ampliare l’offerta formativa. 

Com’era immaginabile, da quando il Testo Unico sull’Immigrazione obbliga gli stranieri a imparare l’Italiano le iscrizioni ai Cpia (anche nella vecchia veste di Centri Territoriali Permanenti) sono aumentate. “Questo è un bene, sono arrivate da noi persone che diversamente non sarebbero mai entrate in una scuola italiana. La legge ha fatto emergere un bisogno, al quale dobbiamo rispondere” sottolinea il professore. 

Gli iscritti ai Cpia sono però molti meno di quelli che vanno a fare i test per l’accordo di integrazione o la carta di soggiorno. Tanti tentano di passare l’esame senza aver mai studiato seriamente l’italiano, c’è chi spera di copiare, magari riuscendoci, e c’è anche chi tenta strade più ambigue e rischiose, come mandare qualcun altro a fare l’esame al posto suo, con casi che spesso finiscono sulla cronaca locale e nei tribunali. 

“Più che prevedere il test di italiano – suggerisce il professor Porcaro –  la legge dovrebbe prevedere la frequenza di un corso d’italiano in un Cpia. Tanto più che questo può essere l’inizio di un processo virtuoso: noi cerchiamo sempre di indirizzare gli immigrati che hanno imparato l’italiano anche verso i corsi per la licenza media o per la formazione professionale, in modo che poi abbiamo migliori opportunità di inserimento nella società e nel mondo del lavoro”. 

Elvio Pasca

 

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