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I Radicali: “Regolarizzare chi lavora, soluzione non sono i Cie”

Magi e Capano: “Governo demagogico, soffia sul fuoco dell’intolleranza. È la Bossi-Fini che genera irregolarità, va superata” 

 

 

Roma – 3 gennaio 2016 – “Il rilancio della propaganda securitaria sui migranti segna per il governo un pessimo esordio su uno dei temi cruciali per il Paese. La nuova crociata contro gli irregolari annunciata dal ministro dell’Interno Minniti e dal capo della polizia Gabrielli, infatti, rappresenta risposta demagogica e di facciata a una questione che affonda le sue radici in nodi strutturali finora mai affrontati”.

Così Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e il tesoriere Michele Capano, commentano le stretta sull’immigrazione irregolare annunciata da governo e Polizia. “Affermare infatti che occorre intensificare i controlli, aumentare le espulsioni e creare nuovi Cie, significa soffiare sul fuoco dell’intolleranza – legittimando l’equazione “clandestini uguale pericolo” respinta anche dal presidente Mattarella – e ignorare ciò che ormai dovrebbe essere evidente a chiunque”.

“I dati degli ultimi vent’anni – sottolineano i radicali –  parlano chiaro. Da un lato, nella stragrande maggioranza dei casi, l’irregolarità è dovuta agli ostacoli legislativi, amministrativi e burocratici imposti dalla Bossi Fini, e non certo alla volontà di compiere atti criminali o terroristici. Dall’altro, come il caso di Amri dimostra in modo emblematico, laddove ci si è trovati davanti a episodi legati al terrorismo (che comunque si contano sulle dita di una sola mano), neppure il trattenimento nei Cie e la conseguente espulsione hanno sortito alcun effetto preventivo, visto anche il rifiuto da parte dei paesi di origine di riprendersi i soggetti davvero pericolosi. Oltre alla ormai nota impossibilità di procedere ai rimpatri”.

“L’unica soluzione – aggiungono Magi e Capano- è quella di superare finalmente la Bossi-Fini, come propone Radicali Italiani, favorendo in ogni modo la regolarizzazione di chi viene nel nostro Paese per lavorare onestamente, concentrando gli sforzi di polizia sui pochi pochissimi casi di effettivo pericolo”.

 

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