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I veri interlocutori nell’Islam? Quelli che non hanno paura di cambiare

Non bisogna parlare solo con imam e associazioni islamiche, ma con quanti lavorano da anni per integrarsi in Europa. Sono  “musulmani transnazionali”, diventeranno europei di origine islamica

 

Roma – 25 febbraio 2016 – Dopo i vari attentati di matrice islamica nel mondo occidentale e nel Mediterraneo, la forte crescita dei partiti islamo-politici nel mondo islamico, le forze jihadiste che operano in più Paesi e soprattutto i mass media occidentali hanno stimolato molto i cittadini europei a crearsi un’opinione sull’Islam.

Ci sono un milione e seicento mila musulmani in Italia e quasi 18 milioni vivono nell’Unione Europea. I musulmani in Europa sono il 5,8% della popolazione, ma la percezione supera anche il 25%. Se da una parte si osserva una nuova curiosità a conoscere un Islam tanto vicino fisicamente, ma separato culturalmente, e la necessità di ritrovare un dialogo, è anche evidente e costante un lavoro per accrescere gli stereotipi sull’islam, cercando di svelarne o crearne i lati più oscuri e violenti minando così il fragile percorso di interazione. Come far emergere degli interlocutori per un dialogo tra europei e cittadini musulmani?

Ho posto l’attenzione sulla necessità di creare un dialogo tra europei e i musulmani e non tra cristiani e musulmani perché è questo il primo obiettivo al quale puntare. Dopo gli attentati dell’11 settembre, ci sono stati tanti tentativi di dialogo con le forze islamiche autoproclamate che vivono in Europa ma senza risultati. Perché? Gli occidentali molte volte hanno considerato i musulmani solo come soggetti religiosi. Hanno cercato di parlare con gli imam, con alcune ambasciate dei paesi islamici e con le grandi associazioni di stampo politico- islamico come i Fratelli Musulmani, Tabilgh e Dawa o Jamat Islami. Queste tre forze hanno monopolizzato il dialogo che poteva essere portato in modo diverso.

Prima di tutto nell’Islam non esiste un clero con una gerarchica, in quanto l’Islam è una religione orizzontale. È evidente che alcune associazioni e lobby vogliono approfittare del momento per condizionare o bloccare il dialogo non finanziario ed economico, ma purtroppo culturale con l’occidente. Queste forze sono ben organizzate, sono finanziate dalle offerte dei fedeli, ma soprattutto dalle monarchie che controllano l’industria petrolifera e si rendono ben conto della superficialità con la quale l’occidente osserva e si rapporta all’Islam.

Oggi noi non abbiamo bisogno di dialogare solo con l’Islam, ma soprattutto con i musulmani che hanno scelto di vivere in Italia e in Europa. Gli interlocutori non sono solo gli imam, le moschee e le associazioni islamiche, ma i cittadini musulmani che lavorano e combattano da anni per essere integrati nel nuovo contesto europeo.

I musulmani non sono soggetti religiosi, ma sono di varie etnie, paesi, colori, lingue e culture. Hanno modi di pensare diversi fra loro e spesso anche concetti culturali basilari come il matrimonio, famiglia, la morte che vengono vissuti e si evolvono in modo diverso. Il 78% dei musulmani non sono arabi e non parlano arabo. Sicuramente pregano in arabo come lingua sacra (senza capirla).

I musulmani in Europa dispongono di un bagaglio culturale e di esperienze differenti dai loro connazionali che vivono nei paesi d’origine, sono “musulmani transnazionali” e se riusciamo ad aiutarli possono diventare cittadini europei di origine islamica. I musulmani per integrarsi in Europa necessitano di un nuovo approccio culturale oltre che alla fede, mentre agli europei va spiegato l’Islam favorendo una riflessione interculturale. Bisogna superare una visione dell’Islam carica di pregiudizi, stereotipi ed eurocentrica.

Nei secoli l’Islam è riuscito sempre ad adeguarsi e innovarsi per far fronte alla naturale evoluzione delle cose. Per esempio in Turchia e Tunisia non è più prevista la poligamia, ma in alcuni paesi invece il fondamentalismo e il wahabismo hanno snaturato l’essenza dell’Islam. In Italia dovremmo seguire l’esempio della Francia. Dopo gli ultimi attentati invece della chiusura hanno scelto l’apertura. Il governo francese sta organizzando una riforma dell’Islam in Francia dando voce alle varie parti in campo.

Gli stessi metodi li potremmo utilizzare anche in Italia. Nello specifico: agire sulla formazione degli Imam, stipulare un concordato con lo stato italiano, creare una struttura che possa rappresentare l’Islam italiano, oltre ad una fondazione e tradurre i testi sacri in italiano. Altro campo di interventi delicato, ma indispensabile sarebbe selezionare delle letture cercando di eliminare i testi che affrontano in modo improprio e privo di un contesto storiografico adeguato i temi legati al jihad (la guerra santa), l’uccisione degli infedeli, l’espansione della diffusione dell’Islam, la figura della donna e i suoi diritti, lo jihadismo, la conversione coatta. Viceversa, dovremmo sviluppare una vivace e produttiva riflessione sulla comparazione tra le varie fedi utilizzando un approccio scientifico e laico.

Dovremmo affrontare in modo più equilibrato l’opportunità che si ha in Europa di un dibattito democratico, favorendo il pluralismo del pensiero e l’interazione. Dovremmo prendere atto e confrontarci con l’identità culturale delle seconde e terze generazioni. Dovremmo accettare la parità fra uomo e donna (in tutti i sensi), dovremmo accettare la libertà di espressione e di critica senza scadere in una dialettica superficiale e violenta. Dovremmo riappropriarci della profondità velata dell’Islam, quelle legata all’approccio scientifico e al pensiero filologico. Come facevano una volta i nostri Sufi (intellettuali musulmani) per dare finalmente spazio e azione all’interculturalizzazione dell’Islam al di fuori dei “confini arabi”.

Insomma… i veri interlocutori per un dialogo proficuo sono coloro che non hanno paura del cambiamento, di quel processo riformatore che ormai non può essere più rimandato e sono disposti a rompere il tetto di cristallo che sovrasta l’attuale confusa riflessione all’interno delle varie realtà per dar voce e costruire un Islam moderno, partecipato e interculturale.

Ejaz Ahmad
mediatore interculturale e giornalista

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