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Il caso. La nave Diciotti ferma nel porto di Catania con 177 migranti

Roma, 22 agosto 2018 – Secondo giorno attraccata al porto di Catania, settimo giorno dal salvataggio dei migranti naufraghi. Questa la situazione della nave Diciotti della Guardia costiera italiana con 177 migranti a bordo senza il via libera allo sbarco. Il Viminale ancora questa mattina non prevede novità. “Dopo che il Pd e la sinistra hanno lasciato che l’Italia venisse INVASA da più di 700mila immigrati quello ‘imbarazzante’ sarei io? Roba da matti… Io non mollo Amici, e vado avanti”, ha scritto stamane su Twitter Matteo Salvini, vicepremier, ministro dell’Interno e segretario della Lega, postando un articolo del Giornale che in merito alla nave Diciotti della Guardia costiera, da giorni in attesa di sbarcare 177 migranti naufraghi salvati, riporta le dichiarazioni del primo luogotenente Antonello Ciavarelli, delegato Cocer della Guardia Costiera italiana: “Ci sono tanti colleghi che in questi giorni mi stanno scrivendo per esprimere disagio – ha detto – Sui social ci stanno attaccando: attaccano la Guardia costiera, ci sono richieste al governo di destituire il comandante generale, l’ammiraglio Giovanni Pettorino. Paragonano la nave Diciotti a quella di una Ong, il nostro operato a quello degli scafisti. Sono attacchi ingiusti…”, ha detto il militare, che ha poi definito “incomprensibile” e “imbarazzante” la scelta del governo di tenere l’imbarcazione della Guardia Costiera al largo di Lampedusa per alcune ore: “La nave Diciotti è una nave militare dello Stato italiano e le viene impedito di ormeggiare in un porto italiano! Noi militari ovviamente obbediamo al governo, però ci aspettiamo anche una politica più risoluta nel dare disposizioni!”. Avvenire titola “Braccio di ferro sulla pelle dei migranti”. Il quotidiano della Cei dedica alla Diciotti l’apertura, intitolando “La nave in ostaggio. Duello con l’Europa” e raccoglie le voci di Libera, Pax Christi e Migrantes: “Una situazione che ci vede retrocedere nel grado di umanità e civiltà”, “ultimi e indifesi ridotti a strumento di ricatto”.

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