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Immigrati felici in Italia, molto più degli italiani. Ma vittime di discriminazioni

 Il 29,1% delle persone straniere di 15 anni e più dichiara di aver subìto discriminazioni in Italia. Indagine Istat per il dipartimento delle Pari Opportunità

Roma – 28 ottobre 2014 – Sei soddisfatto della tua vita? Facce lunghe tra gli italiani, sorrisoni tra gli immigrati, che però devono fare  conti ogni giorno con una lunga serie di discriminazioni.

Lo dice l'indagine "Percezioni dei cittadini stranieri: soddisfazione, fiducia e discriminazione sulla soddisfazione" realizzata dall'Istat per il Dipartimento per le Pari Opportunità. Ecco i principali risultati, diffusi oggi:

La maggioranza dei cittadini stranieri è soddisfatta per la vita nel suo complesso in misura sensibilmente superiore rispetto agli italiani. Il 60,8% indica punteggi elevati di soddisfazione per la vita compresi tra 8 e 10 contro appena il 37,2% degli italiani. Più soddisfatte le donne e i giovani stranieri.

La maggioranza degli stranieri (58,6%) è soddisfatta del lavoro (il 28,7% attribuisce un punteggio pari a 8, il 9,8% pari a 9 e il 20,1% pari a 10). I più soddisfatti del lavoro sono i cittadini filippini e moldavi, i meno soddisfatti i cinesi e gli ucraini.

Tanto tra gli stranieri quanto tra gli italiani prevale un clima generale di sfiducia, più accentuato tra gli italiani. Appena il 27,8% degli stranieri e il 21% degli italiani ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia.

Gli italiani sono più diffidenti degli stranieri rispetto all’ipotesi di restituzione di un portafogli smarrito. Se a trovarlo e a restituirlo sono le forze dell’ordine, gli italiani nutrono più fiducia degli stranieri (80,3% contro 75,4%), lo stesso nel caso in cui a trovarlo sia un vicino di casa (70,7% e 57,4%).

 Il 29,1% delle persone straniere di 15 anni e più dichiara di aver subìto discriminazioni in Italia perché di origini straniere o per le loro caratteristiche. Gli uomini stranieri e gli adulti tra i 25 e i 44 anni sembrano subire i disagi maggiori.

 Il 19,2% degli stranieri ha subito un trattamento meno favorevole mentre lavorava o cercava lavoro: il 16,9% sul lavoro e il 9,3% nella ricerca del lavoro.

In ambito lavorativo più le donne che gli uomini stranieri avvertono un clima ostile da parte di colleghi/superiori/clienti (rispettivamente 53% contro 46,8%). Gli uomini dichiarano più frequentemente di aver ricevuto carichi di lavoro eccessivi o penalizzanti (31,6% rispetto al 24% delle donne).

Tra gli stranieri che hanno dichiarato di essere stati discriminati in ambito lavorativo, l’89,5% ritiene che ciò sia avvenuto a causa delle proprie origini, il 22,9% per la scarsa conoscenza della lingua italiana, il 14,6% per il colore della pelle.

Il 12,6% degli stranieri di 6 anni e più che ha intrapreso un percorso di studi in Italia dichiara di essere stato discriminato in questo ambito. I collettivi più svantaggiati sono le donne straniere (14,2%) e i giovani tra i 14 e i 19 anni (17,4%). Il comportamento discriminatorio è attuato più frequentemente da coetanei con cui si condivide il percorso di studi (78,4%), meno dai docenti (35%) e dal personale non docente (8,8%).

Il 10,5% degli stranieri ha subìto discriminazione mentre svolgeva azioni per la ricerca di una casa, l’8,1% presso locali/uffici pubblici o su mezzi di trasporto, il 6,2% da parte di vicini di casa. Minima la quota di stranieri che avvertono un clima di ostilità nei loro confronti, al punto di doversi trasferire altrove (3,7%).

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