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Islam. L’Ucoii: “Basta ingiusti sospetti, nelle moschee sermoni in italiano”

La svolta dell'Unione delle Comunità Islamiche Italiane. "Tanti fedeli non capiscono l'arabo, così sarà chiaro che predichiamo il bene e la giustizia"

Roma – 20 gennaio 2015 –  Vittime incolpevoli dell'allarme terrorismo, i musulmani d'Italia sono ormai “sorvegliati speciali”. Si tratta per la stragrande maggioranza di immigrati, 1,7 milioni di persone che nella vulgata populista vengono additati come potenziali jihadisti solo a causa della loro fede.

Dall'Unione delle Comunità Islamiche Italiane, uno delle sigle più rappresentative della galassia musulmana nel nostro Paese, spesso contestata per le sue posizioni, arriva un segnale importante. L'invito a predicare in italiano nelle moschee, in modo che tutti possano capire cosa dicono quegli imam troppo spesso oggetto di pregiudizi.

"La recitazione rituale del Corano in arabo, durante la preghiera è elemento fondante e sacrale dell’adorazione di Allah, immutabile e insostituibile" premette la direzione nazionale dell'Ucoii in una circolare appena diffusa tra le associazioni aderenti. "Tuttavia – ricorda –  i sapienti hanno autorizzato, da molti secoli, la traduzione dei significati del Libro di Allah, in maniera che anche le persone non arabe ne potessero comprenderne il senso e ricavarne monito e guida".

La comunità musulmana in Italia è "sempre più variegata". Ci sono arabi, ma anche "italiani, bangladeshi, pakistani, albanesi, macedoni, turchi e molti africani"che "nella loro grande maggioranza non comprendono l’arabo e presenziano alla preghiera del venerdì per pura obbedienza ma senza trarre dal sermone  gli insegnamenti necessari al rafforzamento della conoscenza in merito alla loro, nostra, religione".

"V’invitiamo tutti, anche se molte associazioni già lo fanno da anni, a tradurre la khutba in italiano e pronunciarla anche in questa lingua comune a tutti" scrive quindi l'Ucoii. E sottolinea: "Questa pratica, lecita, necessaria e virtuosa, avrà anche l’indubbio vantaggio di eliminare ingiusti sospetti in merito al contenuto del sermone che noi ben sappiamo essere sempre rivolto all’insegnamento del bene e della giustizia".
 

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