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“Italia in ritardo, servono più espulsioni e più hotspot”, il richiamo di Bruxelles

Report della Commissione Europea su come il nostro Paese sta affrontando la crisi dei profughi. “Pochi 14 mila rimpatri forzati in un anno a fronte di 160 mila arrivi”

 

Roma – 10 febbraio 2016 – L’Italia non ha fatto ancora abbastanza per fronteggiare la crisi dei profughi. Deve creare nuovi centri per le identificazioni, gli hotspot, e rimpatriare più immigrati irregolari.

A richiamarci all’ordine è ancora una volta la Commissione Europea, che ha pubblicato oggi un report sui progressi dell’Agenda Europea sulle Migrazioni che si concentra sui punti caldi della crisi: Italia, Grecia e rotta dei Balcani occidentali. 

Per quanto ci riguarda, Bruxelles parte dai sei hotspot che il governo si è impegnato a realizzare a Lampedusa, Pozzallo, Porto Empedocle / Villa Sikania, Trapani, Augusta e Taranto. Il lancio, dice il report, “è stato lento, in parte per la necessità di costruire da zero e per le carenze di infrastrutture, personale e coordinamento”.  Ad oggi sono operativi solo gli hotspot di Lampedusa e Pozzallo, dove si prendono le impronte digitali al 100% dei nuovi arrivati, mentre la media nazionale è “aumentata notevolmente dal 36% del settembre 2015 al 87% nel mese di gennaio 2016”.

Intanto, si sta finendo di ristrutturare l’hotspot di Trapani e i lavori dovrebbero essere completati con urgenza, dice la Commissione, anche a Taranto. Ad Augusta e Porto Empedocle / Villa Sikania  è tutto in fase embrionale, ma “una decisione è essenziale – incalza Bruxelles – in vista del probabile aumento dei flussi migratori nel periodo estivo”. 

Non camminano, intanto, le relocation. Nel giro di due anni, l’Italia dovrebbe trasferire in altri stati membri quasi quarantamila persone bisognose di protezione, ma ad oggi è riuscita a farne partire solo 279 e per altre 200 è in attesa di disponibilità. Gli Stati membri hanno offerto 900 posti. “Il basso tasso di implementazione – nota il report – è in gran parte dovuto al limitato arrivo in Italia di persone che possono accedere a questa misura”,  cioè siriani ed eritrei.

C’è poi il capitolo rimpatri. L’Italia nei 2015 ha effettuato “oltre 14 mila rimpatri forzati di persone senza diritto di asilo e ha partecipato a 11 voli di rimpatrio comuni con altri Stati membri organizzati a Frontex”. Numeri che secondo la Commissione “rimangono insufficienti a fronte di oltre 160 mila arrivi” registrati lo scorso anno. 

Il rapporto parla anche del sistema di accoglienza italiano che sarebbe “largamente sufficiente per le necessità del suo sistema d’asilo”, mentre ci sono carenze per la sistemazione di chi deve essere rimpatriato, con “solo 420 posti contro i 1252 contenuti nella tabella di marcia presentata alla Commissione”.  Infine arrivano nuove risorse per cofinanziare i salvataggi in mare. La Commissione ha deciso di dirottare in questa direzione 124 milioni di euro del fondo regionale per lo sviluppo. 

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