in

Lo Steve Jobs di Banksy tra i profughi di Calais: “Figlio di un migrante siriano”

Banksy: Steve Jobs

L’artista nella tendopoli dei disperati che cercano di attraversare la Manica. In città ha dipinto una zattera e uno yacht: “Non siamo tutti sulla stessa barca” 

Calais (Francia) – 14 dicembre 2015 – Steve Jobs con una sacca in spalla che si porta dietro il suo primo macintosh come una valigia. Sotto, la didascalia: “Il figlio di un migrante siriano”. 

È l’opera che Banksy ha dipinto venerdì scorso sotto un cavalcavia a Calais, in Francia, tra le tende piantate da migranti e profughi che cercano di attraversare la Manica per raggiungere la Gran Bretagna. Un accampamento denominato The Jungle, che “si sposta” a ogni sgombero da parte della polizia.

“Siamo spesso portati a credere – ha spiegato l’artista – che l’immigrazione dreni le risorse di un Paese, ma Steve Jobs era figlio di un migrante siriano. Apple è la società che fa più profitti nel mondo, paga oltre 7 miliardi di dollari di tasse l’anno ed esiste solo perché hanno fatto entrare un giovane di Homs”. 

Sul muro di un palazzo nel centro di Calais, naufraghi disperati sulla zattera di Medusa si sbracciano cercando di attirare l’attenzione di un ricco yacht: “Non siamo tutti sulla stessa barca” ha scritto Bansky. Al porto è invece apparso il  muto graffito di un bambino che scruta il mare con un cannocchiale, sul quale è appollaiato un avvoltoio.

Stranieriinitalia.it

Banksy

Banksy

 

Banksy

 

Clicca per votare questo articolo!
[Totale: 7 Media: 1.6]

Bruxelles vuole guardie di frontiera Ue per fermare e rimpatriare i migranti

Mattarella: “Non chiudere le porte a chi fugge da guerra e fame”