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Migranti volontari per integrazione, progetto pilota a Belluno

“Stiamo a casa senza fare nulla, non abbiamo un lavoro, cosi’ abbiamo deciso tutti insieme di aiutare la città”

 

Roma, 8 febbraio 2017 – Rendersi utili. Un modo per farsi accettare dalla comunita’. Succede a Belluno, un progetto pilota conforme all’idea del ministro dell’interno Minniti che vuole assegnare lavori socialmente utili ai richiedenti asilo. Proposta controversa perché si lavorerebbe gratis, da volontari. A Belluno pero’ sembra funzionare. Vengono principalmente dall’Africa Subsahariana, sono sopravvissuti a un lungo viaggio attraverso il Mediterraneo, quasi tutti vedono per la prima volta la neve e si ritrovano al freddo delle Dolomiti, ma questi ragazzi sono contenti di contribuire nel loro piccolo alla vita della cittadina veneta, chi come operatore ecologico, chi come aiuto cuoco.

“Faccio il volontario, non vengo pagato – dice Paul, richiedente asilo della Costa D’Avorio – d’altronde stiamo a casa senza fare nulla, non abbiamo un lavoro, cosi’ abbiamo deciso tutti insieme di aiutare la citta’”. Belluno, nella regione feudo della Lega Nord, con le sue politiche anti-immigrati, e’ un caso a se’, ha trasformato il concetto d’accoglienza. Al posto di tende o capannoni, i migranti vivono in appartamenti. L’idea e’ stata dargli autonomia per farli integrare meglio: devono pensare a se stessi, dal fare la spesa al cucinare. Il sindaco di Belluno, ex del Pd, poi eletto con una lista civica: “Non mi sento un anti-Trump, semplicemente abbiamo ritenuto che di fronte a una difficolta’ oggettiva che attraversa l’Europa ciascuno deve fare la sua piccola parte per risolvere un problema molto piu’ grande di noi”.

Anche Nazrul e’ un volontario, e’ il suo primo giorno nel ristorante “Mirapiave” e lo chef Nicola Micheluzzi lo incoraggia. “Il coltello lo sa tenere in mano, e non e’ da poco, generalmente i ragazzi hanno gia’ difficolta’ a tagliare le verdure”. Il proprietario Salvatore Naclerio: “Prendi un ragazzo che viene da fuori, ha voglia di lavorare e ha bisogno di lavorare, vuole imparare, ecco che dura di piu’ e non scappa via”.

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