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Oim: “Servono nuovi approcci per un’immigrazione sicura”

''Per molte donne la migrazione è un modo per realizzare il proprio potenziale, ampliare ed esercitare i propri diritti umani"

ROMA, 9 marzo 2013 –  La migrazione è diventata parte integrante della vita di oltre 100 milioni di donne. In momenti diversi della loro vita, un numero crescente di queste donne lascia il proprio ambiente familiare per studiare, lavorare, sposarsi, ricongiungersi con la famiglia o fuggire da un contesto pericoloso.

A ricordarlo è l'Oim, Organizzazione internazionale per le migrazioni. ''Per molte di queste donne e ragazze la migrazione è un modo per realizzare il proprio potenziale, ampliare ed esercitare i propri diritti umani. La loro condizione di migranti e di donne le espone però anche al rischio di essere oggetto di violenza", afferma l'ambasciatore William Lacy Swing, direttore generale dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim).

In Vietnam, l'Oim sostiene la costituzione di gruppi di auto-aiuto per migranti uomini per accrescere la loro consapevolezza riguardo ai problemi dell'ineguaglianza di genere e della violenza contro le donne. Questi gruppi incoraggiano ad assumere e a promuovere modelli di mascolinità alternativi e non violenti. Alcuni degli attuali programmi dell'Oim sono volti anche ad aiutare le vittime di violenza e abuso legate alla tratta.

In Tanzania, ad esempio, l'Oim promuove un programma finalizzato alla reintegrazione di giovani donne e adolescenti vittime di tratta. "Rendere le vittime capaci di prendersi cura del proprio percorso di riabilitazione si è dimostrato un approccio fruttuoso per evitare che gli abusi si ripetano e per aiutare le donne migranti a rifarsi una vita", spiega Swing, facendo riferimento a un progetto dell'Oim in Ecuador che ha fornito supporto psicosociale e terapia familiare a più di 1.500 donne migranti vittime di varie forme di violenza, tra cui quella familiare. Poichè‚ la maggior parte dei casi di violenza contro le donne non sono denunciati, l'Oim ritiene necessario attivare meccanismi di prevenzione a livello comunitario per garantire che il processo migratorio diventi più sicuro sia per uomini sia per le donne.

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