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“La moschea, come dice Salvini, ce la facciamo a casa nostra. A Milano”

Davide Piccardo (CAIM): “Vogliamo un luogo per pregare, a centomila milanesi viene negato un diritto costituzionale”. “Altre associazioni ci criticano? Presentino le loro proposte”

Roma – 25 marzo 2014 – Chiedete ai milanesi perché la loro città dovrebbe avere una moschea. I musulmani vi danno mille ragioni, a partire dalla più elementare: avere un luogo dove andare a pregare. E ricordandovi la libertà di culto garantita dalla Costituzione vi chiedono: "Perche no?".

Anche chi crede in un altro Dio o chi non crede affatto dà risposte altrettanto convincenti: “Perché rispetto la libertà di tutti”, “Perchè Milano è multiculturale”, “Perché anche i miei bambini hanno amici musulmani”,”Perché pregare è un diritto e consentire di pregare è un dovere”. E qualcuno tira in ballo testimonial importanti: “Perché anche El Sharawi abbia un posto dove pregare”, “Perché anche Matteo Salvini possa finalmente sorridere”.

Dopo la prima puntata di “Moschea a Milano? Sì prego!”, dove a parlare erano i fedeli musulmani, arriva un secondo video appello che ha per protagonisti tanti milanesi non musulmani. Cittadini di ogni età e professione, che si schierano a favore della costruzione di una moschea a Milano entro EXPO 2015, spiega il Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano, Monza e Brianza, che ha promosso la campagna.

I fronti su cui combatte il CAIM sono più di uno. Da un lato ci sono gli islamofobi, dei quali la Lega Nord porta la bandiera. Da un altro l’amministrazione Pisapia, che tentenna nel concedere l’area del Palasharp per la realizzazione della moschea. Ma a sorpresa (almeno per gli osservatori esterni)negli ultimi giorni si è schierata contro il progetto anche la COmunità REligiosa ISlamica, sigla storica dell’associazionismo musulmano.

“Si teme che il Comune di Milano, sfruttando l’occasione di Expo 2015, conceda la gestione dello spazio di preghiera a una sola fazione islamica, con una scelta non condivisa, che favorirebbe la nascita di un potentato” ha detto a Tempi l’imam Yahya Pallavicini, vicepresidente del Coreis. “Sarebbe meglio individuare vari spazi per la preghiera e trovare interlocutori credibili per la loro gestione, invece che proporre un ballottaggio per la gestione di un’unica grande moschea”.

Fuoco amico? Davide Piccardo, coordinatore del CAIM, è stupito. “Non capisco l’ostilità di chi si dissocia  da un’iniziativa alla quale non ha mai aderito. Noi siamo ampliamente maggioritari, rappresentiamo l’80% dell’associazionismo islamico a Milano. Se altri hanno altri progetti, li propongano. Se vogliono anche loro fare una moschea, lo dicano, saremo i primi a sostenerli, noi siamo per la pluralità” dice a Stranieriinitalia.it.

Ma la moschea che volete costruire, sarebbe la moschea del CAIM?
“No, sarebbe una moschea aperta a tutti, una vera casa di Dio, dove potrebbe entrare chiunque, senza tessere. Come succede nelle chiese cristiane. Sono altri ad avere sale di preghiera riservate ai loro associati”.

Vi accusano di voler finanziare il progetto con i soldi di Paesi stranieri islamici.
“Noi per la raccolta fondi ci rivolgiamo ai singoli, non agli Stati. Poi se dalla Germania, dalla Svizzera, dal Qatar o dal Kuwait vogliono mandarci soldi, attraverso canali legittimi, certificati e trasparenti, perché dovremmo dire di no? Siamo soggetti alle leggi italiane, come tutti gli italiani, però a causa dei pregiudizi abbiamo tutti gli occhi addosso. Se dall’estero arrivano i soldi per aprire un centro commerciale o una palestra non vengono fuori polemiche di questo tipo”.

L’islam italiano, però, ha tante voci. Non è un problema?
“È un problema solo per alcune battaglie. Certo sarebbe auspiocabile che almeno sui diritti fondamentali noi musulmani riuscissimo a parlare con una sola voce. Il resto per me non è un dramma, siamo in un Paese democratico, in uno stato di diritto ognuno può esprimersi come vuole”.

Ma il dialogo con il Comune va avanti o no?
“Con il Comune c’è un’interlocuzione continua. Abbiamo collaborato più volte con l’amministrazione Pisapia, organizzando grandi eventi insieme o dando il nostro contributo per l’istituzione dell’albo delle associazioni religiose. Un anno fa ci è stato chiesto di fare una proposta per l’area del Palasharp, poi, quando l’abbiamo presentata, c’è stata una sorta di marcia indietro. Eppure quello che chiediamo è solo un’area pubblica con diritto di superficie, non vogliamo regali di altro tipo”.

E non potreste scegliere un’altra area , acquistarla e costruirci sopra la vostra moschea?
“No, perché la legge regionale dà ai Comuni il compito di individuare le aree da destinare al culto e ad oggi il comune di Milano non ne ha individuate. Se ce ne fossero già nel piano regolatore ne avremmo acquistata una senza lanciare appelli alla giunta Pisapia. Invece serve un intervento straordinario dell’amministrazione”.

Cosa c’è in ballo? Solo l’Expo 2015?
“Macchè. È chiaro che con l’Expo arriveranno anche tanti turisti musulmani, quindi l’occasione è giusta, ma l’emergenza riguarda i musulmani milanesi. I turisti se ne vanno, noi milanesi rimaniamo qui e non abbiamo un luogo dove esercitare la nostra fede, ci viene negato un diritto costituzionale. L’amministrazione deve darsi una mossa. Siamo già centomila e anche grazie alle seconde generazioni saremo sempre di più”.

Quindi cosa rispondete al segretario della Lega Nord Matteo Salvini che dice: “I musulmani si facciano la moschea a casa loro”?
"Che è quello che stiamo cercando di fare. Milano è casa nostra".

Elvio Pasca

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