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Sanatoria con la doppia espulsione: “Queste regole sono ingiuste”

Monta la protesta per le domande archiviate, per le quali devono muoversi i datori di lavoro. A  Brescia e Milano rimangono in piedi i ricorsi presentati da sindacati e associazioni

 

Roma – 27 giugno 2011 – Non convince la soluzione trovata dal Viminale (dopo un balletto di interpretazioni durato quasi due anni) per la “sanatoria con la doppia espulsione”. Taglierà comunque fuori molti lavoratori domestici, appesi alla buona volontà di datori che magari hanno perso di vista da anni. E la controversie legali non sono finite.

Questo aspetto della sanatoria era uno dei temi della protesta dei migranti saliti su una gru a Brescia lo scorso inverno. Adesso, nella provincia lombarda, oltre trecento pratiche  verranno riesaminate d’ufficio e ammesse alla regolarizzazione. Ma intanto ce ne sono altre cinquecento già chiuse con una bocciatura e in questi casi la regolarizzazione arriverà solo se interverranno i datori di lavoro.

La Cgil di Brescia protesta contro quella che definisce “situazione paradossale”. “Un lavoratore che, a causa di una inadempienza dello Stato rispetto alla normativa comunitaria ha perso il lavoro e il diritto di restare in Italia, viene ora messo nuovamente nelle mani di un datore di lavoro che, a due anni di distanza, non avrà ovviamente più interesse a riprenderlo alle proprie dipendenze”.

“Le conseguenze – aggiunge il sindacato – sono sin d’ora evidenti: nuova ingiustizia, nuove incertezze, nuovi costi per la collettività e per la serenità della convivenza. Da questo punto di vista la causa pendente avanti il Tribunale di Brescia resta ferma sino a che non sarà ripristinato integralmente il rispetto della legalità”.

Rimane i piedi anche un’analoga ”azione civile contro la discriminazione” avviata a Milano dai sindacati confederali e altre associazioni. “Non siamo affatto soddisfatti rispetto all’ interpretazione data dal ministero dell’Interno. A questo punto speriamo che sia il tribunale a fare giustizia” conferma Maurizio Bove, responsabile immigrazione della Cisl meneghina.

“Era già discutibile – aggiunge Bove –  che  il ministero avesse deciso di non ammettere  quelle domande in corso d’opera, diversi mesi dopo l’inizio della regolarizzazione. Ora chiede ai datori, che magari hanno interrotto da tempo il rapporto di lavoro, di darsi da fare se vogliono che siano riesaminate. I casi sono centinaia, tanti o pochi che siano è comunque una questione di principio”.

Elvio Pasca

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